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lunedì 5 marzo 2018

[Intervista] piccolaeli89

Se è vero che passione deriva da sofferenza, è vero anche che l'accezione più comune richiama alla mente la predisposizione al fascino.
Invitami a conoscerti, ho sinceramente voglia di lasciarmi affascinare e sapere chi c'è su quel divano a me di fronte.
Benvenuta in questa stanza. Se sei pronta, partiamo con le domande.

1) Hai scelto la Passion Room. Abbi il coraggio di descrivere i più sinceri moti dell'animo che ti hanno permesso di essere qui oggi. Cosa posso imparare della tua personalità attraverso questo ambiente?

Quando si parla di passione, il maggior numero di persone, riconduce il termine al sesso, commettendo, a mio modesto parere, un errore di base.
Si è vero, il sesso è animato dalla passione, ma riavvolgiamo il nastro per un secondo. Quale delle due cose viene per prima?
La passione è solo il passo successivo, questa nasce per un istinto di viversi quel momento nella sua totalità, come unico.
Il motivo per il quale ho scelto questa stanza è molto semplice, ma allo stesso tempo complesso da percepire per chi non mi conosce. Ogni fibra di me stessa vive di passione, la stessa che mi muove attraverso ogni gesto.
Sono una persona impulsiva, tremendamente impulsiva, vivo ogni avvenimento della vita quotidiana istintivamente, facendomi travolgere e coinvolgere da ogni emozione. Personalmente tutto è bianco o nero, il grigio è un colore inesistente, insapore e incolore, forse proprio perché sono animata e spinta da questo stesso sentimento.
Ma cos'è realmente la passione? Da cosa scaturisce?
Il termine "Passione" comprende un campo estremamente ampio e soggettivo a mio parere, per cui è difficile poterlo identificare con precisione. La mia anima si nutre di passione, perché purtroppo o per fortuna, sono alla sua mercé: io il burattino, lei il burattinaio.
Chi mi conosce, o ha imparato a conoscermi attraverso i miei scritti, sa quanto questa stanza possa essere il mio habitat naturale, quanto mi possa sentire realmente a casa su questo divano, quando io stessa fatico a trovare il mio reale posto nel mondo. 

2) Ti metto alla prova. Sapresti affascinarmi con una sola frase, come nessun altro saprebbe fare?

"Bisognerebbe imparare a conoscere la storia delle persone, e non solo ascoltare il racconto che ti narrano".
Questo concetto è ciò che mi prefisso, ogniqualvolta decido di intraprendere un qualsiasi tipo di rapporto: dall'amica, al fidanzato, alla collega, o semplicemente alla signora che incontro per strada.
Mi piace pensare che ognuno di noi abbia qualcosa da raccontare, c'è chi come me, cerca di farlo attraverso un romanzo, chi invece dipingendo una tela. Tutti però a modo nostro abbiamo due vite, concedimi il termine, quella che decidiamo di mostrare a tutti e quella che solo alcuni prescelti hanno l'opportunità e il privilegio di conoscere. È proprio come dicevo nelle righe precedenti, come se la nostra anima fosse di due colori: il bianco e il nero. Per farti un esempio, io stessa mi definisco una persona fredda, eppure chi senza avermi conosciuto di persona, ma solo virtualmente, pensa e sostiene tutto il contrario di me... mi definiscono addirittura dolce.
Purtroppo in primis ognuno guarda nell'altro l'aspetto esteriore, come per un libro: se la copertina mi attira lo leggo, altrimenti passo ad altro.
Ma è qui l'errore più grosso, c'è chi dentro ha un mondo e aspetta solo l'occasione di mostrarlo, ma la responsabilità più grande spetta a chi guarda. Non bisogna fermarsi a ciò che le orecchie odono, ma occorrerebbe andare oltre alle parole, sempre.

3) Scegli con dovizia un episodio che hai raccontato nella tua opera e convincimi a leggerla attraverso di esso.

Se dovessi scegliere un episodio significativo del romanzo, opterei per il primo bacio. Lo so, penserai che è la solita scena banale trita e ritrita, ma per me quel bacio non raffigura il gesto di per sé, ma molto di più.
Olivia è il mio "io" interiore, troppo occupata a difendere se stessa, per permettersi il lusso di provare qualcosa di profondo, troppo spaventata da tutto ciò che comporta un sentimento reale e genuino, da non fidarsi a prescindere di chi la spinge a provarlo.
Ed è proprio questo che avviene in quel capitolo, Olivia si spinge oltre, superando i suoi limiti, concedendo per un'istante la propria fiducia a chi ha di fronte. Riesce a portare se stessa oltre la soglia della paura, mettendo nelle mani dell'altro la possibilità di ferirla o renderla felice.
È Olivia che decide di rischiare e di mettere in gioco se stessa, nonostante la paura, perché mossa da un sentimento che ha come base il rispetto reciproco. 

4) Sei mai stato in conflitto con uno dei tuoi personaggi? Di chi ha il volto? Se potessi a chi lo ricondurresti nella vita reale?

Il romanzo nasce di per sé nella mia fantasia, proprio per un mio conflitto interiore di quel periodo, in cui non era proprio tutto rose e fiori. Prima di mettere nero su bianco questa storia, ho passato intere ore ad immaginare questi personaggi che si muovevano all'interno dei diversi scenari, finché un giorno non ho deciso di dare vita alle mie fantasie.
La storia è completamente frutto della mia immaginazione, nulla è realmente accaduto nella vita reale, ma il personaggio di Olivia è tutto ciò che rispecchia la mia persona. Se dovessi quindi scegliere un personaggio con cui mi sono trovata in conflitto, sceglierei Jhonatan, non perché è il protagonista maschile del racconto, ma per tutto quello che si sviluppa intorno alla sua persona.
Ha messo a dura prova i miei nervi con la sua calma disarmante, con il suo essere posato ma diretto, con la sua smania del controllo e la sua irrefrenabile gelosia. Elementi che di per sé, già creano un conflitto, immaginateli a confronto con una testa calda, insicura, insoddisfatta e che non si fida nemmeno della sua ombra.
Se dovessi ricondurlo ad un personaggio famoso, sceglierei Ed Westwick. Bello, ma non "finto", posato e con il giusto fascino, insomma reale, non volevo che apparisse il solito principe azzurro da quattro soldi per intenderci!
Non ho una persona reale a cui ricondurrei il personaggio, ma bensì alle mie più profonde paure e insicurezze. Cerco di spiegarmi meglio. Jhonatan e Olivia sono entrambi una parte di me: una, Olivia, è basata sulla mia persona, l'altro su tutto ciò che più mi spaventa. Per intenderci meglio, userei la metafora del bianco e nero.

5) Mostrami quanto può essere difficile scegliere la strada della scrittura. Quando è stata l'ultima volta che, inciampando, hai avuto il coraggio di rialzarti e perseverare su questa strada?

La ricetta della Felicità fa parte di una trilogia, per scrivere il primo libro ho impiegato all'incirca quattro mesi. Il secondo volume mi ci è voluto un po' di più a scriverlo, perché la mia vita stava cambiando e non è stato facile trovare il giusto equilibrio per proseguire, poi il disastro...
Per scrivere l'ultimo romanzo ho impiegato più di un anno, e se stiamo a guardare è quello che ha anche meno pagine! Per me è stata una sofferenza, credevo che non sarei mai riuscita a portare a termine questo progetto, come tanti altri che mi sono prefissata nella vita.
Ho avuto un blocco mentale che nemmeno io so spiegare, per quasi un anno non sono riuscita a scrivere. Restavo a fissare quella pagina bianca, sperando che qualcosa dentro di me si smuovesse, che i miei personaggi ricominciassero a prendere vita, da soli, come per magia. C'è voluto impegno, pazienza, ma soprattutto perseveranza per riuscire a scrivere quell'ultimo volume, ma alla fine ne sono soddisfatta.
Ad oggi penso che quel blocco sia stato dovuto principalmente alla paura di abbandonare i miei personaggi, che per diverso tempo, hanno ricoperto la mia via di fuga dal mondo. Ricordo che i primi dieci capitoli del terzo libro li ho riscritti almeno dieci volte, perché ogni volta che li riprendevo, qualcosa non mi convinceva, tutto era troppo scontato o poco adatto al finale che loro meritavano di avere.
Forse perché io stessa in quelle righe ho voluto scrivere ogni mio più profondo desiderio.

6) Per un solo giorno hai la possibilità di vivere all'apice della gloria, osannato e amato da chiunque. Quale sarebbe la primissima azione della giornata da condividere con il tuo pubblico?

Diciamo che sono una persona con i piedi ben piantati per terra! Quindi fatico a vedermi in questa situazione, ma con un po' di fantasia ci posso provare.
Avendo il pallino della cucina penso che preparerei una di quelle colazioni da riviste super cool, che adagerei su un tavolo, magari con accanto il mio libro ( se devo sognare, voglio farlo in grande scusate), e scatterei un selfie con il mio amato fidanzato, da condividere con tutto il mio pubblico. Sotto scriverei una di quelle frasi a effetto "cuoricioso", e l'hashtag "Buongiorno mondo". 

7) Quale opera letteraria ha suscitato l'emozione più forte (positiva o negativa) che tu abbia mai provato?

Forse, anche qui, chi leggerà la mia intervista ne resterà un pò deluso, credendomi un po' troppo scontata.
Il libro che mi ha accompagnata e che sempre lo farà, è IL PICCOLO PRINCIPE di Antoine de Saint-Exupèry. È una di quelle "fiabe" senza tempo, che ti tiene incollato dall'inizio alla fine, portandoti, insieme al principe, in un pianeta diverso ogni volta. Ogni personaggio ha qualcosa da insegnarti e sul quale metterti in guardia. Nonostante la bellezza e la semplicità con cui vengono trattati gli argomenti, ti lascia un po' di tristezza nel cuore, forse perché tremendamente veritiera ogni parola al suo interno.
Spesso lo rileggo, usandolo più come un manuale da consultare, che come un vero romanzo e ogni volta che riapro quel piccolo libro vengo catapultata indietro nel tempo, imparando qualcosa di nuovo, che nella lettura precedente mi era sfuggita. Leggerlo a undici anni non è come rileggerlo a ventotto, l'emozione, la vita e il quotidiano sono diversi...Tu sei diverso!

8) Una parola per indicare ciò che vuoi suscitare nei tuoi lettori attraverso i tuoi scritti.

Realtà.
Ogni persona che decidesse di intraprendere la lettura di un mio romanzo, vorrei potesse immedesimarsi in uno dei miei personaggi. Mi piacerebbe che la ragazza seduta sul proprio divano, mentre legge la storia di Olivia che comincia a sentire e provare un sentimento, possa sentirlo e provarlo anche lei.
I miei racconti non sono autobiografici, ma cerco sempre di scrivere di ciò che conosco, non racconto mai storie ambientate a New York per esempio, non ci sono mai stata, non saprei nemmeno da dove cominciare. Cerco argomenti "reali", romanzandoli un po' ovviamente. Chiunque decida di leggere un romanzo rosa o una storia d'amore vuole innamorarsi del libro non restare insoddisfatto dalla lettura.
Vorrei poter trasmettere emozioni attraverso le parole, ma emozioni vere. Vorrei che il lettore terminando la lettura del libro o anche solo di un capitolo, possa avere la voglia di scrivermi e dirmi "questa cosa mi è successa davvero" oppure "era come se fossi lì con loro".
In parole povere voglio che il lettore possa sentirsi a casa tra le righe dei miei racconti.

9) Se potessi tornare indietro nel passato, metteresti in guardia te stesso da un evento particolarmente doloroso?

No, assolutamente.
Il dolore fa parte della vita e ci rende ciò che siamo, nel bene o nel male.
Se impari a convivere con il dolore, il resto è tutto in discesa. Se invece farai di ogni episodio doloroso un dramma, allora avrai perso in principio la battaglia contro te stesso. È il dolore a farti crescere, a fortificarti a farti capire realmente quanto tu possa spingerti oltre, quanto realmente possa osare ogni giorno.
Meno dolore provi, meno sarai propenso a provarlo, meno sarai coraggioso nella vita per paura di restarne ferito.

10) Ultima domanda. Hai a disposizione una tela bianca e gli infiniti colori della tua vita per riempirla: quale sarebbe il colore predominante? Perché?

Ecco. Qui, chiunque si aspetterà che io dica rosso, perché è il colore della passione. Invece io sceglierei il bianco.
Perché?
Perché se dovessi commettere un errore, sbagliando il disegno sulla tela, l'unico colore che potrebbe permettermi di rimediare è il bianco.
E poi... ogni volta che decidiamo di scrivere qualcosa, tutto comincia con una pagina bianca. Il nero, il rosso, il verde...non ti danno questa possibilità.
Se dovessi sporcare la mia tela bianca con altri colori, che magari non mi piacciono o non mi convincono, avrò sempre il mio amato bianco con cui poter cancellare e far tornare la mia tela al suo colore originario. A mio parere non c'è nulla come qualche mano di bianco che può correggere ogni cosa.

[Valutazione] La ricetta della felicità - piccolaeli89

Nome dell'opera: La RICETTA della FELICITÁ
Autore: piccolaeli89
Genere:
Storia d'amore
Valutazione: primi 5 capitoli
Lettura: primi 10 capitoli
Punteggio: 62/100

1) GRAMMATICA 16/25
Gli errori (tutti, tranne le segnalazioni sulla punteggiatura) verranno sommati. Il gruppo che comprenderà quelli di sintassi sarà moltiplicato per 2, di semantica per 1,5, di ortografia per 1. Una volta ottenuto il risultato esso sarà arrotondato per eccesso e in decimi sottratto al punteggio pieno di 25. In questo modo si darà maggior peso agli errori di sintassi, a seguire a quelli di semantica, in coda gli errori di ortografia.

Commento
Se non si guardasse alla forma più pura, il testo scorrerebbe veloce e senza intoppi. L'autrice è stata in grado di comunicare l'amore per questa storia nonostante qualche refuso ortografico ed errore nella forma semantica. Dovere di questa valutazione è però mettere in luce le pecche formali meno evidenti e tentare di correggerle. Gli errori  macroscopici derivano dall'uso sconsiderato della punteggiatura. È un peccato perché il testo ne risente, soprattutto nei frammenti descrittivi e naturalmente narrativi. Si nota evidente qualche lacuna in campo sintattico, che comunque non modifica l'intenzione iniziale e la meta finale di questo testo: comunicare. Di seguito il dettaglio.

Punteggio
Sintassi: 32 x 2 = 64
Semantica: 4 x 1,5 = 6
Ortografia: 17 x 1 = 17
Tot: 87 = - 9 punti

- Sintassi (errori evidenziati in numero) 5 (mancato uso del corsivo per termini di lingue differenti. Per estensione lo si richiede anche nelle esclamazioni colloquiali)
1 (mancata concordanza di soggetti a fronte di una congiunzione coordinante)
2 (uso improprio della "d" eufonica)
1 (manca il complemento oggetto)
3 (errore "si" in luogo di "sì")
1 (errore "che" in luogo di "ché")
1 (la mancanza di una punteggiatura corretta, assieme all'uso di un soggetto sottinteso e la mancanza di un eventuale pronome a sostituirlo impediscono la corretta comprensione del testo)
1 (errore nella concordanza di genere in un verbo)
1 (errore nella concordanza di genere di un complemento)
1 (mancata concordanza di complementi uniti da congiunzione coordinante)
1 (ridondante ripetizione di una constatazione all'interno della medesima frase)
1 (congiunzione avversativa adoperata in modo improprio)
2 (ridondante ripetizione a distanza troppo ravvicinata e mancata sostituzione adeguata)
6 (mancato accento sul verbo "dare" alla terza persona singolare modo indicativo tempo presente. Segnalazione aggiunta al parametro "Sintassi" e non "Ortografia" poiché di tal numero l'errore diviene di gravità maggiore. Non appare solo un refuso.)
1 (uso del corsivo per un aggettivo sostantivato auspicabile in caso di sostantivo sottinteso)
1 (uso di un punto di domanda in luogo del corretto di esclamazione con conseguente perdita di senso)
1 (uso scorretto di un verbo)
1 (in caso di neolgismo è auspicabile utilizzare il corsivo)
1 (uso ambiguo di un punto interrogativo con conseguente perdita di senso compiuto)

- Semantica (errori evidenziati in numero)
4
(uso impreciso del significato di un termine)
(non contato) (ambiguo l'uso del nome "Jhonatan" non esistente per alcuna nazionalità, in luogo di quello corretto "Jonathan")

- Ortografia (errori evidenziati in numero)
1
(refuso per "un aria" in luogo di "un'aria")
1
(refuso per "propietario" in luogo di "proprietario")
1 (errore per "un occhiata" in luogo di "un'occhiata")
4 (manca una maiuscola)
3 (uso scorretto di un termine)
1 (refuso per "31 giugno" anziché "31 maggio")
1 (sette punti, tra esclamazione e domanda, di troppo a seguito dei canonici 3 accettabili dalla grammatica)
2 (refuso, manca uno spazio)
1 (refuso per "cosi" in luogo di "così")
1 (refuso per "Ahh" in luogo di "Ah")
1 (refuso, c'è una maiuscola di troppo)

- Punteggiatura
(non ho amato la doppia punteggiatura a chiusura dei discorsi diretti. Per quanto in alcune edizioni utilizzata, trovo sia un nonsense nei termini. Un punto interrogativo è un punto interrogativo e conclude quella determinata frase con una domanda. Che senso ha chiudere la domanda con un punto fermo?)
(c'è qualche virgola di troppo a chiudere parti di testo prive di senso, come congiunzioni o pronomi relativi)
(c'è un assoluto abuso del segno di interpunzione punto e virgola, adoperato nella medesima funzione di una virgola o di un due punti, appensantendo il testo in modo eccessivo e modificando totalmente il senso delle frasi in cui è adoperato)
(vengono omesse quasi tutte le virgole del vocativo)
1 (gradito il punto interrogativo in caso di domanda)

2) LINEARITÀ DEL TESTO 19/30
Per ogni gruppo, verrà assegnato un punteggio in decimi, spiegato all'interno della valutazione. La somma del punteggio di ogni gruppo corrisponderà al voto finale per questo parametro.

- Coerenza interna 6/10
Ho rilevato alcune incongruenze di fondo, soprattutto da un punto di vista temporale, che in alcuni tratti hanno minato anche il senso complessivo del testo, modificandone la coerenza di base. Di fatto però l'evolversi degli eventi è comprensibile, pertanto merita sufficienza piena. Di seguito alcune segnalazioni.
- Cap 1: "Se non ti dispiace ti darei del tu". Errore: in questa frase, arrivata troppo tardi rispetto al dialogo già avviato tra Olivia e Giacomo, si dà per scontato che fino ad allora i due abbiano conversato dandosi del lei. Cosa non affatto vera: entrambi infatti seguitano a darsi del tu fin dal principio. Tale precisazione a questo punto del testo quindi appare inappropriata.
- Cap 1: A inizio capitolo siamo informati che è giovedì 30 maggio. Scorrendo lo stesso, veniamo a conoscenza del fatto che il locale dove si sta tenendo il colloquio di Olivia è chiuso soltanto il lunedì e che negli altri giorni si lavora dalle 10 del mattino alle 13, quindi dalle 18 alle 24. Apprendiamo dalla giovane, la quale a causa del colloquio piomba nel locale proprio alle 18, che quest'ultimo sia completamente vuoto, silenzioso e non ancora rimpito dal viavai dell'intero staff  e dei primi clienti paganti: eppure è giovedì ed è appena iniziato il turno serale. Appare tra l'altro inverosimile che un solo uomo (Giacomo) sia addetto al controllo di un solo arrosto per un luogo che ospita più di 82 coperti, carta alla mano.
- Cap 3: appare inverosimile che per raggiungere l'altro capo della città Olivia abbia impiegato un'ora di corsa, e per rientrare solo la metà del tempo.
- Cap 3: raffigurare l'immagine di un corridore che viene interrotto in corsa (non si capisce se frontalmente o da dietro) da qualcuno con una mano sulla spalla appare assolutamente improbabile, quanto assurdo a visualizzarlo. Fermare qualcuno in corsa vuol dire che non solo gli si stia molto vicini, ma che si abbia il tempo materiale di riconoscere il corridore,  il tempo di alzare la mano e la fortuna di non causare incidenti con un gesto tanto sconsiderato.
- Cap 3: nell'immaginario collettivo si ritiene che accostarsi alla cucina per preparare una qualsiasi tipologia di piatto vada di pari passo all'igiene che essa richiede. Spiacevole (al limite del disgusto) immaginarsi Olivia al rientro da una corsa di due ore accingersi, sudata e grondante, a preparare un pasto.
- Cap 3: "No, ti ho chiamata stamattina. Non ti ho vista e volevo sapere dove fossi". Errato. La mamma l'ha vista eccome, hanno anche fatto colazione insieme con crespelle alla marmellata! Era pertanto anche al corrente che la figlia fosse andata a correre.
- Cap 4: come fa Jhonatan a sapere che Olivia ha un impegno (il saggio) il sabato successivo? Non c'è stato modo di comunicarlo, pertanto suona strano che egli ne sia a conoscenza.

- Capacità espressiva 5/10
In questo testo l'autrice si concentra maggiormente sulla figura di Olivia, la protagonista dalla quale mutuiamo anche il punto di vista. Attraverso i suoi occhi riusciamo a cogliere anche le poche sfumature caratteriali descritte in tutti gli altri personaggi.
In questi ultimi vi è una marcata tendenza alla positività. Anche nei propositi di Olivia c'è sempre una forte tendenza a cercare e rincorrere (e perseguire appinto) la strada della felicità. Nella protagonista però tale paradigma cozza con le reazioni messe in pratica. Il suo lato interiore complessivamente appare spensierato, menefreghista, appagato nonostante tutto, eppure i comportamenti che adotta segnalano quanto meno una difficoltà di base nella piacevolezza di vivere.
Non è semplice per il lettore mettersi nei panni di una ragazza che in pratica ha tutto quanto si possa mai desiderare, ma che agisce come se non fosse così. Si rileva una nota stonata in questa giovanissima donna che pare sappia cosa voglia dalla vita ma che pare sia costantemente insoddisfatta della stessa. Eppure non sembra le sia accaduto nulla che possa giustificare un tale stato d'animo.

- Definizione dello stile 8/10Lo stile è semplice e coerente con il testo. Non sono presenti arzigogoli ad appesantire una trama disimpegnata, non sono concessi artifizi retorici a raccontare il "non detto". Ciò che viene espresso, e la sua modalità, è esattamente ciò che si richiede nella descrizione di un tale genere.
Nonostante tutto però la riconoscibilità dell'autore, il suo marchio di fabbrica, non viene esaltato. Qualora fosse una scelta sarebbe altamente azzeccata, e non avendo avuto modo di leggere l'intera opera non saprei fare raffronti significativi, mi atterrò a ciò che ho letto: per la leggerezza riscontrata nei primi dieci capitoli trovo che lo stile acerbo risulti funzionale al progetto.

3) CONTENUTO 15/25Cercherò di assegnare un punteggio quantomai coerente con uno dei quattro gruppi sopraccitati. Una volta assegnato un gruppo (Scarso, Sufficiente, Buono, Eccellente), segnalerò le motivazioni per attribuire un punteggio piuttosto che un altro all'interno del range di riferimento. Il numero che verrà fuori sarà il risultato di un'analisi, per quanto possibile, oggettiva. 

- Buono
Ho rilevato medio-buono il contenuto sulla base delle intenzioni iniziali dell'autrice. Qualcosa c'è, qualcosa meno in una marcata volontà probabilmente di creare qualcosa di positivo, piacevole, amabile per chiunque volesse accostarsi a questa lettura. Cionondimeno è necessario appuntare anche le piccole pecche narrative, nel tentativo di aiutare l'autore a correre ai ripari laddove si rilevasse carenza di sostanza.
Ambientazione
Ristorante a parte, in nessuna scena in particolare viene descritta l'ambientazione. Abbiamo una vaga idea di ogni luogo in cui sia apparsa Olivia: la sua camera, il suo salotto, il teatro, la scuola di ballo o cucina, la città in cui abita, il pub che frequenta. È tutto estremamente fumoso, anche se a conti fatti sono altri i prametri di cui si ha bisogno in storie come questa. Tutto sommato quindi non si dovrebbe rilevare tale mancanza di dettagli come un minus; piuttosto come una spinta da parte dell'autore a mettere a disposizione pochi tratti per volta e dare modo ai suoi lettori di immaginare come meglio ritiene ogni ambientazione.
A onore del vero devo evidenziare che ho letto testi in cui gli autori hanno sopperito alla mancanza di ambientazione con esplosioni di pura emotività e generose dinamiche psicolgiche a compensazione. Finezze che danno grande valore all'intera opera.
Descrizione personaggi
Dei personaggi veniamo a conoscenza solo attraverso le descrizioni e i racconti che ne fa Olivia. Conosciamo solo per alcuni i tratti somatici più evidenti (colore degli occhi, dei capelli, corporatura, altezza) e deduciamo dai loro discorsi qualcosa sul loro carattere. Non c'è una definizione specifica per ogni personaggio. Sono tutti assolutamente sempre molto positivi. Non si riscontrano sfumature di personalità specifiche che dipingano gli uni piuttosto che gli altri. A parità di frase enunciata, non saprei riconoscere chi potrebbe averla detta riferendosi a Olivia, ad esempio. Tutti potrebbero averle detto di volerle bene, tutti  potrebbero averla sostenuta, tutti potrebbero averla elogiata. Ho sentito prepotente la mancanza di una connotazione psichica sia mentale che dedotta dalle reazioni di ognuno. Soltanto Olivia risalta per ambiguità. Mette in atto comportamenti "particolari" ad eventi assolutamente normali; risponde con reazioni negative ad azioni positive, con reazioni eccessivamente istintive ad accadimenti senza alcun peso empirico. Non sono riuscita a inquadrarla, la sua personalità è tale senza che ve ne sia motivazione a giustificarla.
Jhonatan è un secondo interrogativo. In dieci capitoli non dice che poche frasi e non fa che pochissimi gesti. Non emana fascino, sicurezza o autocontrollo, ma seppur queste doti vengano magnificate in più occasioni sia da Olivia (anche se sempre in modo ostentatamente negativo) che dalle sue amiche, basta un nonnulla perché esse si perdano rendendolo irascibile e aggressivo (confutando di fatto autocontrollo, sicurezza e fascino decantati inizialmente) fino a toccare limiti di umana accettazione.
Emotività
Come abbiamo già potuto valutare precedentemente, l'autrice si sofferma maggiormente sui tratti caratteriali ed emotivi di Olivia, dipingendola come una giovane di buona famiglia e tendenzialmente amata da tutti. Ha due genitori amorevoli, un fratello speciale, numerose amiche e amici a sostenerla, i bimbi delle due classi di danza e cucina che le vogliono un gran bene, l'ammirazione di Jhonatan: insomma è circondata da persone positive e sempre ben predisposte nei suoi riguardi.
Gli scatti emotivi della ragazza pertanto (così come comportamenti segnale di angoscia, quali il bere a ogni ora del giorno, fumare incautamente pur sapendo che nessuno vorrebbe che lei lo facesse, imprecare in numerose situazioni anche quando l'emergenza non lo richieda) suonano artificiosi e incoerenti con lo stile di vita di una giovane con tante e tali premesse positive. D'altro canto ella non ha che 19 anni, un'età in cui sarebbe giustificato un tale comportamento solo qualora ne avesse subite parecchie nella vita.
Narrazione e azioneSono numerosi gli accadimenti. Il saggio di danza, il colloquio, la corsa, il film con il fratello, la colazione in famiglia, la sera al pub... insomma c'è di che incuriosirsi. Il tutto naturalmente con connotazioni da favola: va sempre tutto bene e non si rilevano (nei primi dieci capitoli) antagonisti degni di nota. Da questo punto di vista ho riscontrato un ritmo molto alto e una buona scorrevolezza globale.

4) COMMENTO PERSONALE 12/20 

Il mio voto è un 6.
Si sarà ormai inteso che non sono un'amante del genere, anche se ammetto che oramai lasciarsi emozionare da una storia d'amore è diventato per me pressoché impossibile. Il motivo è molto semplice: un tale argomento è stato così tanto ampiamnete sviscerato che riuscire a scovare una perla di rara originalità è impresa davvero ardua.
Naturalmente non bisogna mai rinunciare alla speranza.
Venendo a questo testo, ho avuto una sensazione molto marcata di aver già letto alcuni tra gli accadimenti occorsi a Olivia. Che si tratti dello scontro con il proprio futuro datore di lavoro, dell'incontro fortuito con lo stesso a orari improbabili, l'apparizione del bellccio di turno al termine di un evento importante.
Insomma dinamiche che non riescono più a emozionare come avrebbero fatto venti o trenta anni fa. I film commedia più romantici hanno fatto leva su figure maschili e femminili sempre molto forti, siamo quindi abituati a canoni molto alti, senza scomodare i grandi amori narrati dalle più affascinanti donne di altri tempi.
Avendo bene in mente ciò che si intende per "storia romantica" e (purtroppo e per fortuna) essendo ed essendo stata vorace e accanita lettrice dei più disparati generi letterari, quando mi accosto a una nuova storia d'amore lo faccio sempre con la speranza di rilevare una scintilla, grazie alla quale poter accendere questo fantomatico fuoco dell'interesse.
Non posso comunque non rendere merito all'autrice per il tentativo tanto "pulito" e positivo presente in questa opera che sottoposta alle dovute revisioni sono certa potrà accordarsi al gusto di tantissime persone che hanno certamente bisogno di storie simili. Non mi resta che augurare tutto il meglio a piccolaeli89 e farle il mio più sincero in bocca al lupo!

lunedì 29 gennaio 2018

[Intervista] Vesper_Rain

Fammi strada, ti prego. Io non posso che seguirti.
Accetto da bere. Qualcosa di forte, sì.
Abbassa le luci, voglio godere di questo incontro con ogni senso, a partire dal profumo di liquore che ho tra le mani. La seduta è rigida, ma accarezza la mia guancia lo schienale così alto di velluto.
Fa' come fossi padrona di casa e, quando ti senti sicura, cominciamo.
1) Hai scelto la Passion Room. Abbi il coraggio di descrivere i più sinceri moti dell'animo che ti hanno permesso di essere qui oggi. Cosa posso imparare della tua personalità attraverso questo ambiente?

"Passione" è, forse, fra quei termini usati con maggior leggerezza in comunicazione, senza soppesarne appieno e compiutamente il significato. Significato peraltro duplice, perché può indicare sia un profondo stato di sofferenza e patimento, sia un inquieto, motivante e irrazionale "sentire", spesso accostato alle situazioni amorose e, paradossalmente, agli hobby.
"Quali sono le tue passioni?" "Il punto croce e andar per funghi!" ...dissacrante.
Purtroppo (o fortunatamente) è la passione a equilibrarmi, anche se sono consapevole di risultare una perfetta squilibrata.
Funziono per contrasti estremi, animata da un'inquietudine di fondo, perenne. Non conosco via di mezzo e fatico a maneggiare la diplomazia, sono raramente attratta da qualcosa (o qualcuno) ma quando accade mi ci immergo totalmente, fino a perdere il senno, e il sonno. Se ne vengo a capo, perdo istantaneamente ogni accorato moto dell'animo, cascando in fasi di emotività statica, inerte e atona.
Sostanzialmente, ho scelto la Passion Room perché al Cafè Littéraire non c'era il Reparto Psichiatria. 

2) Ti metto alla prova. Sapresti affascinarmi con una sola frase, come nessun altro saprebbe fare? 
"Terminare la lettura, chiudere finalmente il libro e riporlo con cura, sentendo d'aver compiuto un'esperienza necessaria": questo concetto accompagna il mio approccio alla lettura, qualora io m'immerga in un'opera che ritengo straordinaria, che leggo come sostitutivo dell'aria, che bramo di terminare e mi dolgo quando effettivamente termina.
A freddo, realizzo quanto mi ha lasciato, in cosa mi ha arricchita e come, tanto da voler rileggere quella stessa opera in tempi successivi, diversi, percependo il bisogno di ripetere "quell'esperienza necessaria".
Ambiziosamente confesso che tale concetto, vorrei il lettore sentisse altrettanto proprio leggendo qualcosa di mio, quando sarò meritevole di cotanta attenzione, cioè fra diecimila anni. 

3) Scegli con dovizia un episodio che hai raccontato nella tua opera e convincimi a leggerla attraverso di esso.

Il capitolo che sto per pubblicare, contiene un approfondito monologo, dal piglio distaccato, inconsueto e dissacrante, sul controverso tema del Bdsm. Chiunque ne sappia pressoché nulla, avrebbe un punto di vista straordinariamente onesto e disinteressato dal quale partire; chiunque ritenga di saperne molto e di praticarlo tantissimo, si sentirebbe oltraggiato e, probabilmente, mi aizzerebbe contro un'armata di barbari inferociti.
È un capitolo fondamentale, che scinde inesorabilmente il limite fra sentimentali cinquantasfumaturisti e seri professionisti del settore. La verità che sta nel mezzo, che sorprenda o deluda, sarà inevitabilmente scomoda. 

4) Sei mai stato in conflitto con uno dei tuoi personaggi? Di chi ha il volto? Se potessi a chi lo ricondurresti nella vita reale?

La mia storia è autobiografica, indicativamente direi all'ottanta per cento di quanto narrato. Ovviamente ho dovuto "romanzare" alcuni passaggi, censurarne molti altri, ho modificato nomi e location, alcuni incastri cronologici, i personaggi raccontati sono reali, chiaramente ho richiesto il loro benestare prima di pubblicare, pur in forma anonima.
Data la natura delle situazioni condivise (e soprattutto per via del mio carattere piuttosto escrementizio), i conflitti, con alcuni di loro, furono autentici, e nello scriverne il risentimento s'è presentato, straordinariamente tangibile e concreto.
Avrei potuto stravolgere tutto, manovrarli secondo il mio "potere letterario", porli in situazioni meno scomode ma li avrei snaturati, la mia riconoscenza nei loro confronti sarebbe stata meno appassionata. Ho scelto di raccontarli poco alla volta, di inserire le loro descrizioni fisiche e caratteriali muovendoli nel narrato senza forme elencanti, lasciando parte all'immaginazione e alla suggestione.
Indubbiamente il personaggio più complesso da trasmigrare in scrittura é Baker. Se proprio dovessi trovargli un sosia, si immagini Bruce Willis, metà molto british metà coatto, stronzo ma amabile, saggio ma stronzo.
"Stronzo" l'ho detto?
Legge la storia man mano che la pubblico, ho chiesto di non commentare nulla, di non palesarsi, di non farmi capire che ha letto.
Ma non ce la fa, deve mandarmi una faccina, un cosino, un dettaglino per farmi sentire in totale imbarazzo.
Una volta mi ha mandato l'icona di una cacca, mah, vai a sapere. 

5) Mostrami quanto può essere difficile scegliere la strada della scrittura. Quando è stata l'ultima volta che, inciampando, hai avuto il coraggio di rialzarti e perseverare su questa strada?

Oggi sto riscrivendo quella sorta di "romanzato diario" redatto anni fa e, per anni, lasciato a marinare come un qualcosa di scomodo, che mi trasmetteva addirittura una sorta di soggezione, di disagio. Ma "stava lì", in attesa di diventare necessario "per me".
Avevo il morboso bisogno di scriverlo e un costante blocco nell'approcciarvi.
Scoprire Wattpad mi ha letteralmente spronata, permettendomi due vantaggi di enorme motivazione: poter pubblicare in forma anonima argomenti scomodi e personali, e ricevere in real time il feedback di chi li leggeva.
L'indomani dei primissimi capitoli, in un primo fiorire di timidi consensi, un parere massacrante bocciò impietosamente il mio stile frettoloso e superficiale, la struttura dei dialoghi e la formattazione del testo. Istintivamente avrei chiuso tutto, l'ideale sarebbe stato anche poter prendere a badilate sui denti l'autore dell'incauto commento.
A freddo, riuscii a comprendere lo spirito costruttivo di quel consiglio, tentai di mettere in pratica quanto mi segnalava, dopotutto che avevo da perdere? Non mi stava consigliando di darmi al punto croce, bensì dei punti focali per migliorare qualcosa in cui, effettivamente, riconobbi di non esser competente.
Oggi so discernere un parere disinteressatamente costruttivo da un giudizio sprezzante, con l'obiettivo di rendere la mia opera perfetta, anche grazie ai consigli che ricevo e, perché no, tutelandola dai giudizi sprezzanti.
Renderla perfetta pur senza modificare il mio stile, che può non piacere ma è mio e, principalmente, per mio personalissimo bisogno scrivo.
Qualora un domani volessi scrivere per ricevere esclusivi inutili consensi, allora racconterò di Harry Styles che, cattivello, cozza per sbaglio contro le bocce di una qualche svampita bimbaminkia appena trapiantata a Gniù Iorke; la rapirà, la maltratterà nei modi più noiosi immaginabili lungo cinquanta capitoli scritti dall'IPhone, e vissero per sempre troppo happy, yeah! 

6) Per un solo giorno hai la possibilità di vivere all'apice della gloria, osannato e amato da chiunque. Quale sarebbe la primissima azione della giornata da condividere con il tuo pubblico?

Apice della gloria, osannato e amato da chiunque... Ergo, I've Got The Power!
Il potere rende spesso stupidi, specie se maneggiato sul breve da chi, fino a ieri, era 'stocazzo. Siccome temo proprio di essere 'stocazzo, in una situazione simile credo posterei sui maggiori social il peggior selfie, con bocce strategicamente in vista e duckface da manuale, corredato dall'altissimo valore culturale da qualcosa tipo "Buongiornissimo! Kaffé???"
Se invece mantenessi un minimo di sanità mentale, condividerei quello che sto leggendo, motivando il perché lo sto leggendo, cosa mi sta trasmettendo e inviterei il seguito a fare altrettanto.

7) Quale opera letteraria ha suscitato l'emozione più forte (positiva o negativa) che tu abbia mai provato?

Avevo quattordici anni quando mio padre mi regalò "Il pendolo di Foucault", di Umberto Eco. Si trattava d'un tomo immane, al solo impatto visivo lasciava intendere il peso dei suoi contenuti, contenuti che mi rapirono, sorpresero, incuriosirono morbosamente.
Eco intrecciò una sorta di giallo ad argomenti storici, esoterici, religiosi, miscelò la fantasia alla realtà, la razionalità al dubbio, approfondì nozioni altrimenti date per superficiali, insinuò il bisogno di "scoprire", appassionando e sconvolgendo, muovendo personaggi carismatici e dinamici in dialoghi brillanti, eruditi, trascinanti e vividi. Avanzavo in quella sapiente narrazione a occhi sgranati dall'ammirazione, mossa di passione e di autentico "bisogno".
Presto, quel libro si ritrovò costellato di segnalibri più o meno improvvisati, post-it neutri o riportanti appunti, non volevo tralasciare i dettagli più di valore e volevo potervi accedere a colpo sicuro qualora ne avessi sentito la necessità.
"Il pendolo di Foucault" fu il primo libro che mi trasmise il concetto di "esperienza necessaria", da allora ho perso il conto di quante volte ho voluto rileggerlo, tanto da ricordarne a memoria alcuni passaggi.
E ancora, sicuramente, lo rileggerò. 

8) Una parola per indicare ciò che vuoi suscitare nei tuoi lettori attraverso i tuoi scritti.

Rivalutazione.
Non voglio che una mia narrazione piaccia, vorrei invece che spronasse a prendere in considerazione l'idea di rivalutare un punto di vista. Non necessariamente modificarlo, attenzione, bensì "prendere in considerazione l'idea di", per magari poi addirittura riconfermare la propria posizione iniziale, ci mancherebbe. Tuttavia, almeno per un attimo, vorrei resettare preconcetti e pregiudizi, ambizione sarebbe abbatterli, immensa soddisfazione metterli anche solo temporaneamente in discussione.
Perseguo quest'obiettivo trattando esclusivi argomenti di cui ho nozioni certe e conoscenza approfondita, cercando di esporli nel modo più completo, comprensibile, accattivante (e provocatorio) possibile. 

9) Se potessi tornare indietro nel passato, metteresti in guardia te stesso da un evento particolarmente doloroso? 
No. Ho appreso che tutto ciò che impariamo attraverso il dolore resta segnante, impresso e temprante, maggiormente incidente rispetto a quanto incamerato in circostanze piacevoli.
Il dolore è un tramite, un filtro necessario, non per nulla si dice che valga più una brutta esperienza che un buon consiglio.
Umanamente parlando siamo più predisposti a rifuggire il dolore, vogliamo anestetizzarci, proteggerci, salvaguardare sorrisi, buon umore e invidiabile gioia di vivere, dimenticando quanto sia terapeutico piangere, cedere all'ammissione di essere umani, pertanto fallibili, fragili, emotivamente mobili eppure capaci di ripartire, nuovi, più forti, migliorati. Non perché necessariamente arricchiti, spesso il dolore toglie anziché aggiungere, ergo migliorati perché forgiati, evoluti, estrusi attraverso un filtro scomodo che però ci ricompatta, più solidi. 

10) Ultima domanda. Hai a disposizione una tela bianca e gli infiniti colori della tua vita per riempirla: quale sarebbe il colore predominante? Perché?

Il colore predominante sarebbe il rosso.
Istintivamente lo riconduco alla profondità così come all'immediatezza.
È femminile per ancestrali retaggi, fino a particolari scarlatti quali labbra e smalti.
È demoniaco, non per nulla il diavolo è nei dettagli e pare che sia femmina.
È puro, autentico, talvolta tanto da risultare disturbante, talvolta inevitabilmente attraente.
È l'eccesso, l'estremo, a seconda di cosa colora è ora eleganza, ora oltraggio.
Però occhio a indossarlo, va calibrato, come diceva Paracelso "è la dose che fa il veleno": da dark lady felina e fatale a milfona infoiata e mal pitturata "è n'attimo". 

Grazie infinite per il tuo tempo, Vesper_Rain, è stato un piacere conoscerti.

[Valutazione] L'educazione perversa - Vesper_Rain


Nome dell'opera: L'educazione perversa
Autore: Vesper_Rain
Genere:
autobiografico
Valutazione: primi 5 capitoli (esclusi "Doverosa introduzione" e "Punto zero)
Lettura: 11 capitoli - opera finora pubblicata
Punteggio: 80/100

1) GRAMMATICA 16/25
Gli errori (tutti, tranne le segnalazioni sulla punteggiatura) verranno sommati. Il gruppo che comprenderà quelli di sintassi sarà moltiplicato per 2, di semantica per 1,5, di ortografia per 1. Una volta ottenuto il risultato esso sarà arrotondato per eccesso e in decimi sottratto al punteggio pieno di 25. In questo modo si darà maggior peso agli errori di sintassi, a seguire a quelli di semantica, in coda gli errori di ortografia.

CommentoDalla lettura del testo si evince prepotente la volontà dell'autrice di comunicare il suo messaggio e, a dispetto delle segnalazioni evidenziate, emerge una buona conoscenza della nostra lingua. Conoscenza che, a prescindere da refusi, dimenticanze, errori, sonda anche aspetti non ancora letti in queste stanze.
Riguardo la punteggiatura ho spesso desiderato che l'autrice opponesse maggior "resistenza" nella scrittura, regalando un numero certamente maggiore di punti fermi e punti e virgola. L'ampio respiro e le pause giuste, darebbero una svolta al testo, nel quale l'uso della sola virgola ha reso più difficoltosa la lettura. Di seguito il dettaglio.

Punteggio
Sintassi: 18 x 2 = 36
Semantica: 15 x 1,5 = 22,5 = 22
Ortografia: 32 x 1 = 32
Tot:  90 = - 9 punti

- Sintassi (errori evidenziati in numero)
1 (ripetizione del medesimo termine che, in quanto esotico, risulta particolaremnte evidente se adoperato in un testo italiano)
1 (ripetizone di una medesima frase idiomatica, che non appare strumentale ad un rafforzamento, pertanto risulta ridondante)
1 (proposizione subordinata esplicita in luogo di quella implicita corretta)
1 (uso di un articolo indeterminativo, in luogo di quello determinativo più corretto)
1 (particella pronominale "mi" di troppo)
2 (non contato)
- non ho compreso il senso di "io [...] di sessuale avevo in equilibrio proprio niente" antecedentemente non si fa cenno a qualcosa che rimane in "quilibrio" pertanto se c'è qualcosa di sotteso, non lo si rileva chiaramente) (cap 2)
- non compreso il senso di "optai per farmi il viaggio al venerdì sera in solitaria subito dopo essere atterrata, lentamente e senza pestare, godendomi la desolazione notturna dell'autostrada..." (cap 5)
1 (cambio repentino del soggetto all'interno del medesimo periodo)
2 (uso scorretto di una preposizione articolata)
1 (aggiunta di un verbo, derivato dal pensato di uno dei personaggi, a modificare completamente la consecutio dei precedenti)
1 (il mancato posizionamento di una congiunzione toglie senso a una frase, invece, di senso compiuto)
1 (il mancato uso di un soggetto esplicito, oltre all'uso anticipato del complemento oggetto, toglie senso a una frase che altrimenti avrebbe senso compiuto)
1 (uso improprio della "d" eufonica)
4 (uso scorretto di un verbo e mancata consecutio)
1 (mancata concordanza di complementi)
1 (scambio tra due tempi verbali con conseguente perdita della proposizione principale)

- Semantica (errori evidenziati in numero)
1
(la frase idiomatica "non è cosa" viene adoperata più spesso e soecificamente nelle forme dialettali; sarebbe più corretto venisse utilizzata con una definizione a completamento del pensiero "non è cosa facile", "non è cosa piacevole", "non è cosa possibile" ecc. Lasciata libera ha un senso troppo colloquiale che interrompe lo stile pulito che si sta mantenendo)
1 ("il braccio i faceva un male inaudito" sono certa si possa trovare un corrispettivo più adatto al termine "inaudito" che letteralmente vuol significare "mai udito prima". La pulizia del testo richiede che il dolore sia tattile, consiglio un sinonimo altrettanto "tangibile" a indicare il dolore al braccio)
1 ("iniziazione [...] che mi impartì" letteralmente una iniziazione non può essere impartita, poiché il termine impartire significa "distribuire a più persone", va da sé che una iniziazione in quanto tale non possa essere distribuita)
1 (presenza del termine inesistente "cagacazzo")
1 (consiglio l'uso di un sinonimo differente al posto di "farfugliato" nella frase "balbettai qualcosa di farfugliato e sconnesso), poiché il primo, per significato, è troppo vicino al verbo adoperato e suona strano quasi come se si dicesse "Mangiai qualcosa di mangiato". Impossibile oltreché di scarso effetto. In suo luogo si potrebbe adoperare il termine "confuso")
1 ("baldanzosa baldanza baldanzante", per quanto estremamente chiara nel senso che vuole significare, ne sconsiglio l'uso tanto smodato. Ci sono modi eleganti e d'impatto che possono offrire la medesima empatica volontà.)
2 (accostamento non consono di due termini, con conseguente perdita di un logico significato)
- "inconsolabile postura" (una "postura" non può essere "inconsolabile", semmai può dare indicazione sullo stato inconsolabile della persona che la adotta)
- "una qualche direzione oltre la tavolata, verso la sua destra" (l'annotazione generica di "una qualche direzione" cioè una direzione causale, fa a cazzotti con "verso la sua destra", direzione specifica non più casuale. La frase intera appare pertanto incoerente)
5 (uso improprio di un termine)
- "sincopato" viene usato quale participio passato con il significato di "intervallato" in modo improprio. Il verbo sincopare vuol significare "provocare una caduta" cioè una cosiddetta "sincope". In senso più ampio il termine viene utilizzato sia in musica che in linguistica. Andando a rileggere, il testo "L'avvicendarsi delle portate sincopato da continui "sì, signore" ecc ecc " appare grottesco sotto questa nuova luce. Consiglio un termine di meno dubbia funzione con altrettanta elegante forma.
- "irresponsabile cariatide" non sono certa che il termine "cariatide" sia stato adoperato nel senso corretto. D'altro canto, lo stesso vuol significare "polveroso", "rigido", "fermo a vecchie idee". Nel contesto nel quale appare e per la persona cui è rivolto, l'epiteto sembra sproporzionato, poiché la marchesa tutto è tranne una "donna d'un pezzo" e "d'antiquate idee". Inoltre l'accostamento di "irresponsabile" a "cariatide" appare un ossimoro nei termini.
- "fruito poco prima per..." il termine "fruito" viene adoperato con l'accezione di "usato", cosa che in sé il termine non contempla, dato che il significato vuole che l'azione agìta (utilizzando tale verbo) sia di godimento. In quel contesto specifico del topolino non se n'è "fruito" in tal senso.
- "All'altezza del giovedì" Il termine "altezza" viene adoperato come metro di misura temporale. Lo stesso non ne possiede l'accezione, se non in frasi idiomatiche prettamente dialettali e non per questo comprensibili da tutti i tipi d'utenza.
- "innato sincopare fra il raffinato e il grezzo" anche in questo caso il termine "sincopare" viene adoperato impropriamente il luogo di "scivolare tra l'uno e l'altro", "equilibrarsi tra l'uno e l'altro" (cap 5)
1 (presenza del termine inesistente "schiavanza")
1 (presenza del termine inesistente "zitellaggine" in luogo di quello corretto "zitellaggio")

- Ortografia (errori evidenziati in numero)

1 (refuso, manca uno spazio)
2 (refuso, c'è l'aggiunta inutile di una "a")
12 (mancato uso del corsivo per termini non ancora entrati a far parte del nostro linguaggio. Per estensione lo si richiede anche nelle esclamazioni colloquiali)
1 (errore ortografico per "corvèe" in luogo di "corvée")
1 (errore ortografico per "tanti paia" in luogo di "tante paia")
1 (errore ortografico per "sentenzió" in luogo di "sentenziò")
2 (refuso, mancato accento sul verbo dare)
1 (refuso, manca un articolo)
1 (uno spazio di troppo)
4 (errore ortografico per "sí" in luogo di "sì")
1 (errore ortografico per "osservó" in luogo di "osservò")
1 (errore ortografico per "mugulò" in luogo di "mugolò")
1 (refuso, manca un apostrofo)
1 (aggiunta di una preposizione di troppo)
1 (errore ortografico di "la" in luogo di "al")
1 (errore ortografico di "cremositá" in luogo di "cremosità")

- Punteggiatura (segnalazioni evidenziate in numero)
1 (il primissimo periodo richiede un punto fermo più o meno a metà. In questo modo la lettura viene agevolata da una pausa che aiuta il lettore anche a riflettere sui numerosi dettagli cui sta accedendo)
1 (vi è un periodo comprendente ben 3 principali e numerose subordinate che richiede assolutamente di essere diviso)
1 (sostiuirei la virgola con un più vigoroso punto e virgola, cercando una pausa leggermente più lunga)
1 (la mancanza di una virgola rende il fluire della lettura troppo precipitoso)
1 (svista: aggiunta di un punto fermo al posto di una virgola)
(ho evitato di delineare ogni mancata virgola o segnalare quelle di troppo) 

2) LINEARITÀ DEL TESTO 23/30
Per ogni gruppo, verrà assegnato un punteggio in decimi, spiegato all'interno della valutazione. La somma del punteggio di ogni gruppo corrisponderà al voto finale per questo parametro.

- Coerenza interna 8/10
Complessivamente la trama, essendo autobiografica, non può che apparire concorde con uno stato di realtà possibile. Per tale motivo non verrà segnalato quanto il nome Vesper, adoperato quale nick name, collimi con il nome proprio della protagonista stessa. Si comprende fin da subito la volontà di mantenere un certo anonimato, ma sarebbe stato interessante leggere di una primissima "Marta", "Francesca", "Simona" ecc. scegliere volontariamente di farsi chiamare "Vesper" solo successivamente. Dalla narrazione invece sembra che questo sia il suo nome di battesimo e che continui a farsi chiamare allo stesso modo anche quando prende a frequentare le cerchie più ristrette degli amanti del BDSM.
Sono stati pochi gli scivoloni nella trama. Nemmeno "scivoloni" li si dovrebbe chiamare, piuttosto piccoli dettagli saltati all'occhio del lettore che li sta cercando; ne elencherò alcuni a dimostrazione.
Cap 1: A un lettore oltremodo attento, appare quantomai sinistra la frase idiomatica "non è cosa" espressa da uno chef del quale abbiamo raccolto poche e frammentarie informazioni. Sappiamo che esercita nel torinese (ma che potrebbe comunque non essere originario della città, perfino della regione) e che si chiama Michael. E per quanto sia plausibile che quest'ultimo possa non essere il suo nome reale, la scena appare "strana" agli occhi di chi si è immaginato un professionista non italiano che possa intendersi di espressioni e modi di dire così tanto "italiani" da utilizzarne.
Cap 2: "...marcato pararotacismo, morbido e avvolgente al punto di squagliarmi le ovaie". La protagonista appare oltremodo elegante nei pensieri, quanto nelle convinzioni e azioni. Cadute di stile così tanto marcate la rendono sciatta e meno credibile di quanto meriti in realtà.
Cap 4: imprecisione: lo zolfo non è caustico per la pelle.
Segnalo solo per correttezza data dalla lettura, che in uno degli ultimi capitoli si fa accenno al fatto che la protagonista sappia che il Conte Baker si chiami in realtà Fabrizio. Tale informazione non ci è stata concessa nella narrazione pregressa, pertanto appare strano agli occhi del lettore, che Vesper conosca già il nome di battesimo del suo mentore.

- Capacità espressiva 8/10
L'argomento trattato è estremamente delicato, vi è pertanto una concreta difficoltà per l'autore di riuscire a suscitare empatia nel suo lettore. Colui che vi si approccia per la prima volta, infatti, (e che tendenzialmente non è pronto a entrare così tanto nell'intimità di qualcun altro) potrebbe rilevare sinceramente ardua l'impresa di immedesimarsi in uno dei personaggi.
Io ho comunque compreso appieno la strafottenza, l'indifferenza, la confusione, l'assoluto dubbio, la volontà piena di esprimere nel modo più coerente possibile se stessi, senza rinunciare alla propria dignità. E tanto è bastato a rendere questo testo, a mio parere, migliore di molti altri suoi simili risultanti invece scabrosi da un punto di vista prettamente narrativo.
Ho capito quanto questa protagonista debba aver faticato prima di vedersi. Vedere la sincerità delle proprie intenzioni, attraverso azioni che non si riconosce come utili (o, comunque, non ancora strumentali alla conoscenza). Ho letto tempesta d'animo e volontà di affrontarla, capirla.
Se una persona come me è stata in grado di cogliere tanti e tali dettagli, vuol dire che la capacità espressiva dell'autore è stata molto buona.

- Definizione dello stile 7/10Ciò che è apparso evidente è che questo testo dovesse esattamente essere scritto in questo modo per suscitare credibilità.
Se di un certo stile di vita è necessaria maschera, nick name e travestimento ebbene, per raccontarne, è necessario adottare la corretta terminologia sia un senso (descrittivo, pieno, elegante, barocco) che nell'altro (rozzo, semplice, grottesco, verace).
Avrei preferito  una maggiore armonizzazione tra le parti, così da rendere maggiormente scorrevole il testo. Ho invece rilevato come amari alcuni termini utilizzati semanticamente in modo scorretto. In quei frangenti la mia lettura si interrompeva, perdendo il ritmo sinuoso guadagnato.

3) CONTENUTO 25/25Cercherò di assegnare un punteggio quantomai coerente con uno dei quattro gruppi sopraccitati. Una volta assegnato un gruppo (Scarso, Sufficiente, Buono, Eccellente), segnalerò le motivazioni per attribuire un punteggio piuttosto che un altro all'interno del range di riferimento. Il numero che verrà fuori sarà il risultato di un'analisi, per quanto possibile, oggettiva. 

- Eccellente
Il testo comprende ogni sfaccettatura e non manca di ambientazioni, personaggi credibili e interessanti, emotività e un susseguirsi tra narrazione e azione che incentiva alla lettura.
Ambientazione
L'autrice ha saputo dosare in maniera molto convincente ogni singolo dettaglio. Ne ha scherzato, ci ha giocato, ne ha fatto condivisione piena. Sono assolutamente soddisfatta, perché sono riuscita a "vedere" in modo molto chiaro ogni luogo, ogni città, ogni atelier, ogni stanza.
Descrizione personaggi
Anche dei personaggi si è profusamente condiviso buona trama. Non solo da un mero punto di vista fisico, ma anche da quello psicologico. L'autrice si è addentrata nei menadri complessi della propria mente, il più delle volte inconsapevolmente. La sola descrizione catartica di alcune semplicissime emozioni di base ha reso credibile la protagonista per prima e di corollario tutti gli altri.
Emotività
Molto buono l'approccio narrativo dedicato alle emozioni. Dal costrutto complesso appare chiaro fin da subito che si ha a che fare con una donna dalle numerose sfaccettature. Convincente in ognuna di esse, la protagonista infonde potente sincerità nonostante situazioni di pura menzogna, sicurezza anche se in piena e costante incertezza emotiva, qualcosa di forte anche quando appare spaventosamente (psicologicamente) indifesa.
Ho letto un lavoro di introspezione buono, anche se certamente a uno stadio iniziale .
Narrazione e azioneVi è la presenza di una narrazione sì personale, ma portata avanti tramite uno stile abbastanza impegnato, a tratti ironico, ma certamente non elementare o applicato quale accessorio alla storia per innalzarne il valore.
Gli accadimenti sono rapidi ma ben delineati. Si ha la sensazione che stia accadendo qualcosa di "importante", ma l'abilità dell'autrice è stata quella di afferrare i momenti di passaggio e determinarli sensorialmente, in modo da permettere l'accesso allo step successivo senza scossoni. Si viene introdotti con garbo a ogni nuova conoscenza, si viene accompagnati gradualmente in un mondo nuovo grazie alla generosità di dettagli, ma soprattutto grazie all'onestà di chi ne sta scrivendo.
Non c'è menzogna nello scritto, non c'è volontà di edulcorare uno specifico accadimento per il piacere altrui. C'è una realtà che bisogna accettare come tale, scindendola dal proprio senso del pudore e valutandola svestendosi dell'insidioso bigottismo che in tali circostanze potrebbe insorgere a censurare ogni pensiero.

4) COMMENTO PERSONALE 16/20 
Il mio voto è un 8.
"L'educazione perversa" è un'autobiografia.
Scegliere di mettere su carta (prima) e condividere (dopo) la propria autobiografia è un lavoro che richiede grande coraggio.
Richiede coraggio per svariate ragioni. La prima è prettamente personale. Scrivere di se stessi nel modo più sincero possibile vuol dire denudarsi e guardarsi quando (e soprattutto) si è maggiormente indifesi. Tale scelta di osservarsi in modo ravvicinato (tanto da provare pena, rancore, amore, disgusto o anche orgoglio per se stessi) è una prova che non tutti sarebbero in grado di affrontare né di superare. Guardarsi dentro e accettare senza remore anche il più piccolo angolo buio dell'animo è non solo difficile, ma spesso impossibile.
Una seconda prova di coraggio che richiede tale tipologia di opera (quando sincera e ovviamente non viziata da fattori commerciali) riguarda la capacità di riuscire a parare i colpi che arriveranno. Sì, perché chi si mette a nudo in questo modo, sa che prima o dopo arriveranno i buonisti, i perbenisti, i collotorto, gli ipocriti, i felici, gli ammogliati, le madri, le nonne e chi più ne ha più ne metta, a dire la propria con giudizio e probabile costernazione.
Per prima, ammetto di non essere in grado di ricevere giudizi positivi, figurarsi dovessero arrivarne di negativi, probabilmente cercherei di fare un esame approfondito di coscienza valutando ogni pro e contro sul perché non sia riuscita a dare di più, a essere perfetta.
Mettere se stesso su carta, vuol dire accettare di non essere perfetto, vuol dire sapere incassare, vuol dire avere due palle così (e mi si perdoni il francesismo!).
L'autrice ha fatto questo.
Ha proposto una parte di sé con coerenza, senza fronzoli né fiocchetti, senza la volontà di suscitare una qualche forma di compassione o di crearsi schiere di fanatici a sbavarle sulle scarpe (sic!), ma solo per dare voce a una realtà.
C'è un sano senso di realtà in questa storia.
Non bisogna dimenticare, tra l'altro, che "perverso" deriva dal latino "pervertere" che non è altro che cambiare il senso originario cui è deputata una tal cosa. In questo caso specifico, non c'è che la ricerca spasmodica di se stessi attraverso stimoli non convenzionali. Ciò che notoriamente è attribuibile a uno specifico campo di pensiero, in questo caso viene assunto come mezzo per capire se stesso.
Non mi resta che fare il mio in bocca al lupo all'autrice, sperando di aver reso, anche se in minima parte, giustizia a una dinamica di scrittura - l'autobiografia - che mi sta molto a cuore.
Complimenti.

sabato 17 maggio 2014

Passion Room


La passione fa spesso pazzi gli uomini più abili, e abili i più sciocchi.
-François de La Rochefoucauld-

Ardimento, passione, tempesta. L'implacabile fervore che non riesce a smettere di sgorgare dal nostro animo. Il fuoco dell'ispirazione brucia, intessendo trame ardite, ammaliando chiunque posi i propri occhi su di esso e asservendo allo spietato richiamo anche i più dubbiosi. Questa è la stanza della perdizione. Dove la paura è un ricordo, il potere è nelle mani delle menti aperte e pronte a testare ogni limite imposto.
La Passion Room si tinge di velluto vermiglio e accoglie affascinante i più forti e coraggiosi. La condivisione è una danza veloce e lenta, calma e sfiancante, soddisfacente eppure così frustrante; come lasciasse la bocca riarsa, vogliosa di averne ancora.
Sono pochi e riluttanti a mostrarsi, gli animi affini a tanta impudica estrema forma d'arte. Coloro che innalzano a bandiera i più primitivi istinti sono folli... oppure geni.

***  *  ***  *  ***