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lunedì 15 gennaio 2018

[Valutazione] Tu sei - giuliettaStA



Nome dell'opera: Tu sei
Autore: giuliettaStA
Genere:
storia d'amore
Valutazione: primi 5 capitoli
Lettura: primi 10 capitoli (escluso "Istruzioni per l'uso")
Punteggio: 80/100

1) GRAMMATICA 22/25
Gli errori (tutti, tranne le segnalazioni sulla punteggiatura) verranno sommati. Il gruppo che comprenderà quelli di sintassi sarà moltiplicato per 2, di semantica per 1,5, di ortografia per 1. Una volta ottenuto il risultato esso sarà arrotondato per eccesso e in decimi sottratto al punteggio pieno di 25. In questo modo si darà maggior peso agli errori di sintassi, a seguire a quelli di semantica, in coda gli errori di ortografia.

CommentoIl problema più grave è risultato derivare dalla punteggiatura. Ricercata e utile inizialmente, quanto inadoperata, ridondante o sovrabbondante successivamente. Non posso però dire di aver riscontrato lacune dal punto di vista grammaticale. Certo, ci sono slang dialettali e frasi idiomatiche non sempre in linea con l'idea che mi sono fatta della storia, nulla che però stoni con l'intero contesto. L'idea generale è che si potrebbe provare ad affinare i dialoghi, pulire il testo dai vezzeggiativi linguistici troppo colloquiali e correggere la punteggiatura, per avere un buon prodotto. Di seguito il dettaglio degli errori riscontrati, utile naturalmente solo all'autrice. Tutti gli altri potranno saltare questo passaggio e leggere direttamente il punto successivo.

Punteggio
Sintassi: 10 x 2 = 20
Semantica: 2 x 1,5 = 3
Ortografia: 4 x 1 = 4
Tot: 27 = -3 punti
- Sintassi (errori evidenziati in numero)
1
(pronome relativo lontano dal termine cui si riferisce)
1 (non contato) (non ho compreso a il senso di "labbra carnose, che si toccano come due amanti nel chiudersi delle consonanti")
1
(ripetizione di complemento di specificazione attraverso la particella pronominale "ne" in uso quale complemento indiretto)
1 (in presenza della frase idiomatica "far da padrone", ho storto il naso per l'uso del genere femminile. Consiglio di modificare il periodo e utilizzare una circonlocuzione più aggraziata, eliminando l'articolo determinativo femminile con funzione sostantivante)
1 (ripetizione del medesimo termine all'interno dello stesso paragrafo. La ridondanza appare evidente poiché il termine non è di uso comune, pertanto salta all'occhio più di ogni qualsiasi altro. Vi sono parecchie ripetizioni, questa segnalata, però, non era ad uso rafforzativo, come la maggior parte delle volte in cui lo stratagemma viene adoperato.)
1 (uso di un verbo al singolare in luogo di una pluralità di soggetti)
2 (di norma, all'interno di una narrazione, sarebbe auspicabile adoperare il corsivo per termini non ancora entrati a far parte del nostro linguaggio. Ancor più per modi di dire ed esclamazioni)
1 (all'interno di una frase, vi è la presenza di un elenco di azioni riferentisi per una parte al soggetto corretto e in ultimo ad un paradossale soggetto errato)
1 (aggiunta inappropriata della particella riflessiva "si")
1 (uso del pronome relatino "che" in luogo della corretta congiunzione "ché", con successiva perdita di senso compiuto all'interno della frase)

- Semantica (errori evidenziati in numero)
1
(presenza del termine "seh" inesistente, quale interiezione)
1 (presenza del termine "sciallo" inesistente, quale aggettivo) 

- Ortografia (errori evidenziati in numero)
1 (errore ortografico per "riincontrare" in luogo di "rincontrare")
1 (errore ortografico per "finchè" in luogo di "finché")
1 (refuso di una "E' " al posto di "È")
1 (errore ortografico per "clichè" in luogo di "chiché")

- Punteggiatura (segnalazioni evidenziate in numero)
4
(inelegante virgola a dividere l'aggettivo dal sostantivo cui si riferisce)
1 (ridondante virgola adoperata prima di una congiunzione)
3 (delimitazione forzata di una circonlocuzione che sarebbe dovuta rimanere libera da vincoli)
1 (mancata delimitazione di una proposizione subordinata tra due virgole con conseguente lettura "a cascata")
1 (in presenza di più proposizioni all'interno di un periodo vi è la completa mancanza di punteggiatura)
1 (due punti di sospensione in luogo dei tre corretti)
3 (gradito un punto esclamativo in presenza di un'esclamazione)
1 (preferibile l'uso del punto e virgola in presenza di un elenco di pensieri compositi e ben strutturati)
(a partire del terzo capitolo c'è una forte tendenza a sopprimere la punteggiatura o ad aggiungerne dove non richiesta, con conseguente difficoltà di lettura e/o comprensione del testo e una pesantezza data purtroppo dai periodi a volte troppo lunghi.)

2) LINEARITÀ DEL TESTO 26/30Per ogni gruppo, verrà assegnato un punteggio in decimi, spiegato all'interno della valutazione. La somma del punteggio di ogni gruppo corrisponderà al voto finale per questo parametro.

- Coerenza interna 10/10
Questa è una storia la cui narrazione si dipana attraverso salti (più o meno ampi) avanti e indietro sul filo temporale della storia. È possibile ricostruirne la struttura, rifacendosi semplicemente alla data apposta a inizio capitolo.
Nonostante l'uso di un punto di vista a focalizzazione interna variabile, l'autrice ha comunque scelto di distinguere il punto di vista della protagonista femminile Beatrice, da quello maschile Andrea, per il quale la segnalazione è evidente con nome apposto a inizio capitolo. La storia è ambientata in epoca moderna e i salti temporali non superano i 7-8 anni (almeno nei capitoli che ho letto).
L'intento dell'autrice è oltremodo chiaro e questo obiettivo appare tale anche al lettore. Ho apprezzato la volontà di dare leggerezza al testo, quando Beatrice è una adolescente; renderlo più impegnato, profondo, pieno, quando invece, da adulta, affronta il distacco e sceglie la strada più complicata, che la rende donna in quanto tale.
Andrea è tanto un ventenne superficiale, disilluso, sicuro, quanto successivamente un uomo consapevole. Tale consapevolezza, arrivata evidentemente troppo tardi, non sembra comunque mutare i suoi comportamenti.
Purtroppo non si può parlare di ambientazione, epoca storica particolare, personaggi di contorno con un peso specifico tali da risultare rilevanti né c'è effettivamente un raggio d'azione che racconti qualcosa di più che di semplici incontri. Pertanto, in quei contesti non si può parlare di coerenza interna. Ciò che emerge preponderante è l'emotività, in un flusso costante che intreccia tutti i capitoli. Per quest'ultima, data la crescita personale dei protagonisti, non si può che assegnare voto pieno.

- Capacità espressiva 8/10
L'autrice si diverte a giocare con le parole, le rincorre, le afferra, prova a farle proprie, alcune volte riuscendo, altre invece meno. Ci sono momenti specifici all'interno della narrazione (il capitolo 6 ne è un esempio) in cui l'emotività è fortemente protagonista, sentita, rotonda: capitoli in cui il lavoro è davvero molto buono.  In alcuni specifici punti, invece, sembra che si spinga troppo. Ci sono momenti in cui il lettore ha bisogno di una pausa emotiva, in cui necessita di un momento per riflettere su ciò che sta accadendo. Che si tratti di conoscere i particolari di un certo ambiente, di uno specifico amico o di soffermarsi sulla cornice, per poter mettere a fuoco l'immenso impatto emotivo che gli si sta chiedendo di digerire. E, invece, la carenza dei tanti piccoli salvagenti a contorno alla storia provoca l'effetto opposto.
Se dovessi fare un esempio pratico, direi che è come se avessi sentito sulla pelle la piacevole carezza dell'acqua calda, mentre fuori fa freddo. Eppure, per quanto sia di mio gradimento, questa doccia bollente non potrà soddisfarmi per ore e ore e ore. Arriverà il momento in cui deciderò di lasciarmi abbracciare da un asciugamano asciutto, perché ho bisogno anche di altro.
In questa storia le emozioni sono tante, descritte molto bene, e inserite in ogni momento, anche quando non sarebbe opportuno leggerne. Il fatto è che a volte, vorrei soltanto poter staccare e riposare il cuore.

- Definizione dello stile 8/10Riesco a percepire uno stile definito, anche se sono certa l'autrice potrebbe puntare ad affinarne la tecnica personale. Non è uno stile descrittivo in senso stretto, ma lo diviene quando si tratta di comunicazione empatica. Sembra che voglia a tutti i costi arrivare al cuore del lettore, e ci riesce, anche se, oltre questo ambito, non ho riscontrato tratti specifici che mi indichino la presenza di quella specifica autrice.
3) CONTENUTO 18/25Cercherò di assegnare un punteggio quantomai coerente con uno dei quattro gruppi sopraccitati. Una volta assegnato un gruppo (Scarso, Sufficiente, Buono, Eccellente), segnalerò le motivazioni per attribuire un punteggio piuttosto che un altro all'interno del range di riferimento. Il numero che verrà fuori sarà il risultato di un'analisi, per quanto possibile, oggettiva. 

- Buono
C'è una preponderanza di emozioni, con la netta sensazione di starsi perdendo dettagli anche importanti.
Ambientazione
L'autrice ha, con grande originalità a mio parere, segnalato all'interno della storia alcuni specifici luoghi. Che si tratti di pub, ristoranti, bar, ella non ha fatto altro che adoperarli come ambientazione di alcuni specifici accadimenti. Ed è così che possiamo vedere il luogo in cui Andrea e Beatrice hanno sentito per la prima volta l'uno la presenza dell'altro (sguardi a parte, naturalmente). "Pierrot Le Fou" è il locale in cui il primo ha dedicato, anche se intimamente, la sua musica alla giovane e in cui la stessa ne ha avvertito la portata emozionale.
Cosa conosciamo però di questo luogo? Per tutta la durata della lettura (naturalmente si vedano solo i capitoli letti, la segnalazione non comprende l'intera storia) non c'è una particolare ambientazione cui rifarsi, si evince dai testi che potrebbe essere giorno, pomeriggio, sera, notte. Notte di San Lorenzo a parte, non si conoscono le stagioni, l'abbigliamento, il tempo. Non c'è una casa, una scuola, un parco, una piazza entrata di forza nel campo visivo del lettore. C'è tanta immaginazione a lasciare ampio spazio a ciò che conta di più: l'introspezione.
Descrizione personaggiDei protagonisti conosciamo vagli tratti somatici. Il colore dei capelli, degli occhi. Forse sono di media altezza, probabilmente esili, forse no. Sappiamo che Beatrice è "tarchiatella" e che Andrea ha gli occhi neri. Di Noemi, Carlo, Giacomo e tutti gli altri non sappiamo altro se non che "parlano con i protagonisti", che si relazionano ad essi.
Emotività
Punto pieno per questa categoria, come ho già ampiamente scritto in precedenza. Ciò che viaggia tra le pagine di "Tu sei" non è altro che la forte volontà di condivisione di sensazioni. Vibranti emozioni che protagonisti danno/ricevono/subiscono/evitano/vivono/provano/agiscono. Tutto gira attorno a questo (pre)potente uragano che è la storia stessa. Pochi fatti, poche parole.
Narrazione e azioneLe azioni sono brevi e schematiche. Durante un incontro ci si sofferma su uno sguardo. A una festasi sente l'altro attraverso la musica. Si esce per un giro in piazza. Si sta a scuola. Si esce da scuola. Si accetta. Si nega. Si sbatte una porta.
Tutto risulta naturalmente comprensibile, tanto che ogni "movimento narrativo" è stato semplicemente ridotto al minimo per dare rilievo a ciò che maggiormente si vuol mettere a fuoco: gli intimi turbamenti di due persone che si sono amate e la crescita morale che ne deriva. 

4) COMMENTO PERSONALE 14/20 
Il mio voto è un 7.
Questa storia ha una grande qualità: induce il lettore a immaginare praticamente tutto e contemporaneamente lo inonda di sensazioni. Ho subìto il fascino della maestria con cui l'autrice descrive i flussi di coscienza dei protagonisti. Ho come sentito un immediato legame nei loro confronti, una specie di affezione che mi ha spinto a proseguire la lettura sperando che non avessero provato sofferenza, rancore o comunque sentimenti definitivi l'una per l'altro.
Ho sofferto però la mancanza di un'ambientazione, ho sofferto la mancanza di volti. La migliore amica della protagonista è completamente anonima e me ne è dispiaciuto. E so che una sanza è solo una stanza, una via è solo una via, eppure ho sorriso come una bambina leggendo il capitolo numero 9 (Everest), che ho trovato ricco di dettagli, colori, sensazioni, persone, temperature... e ho capito che probabilmente la mia lettura è stata interrotta troppo presto, che lìopera deve ancora "cominciare", che tutto questo è stato solo il preludio agli eventi veri e propri. E così, ho semplicemente constatato le innumerevoli possibilità che lo scritto potenzialmente ha, sapendo che la nostra autrice non avrebbe in alcun modo deluso i suoi lettori.
In ultimo, ho  un appunto da fare sul contenuto. Ho sentito di aver già "provato" determinate sensazioni raccontate in quest'opera. Come se avessi vissuto un costante deja vù.
Le storie d'amore purtroppo possono manifestarsi in mille modi differenti eppure apparire sempre come la medesima. La magia di un sentimento tanto puro deve trasparire forte, quando si tratta di questo genere. E per quanto l'amore possa essere unico e, contemporaneamente, avere migliaia di sfaccettature se viene raccontato, ho creduto in alcuni momenti di non stare leggendo una storia originale, ma una riproduzione in stile "Giuliesco" di qualcosa che avevo già visto. Ciò non ha minato in alcun modo il talento che l'autrice ha avuto descrivendo la forte crescita psicologica dei suoi protagonisti.
Non mi resta che farle il mio in bocca al lupo!

lunedì 8 gennaio 2018

[Valutazione] "SCP-032-IT Haruspex" di Abadede



Nome dell'opera: SCP-032-IT Haruspex
Autore: Abadede
Genere:
Paranormale
Valutazione: primi 5 capitoli
Lettura: opera intera
Punteggio: 81/100

1) GRAMMATICA 20/25
Gli errori (tutti, tranne le segnalazioni sulla punteggiatura) verranno sommati. Il gruppo che comprenderà quelli di Sintassi sarà moltiplicato per 2, di Semantica per 1,5, di Ortografia per 1. Una volta ottenuto il risultato esso sarà arrotondato per eccesso e in decimi sottratto al punteggio pieno di 25. In questo modo si darà maggior peso agli errori di sintassi, a seguire a quelli di semantica, in coda gli errori di ortografia.

Commento
Ogni qualsivoglia errore rilevato non ha tendenzialmente minato così a fondo la linearità dell'opera. Nonostante abbia cercato di essere quanto più fiscale è possibile, non c'è stato qualcosa che in particolare ha reso incomprensibile il testo né sono emerse lacune nelle conoscenze pregresse dell'autore riguardo la nostra lingua. Alcune rilevazioni evidenziate possono certamente essere opinabili, ho però preferito inserirle tutte, in modo da poterne eventualmente discutere. Di seguito il dettaglio (utile per Abadede, gli altri sono esonerati e possono passare al punto successivo!)

Punteggio
Sintassi: 23 x 2 = 46
Semantica: 1 x 1,5 = 1,5
Ortografia: 2 x 1 = 2
Tot: 49,5 = -5 punti

- Sintassi (errori evidenziati in numero)
2
(pronome relativo troppo lontano dal soggetto cui si riferisce)
1 (sostituzione di una congiunzione in luogo di un pronome relativo con conseguente mancata subordinazione, che renderà errato il verbo adoperato)
4 (ridondanti ripetizioni con mancate sostituzioni adeguate sia di verbi che soggetti, all'interno di un medesimo periodo)
15 (uso improprio della "d" eufonica)
1 (uso scorretto di un tempo verbale in presenza di una proposizione condizionale che esprime possibilità e che quindi richiede un congiuntivo, anziché l'indicativo)

- Semantica (errori evidenziati in numero)
 1 (non contato) Nonostante non sia stata in grado di risalire ad una definizione completa del termine "amnesiaco", ho supposto dovesse necessariamente essere stato utilizzato in luogo di "amnesico", poiché nel testo veniva richiesto un "induttore di amnesia" e non una semplice qualifica della stessa. Ho storto il naso, ma l'ho passato per buono!
1 (per quanto abbia fatto ricerche approfondite sui "parafernalia", nulla ha potuto lasciare che passassi la loro presenza all'interno di SCP-O32-IT assieme al dedalo di ingranaggi. In questo contesto è auspicabile una spiegazione dell'autore)

- Ortografia (errori evidenziati in numero)
1 (refuso "in gradi" in luogo di "in grado")
1 (errore ortografico per "lamboidea" in luogo di "lambdoidea")
- Punteggiatura (segnalazioni evidenziate in numero)
15
(ridondante virgola adoperata prima di una congiunzione)
3 (mancata delimitazione di una proposizione subordinata tra due virgole con conseguente perdita di senso compiuto dell'intero periodo)
2 (mancato uso della virgola prima di una congiunzione avversativa)
1 (gradito un punto esclamativo in presenza di un'esclamazione)

2) LINEARITÀ DEL TESTO 24/30
Per ogni gruppo, verrà assegnato un punteggio in trentesimi, spiegato all'interno della valutazione. La somma del punteggio di ogni gruppo corrisponderà al voto finale per questo parametro.

- Coerenza interna 9/10
La brevità dei capitoli mi ha permesso di leggere l'opera interamente, anche se ho operato solo sulle prime 5 parti, per quanto riguarda il parametro "grammatica".
Si evince un accurato studio pregresso, che rende coerente ogni minimo dettaglio spiegato all'interno dei "documenti". Ho rilevato un'unica piccola pecca. La descrizione dell'haruspex ci informa che esso possiede giunti cardanici a rendere "fine" la portata dei suoi movimenti. Supponendo l'esistenza dello stesso aruspice, antecedente di almeno 4 secoli la nascita dei suddetti giunti (III sec a.C.), ci troviamo di fronte ad una incongruenza temporale, a meno di non dare esplicita indicazione al lettore che quegli specifici "legamenti" siano stati "inventati" da altri haruspex, ancor prima che l'uomo potesse metterci mano 300 anni prima di Cristo o comunque nel Sedicesimo secolo ad opera di Cardano.
Ogni altro rilievo fatto sull'opera ha dato il medesimo risultato: vi è un grande rispetto per l'epoca storica da cui si è attinto.
Tendenzialmente molto buona l'idea, che viene fatta combaciare con la nostra realtà quasi fosse un prolungamento della stessa.
Il testo è ampiamente comprensibile e appare evidente quanto l'autore sia riuscito nell'intento.

- Capacità espressiva 10/10
Non vi è una narrazione vera e propria. I testi sono brevi, informativi, utili. La possibilità di rilevare una qualche tipologia di emozione proviene soprattutto dalle trascrizioni delle interviste.
Il  paradosso creato dall'autore è quello di essere riuscito a "umanizzare" l'umanoide, invece delle persone che hanno avuto a che fare con lui.
Vengono a galla emozioni quali curiosità, strazio, esitazione, urgenza in SCP-032-IT, sensazioni che non fanno altro che appassionare il lettore alla sua storia. Contemporaneamente è presente un'assoluta e spietata mancanza di empatia da parte del Dottor Bellini che lo ha in studio. Quest'ultimo, infatti, non solo adopererà altri esseri umani quali cavie (nemmeno anestetizzate localmente) per condurre i suoi esperimenti, ma annoterà come un semplice dato il fatto che altri esseri viventi possano soffrire (vedi l'episodio dell'uccelletto).
L'unico sentimento, che scuote profondamente il rappresentate umano in questa storia, è quello dell'impotenza di fonte alla consapevolezza di non potere agire su se stesso e il proprio destino, oltreché la volontà di sfuggire al mero dolore fisico. Pavidità, timore, debolezza.
La volontà (se c'era) da parte di Abadede di rendere la nostra razza un genere assolutamente smidollato e senza contenuto emotivo è emersa in modo prepotente. Chi "vince" in questa storia è colui che fa ciò per cui è nato: l'haruspex.

- Definizione dello stile 5/10
Lo stile non è particolarmente convolgente. Per quanto abbia apprezzato il contenuto, non sono stata soddisfatta della modalità con cui sono stati riempiti i documenti.
Avrei preferito, se possibile, uno schema di scrittura ancor più crudo, completamente svestito di ogni qualsivoglia umanità.
Lo stile documentaristico richiede un'ufficialità che non ho affatto rilevato, ma indipendentemente dal gusto personale, dell'autore ho appreso davvero poco in questo testo. Avrebbe quindi potuto scriverlo chiunque, compilandolo quasi fosse una semplice scheda riepilogativa. In questo risiede la maggior carenza stilistica.

3) CONTENUTO  22/25
Cercherò di assegnare un punteggio quantomai coerente con uno dei quattro gruppi sopraccitati. Una volta assegnato un gruppo (Scarso, Sufficiente, Buono, Eccellente), segnalerò le motivazioni per attribuire un punteggio piuttosto che un altro all'interno del range di riferimento. Il numero che verrà fuori sarà il risultato di un'analisi, per quanto possibile, oggettiva. 


- Eccellente
Il contenuto c'è, si vede e sente.
Ambientazione
Nonostante i pochissimi dettagli concessi, risulta molto semplice crearsi un'immagine mentale del luogo in cui si svolgono i fatti di volta in volta. I laboratori asettici della Fondazione sono stanze vuote, contenitive, neutre. Il lettore non ha bisogno d'altro, dato che l'attenzione è stata focalizzata soprattutto sull'aruspice.
Descrizione personaggiIl "protagonista", centro focale attorno a cui ruota tutta la storia, è stato descritto in modo impeccabile. Ha sicuramente aiutato lo stile documentaristico di cui si è precedentemente detto. Ciò però ha concesso la visualizzazione completa delle forme fisiche, dei movimenti e (come accennato nel parametro "capacità espressiva") della personalità dello stesso. Di tutti gli altri personaggi (il Dottore in particolare) emergono solamente le emozioni (per la maggior parte negative). Non c'è un volto per nessuno di essi, non c'è un'età, non c'è connotazione fisica. Tali mancanze non fanno altro che evidenziare gli aspetti più importanti cui prestare attenzione accendendo un grosso faro solo e soltanto sull'essenziale.
Emotività
L'utilissima scelta di elargire dettagli un po' alla volta ha permesso all'autore di instillare la giusta curiosità nel lettore, che legge ogni capitolo con la voglia di scoprire cosa effettivamnete accadrà. Tale stratagemma, ben congegnato e funzionante, aiuta anche ad assorbire nel modo giusto ciò che sarà la scoperta ultima e la consapevolezza che ne scaturirà.
Narrazione e azioneBuona la narrazione dei fatti, nulla manca al completamento della storia. L'azione è ben delineata, accattivante quanto basta. Ho rilevato delle pecche nel capitolo dedicato al diario di recupero della statua. Per quanto utile ai fini della storia, non l'ho trovato credibile. Pessima la modalità di condivisione delle emozioni e impossibile credere a quel che si possa annotare in modo tanto esplicito. Per definizione un diario è personale, non si rivolge a qualcuno in particolare e dovrebbe raccogliere appunti cui rifarsi successivamente. Le esclamazioni così tanto indignate hanno abbassato di molto il livello di credibilità del ruolo del diario stesso. Avrei suggerito piuttosto delle intercettazioni ambientali successive da parte della Fondazione. D'altro canto, l'indignazione del ricercatore subentra quando già degli agenti si attivano per i routinari sopralluoghi a valutazione dell'Haruspex; non sarebbe stato troppo complicato per loro installare cimici nei luoghi di lavoro o comunque (conoscendone lo stile) un marcatore sottopelle sul ricercatore stesso.
Lo scivolone sopra descritto non mi permette di assegnare punteggio pieno.

4) COMMENTO PERSONALE 15/20 

Fossimo al liceo, il mio voto sarebbe un 7 e mezzo.
In questo ambito posso scrivere ciò che cattura la mia attenzione a prescindere dai parametri oggettivi. Ebbene, nonostante non abbia riscontrato particolari carenze, nonostante la mia attenzione sia stata catturata, nonostante tutti i parametri ben rispettati, SCP-032-IT Haruspex non mi ha particolarmente entusiasmata. Insomma non all'eccesso. Sì, il prodotto è buono. Ok, è scorrevole e accattivante a tratti, ma sento che manca qualcosa.
Ciò che maggiormente ha contribuito a questo voto è stata la brusca caduta di stile del capitolo diaristico. Troppo forzato, per nulla spontaneo... chi scriverebbe mai su un diario personale, che raccoglie informazioni lavorative, frasi così tanto colloquiali. Ho cercato di immedesimarmici, ma nulla mi spingerebbe a imprecare, fare battute, indignarmi a tal punto da scriverlo.
L'opinione è puramente personale, quindi certamente sbagliata per qualcun altro. So però che quell'interruzione brusca mi ha letteralmente spinto fuori a gomitate dall'atmosfera che si stava creando durante la lettura. E me ne dispiace. Non sono riuscita a farmene una ragione. Ho letto tutta l'opera con interesse e, a parte quello scivolone, non ho altro da aggiungere di personale, se non al caro Abadede di continuare a scrivere.
In bocca al lupo!

venerdì 3 febbraio 2017

Lo strano caso dell'apprendista libraia

Non ricordo esattamente chi mi abbia consigliato "Lo strano caso dell'apprendista libraia" di Deborah Meyler né tanto meno ricordo se a convincermi sia stata una recensione positiva letta on line. Propendo per la seconda, a questo punto... anche perché ricordo una grande aspettativa legata a questo libro ed effettivamente una immensa gioia per averlo ricevuto in regalo lo scorso Natale.
Edito da Garzanti è un libro del 2014. L'ho preso in mano una settimana fa, lanciandomi con grande entusiasmo in una lettura che speravo potesse sul serio regalarmi nuovi spunti e punti di vista e che invece è stata una delusione totale. 

Trama
Esme Garland è una ventitreenne inglese che, grazie ad una borsa di studio ricevuta dopo numerosi sforzi, si trasferisce a New York per studiare storia dell'arte alla Columbia. Vive da sola e la sua migliore amica negli States abita alla porta accanto.
Nonostante i tratti fisici di questa giovane non vengano mai delineati, l'idea generale è che sia una ragazza di altezza, bellezza, fisicità e intelligenza comuni. Nel libro, Esme parla in prima persona, pertanto leggiamo del mondo che la circonda attraverso i suoi "occhi". Da un paio di mesi frequenta tale Mitchell van Leuven, un professore di economia trentatreenne appartenente a una famiglia più che benestante, del quale è perdutamente innamorata. È una ragazza ordinaria, che fa cose ordinarie e che ad inizio libro "sente" che c'è qualcosa che dimentica, scoprendo presto che ciò che la mette in allarme è il fatto di pensare di poter essere incinta. Nonostante manchino ancora pochi giorni al ciclo, effettivamente scoprirà di aspettare un bambino dall'uomo della sua vita, anche se ancora non sa se vorrà interrompere la sua promettente carriera per crescere un figlio non programmato. Decide però, qualunque strada intraprenderà, di cercarsi un lavoro. Verrà quindi presto assunta alla Civetta, una piccola libreria nella quale tanto adora trascorrere il suo tempo. La compagnia sarà varia e variopinta a partire dal suo datore di lavoro George - profondo amante dei libri ed eccentrico vegano, nonché ambientalista convinto -, Luke - il commesso trentenne, musicista e giovane uomo con una visibile corazza - Mary, Bryan e tutti i senzatetto che popoleranno la libreria riempiendola di storie e vita.

Recensione
Complessivamente mi aspettavo una storia tendenzialmente "di esempio". Qualcosa che potesse elevare il potere emozionale delle piccole librerie a qualcosa di indispensabile, contro le luccicanti e capitalistiche multinazionali che, oltre ai libri, vendono anche caffelatte, dolcetti e "card" raccogli punti!
E invece no! "Lo strano caso dell'apprendista libraia" non ha davvero nulla di "strano". Ma anzi, percorre la via della banalità, riversandosi alla fine nella piazza dei chiché, lasciando un amaro in bocca persistente e la percezione di aver sprecato il proprio tempo nella lettura.
Ho trovato la protagonista di una immaturità disarmante, priva della benché minima dignità e che di tanto in tanto, propone frasi campate in aria che vogliono innalzare il libro a qualcosa di "aulico", ma che inevitabilmente stonano con l'intero suo modo di comportarsi!
Lo svilupparsi della trama procede sempre con evidente "normalità", delineando anche un personaggio - il suo amato Mitchell - in modo del tutto inverosimile. Quest'uomo, presente dall'inizio alla fine, è tutto e niente, dolce e amaro, aggressivo e dolcissimo, forte e debole, superficiale e profondo, maleducato e perfetto. Il personaggio meno coerente dell'intero racconto.
L'unica nota positiva che ho riscontrato e trovato davvero "potente" è stata l'attenzione che viene data alla descrizione della libreria "Civetta". Ambiente carico di storia, cultura, polvere e tradizione, ricco di radici profonde e foriero di grande pace, portatore di quel profumo inconfondibile di carta, che solo gli amanti dei libri sanno apprezzare a fondo.
A conti fatti, non mi sento di consigliarne la lettura, ma sono più che disposta al confronto, qualora qualcuno l'avesse già affrontata!

lunedì 2 gennaio 2017

Cercasi Ben disperatamente

Appena ieri ho terminato "Cercasi Ben disperatamente" di Julia Romp, un libro che mi è stato regalato lo scorso Natale.

Trama
È un libro autobiografico nel quale l'autrice racconta delle proprie difficoltà nella comunicazione con il suo figlioletto affetto da autismo.
L'arrivo di Ben (un gatto pacioso dal pelo bianco e nero) cambierà completamente le vite dei due, sconvolgendo di fatto la quotidinità "muta" e difficoltosa che c'era fino a poco prima. Ben sarà in grado di fare da tramite tra il mondo e George (il piccolo bimbo autistico), aiutando quest'ultimo a comunicare.
Fino a quando l'idillio non verrà spezzato bruscamente dalla scomparsa del micio.

Recensione
Non è stato come me lo aspettavo! Non è brutto, s'intenda, ma su 280 pagine, il gatto praticamente viene perso a pagina 200, quasi! Insomma è stato dato un minor rilievo (seppur il racconto sia stato dettagliato anche in quella parte) alla perdita in sé del cucciolo, piuttosto che alla vita quotidiana in generale. Non che sia sbagliato, ma ho trovato che il titolo fosse poco azzeccato, rispetto al tema portante dell'intero libro: l'importanza di un animale nella vita di una persona.
Bisogna valutare, ovviamente, che l'autrice ha semplicemente raccontato la propria storia. Tale stile autobiografico può piacere come no e io non ne sono fervida amante, devo dire...
Tutto sommato si lascia leggere e la trama è lineare.
In alcuni punti non mi sono trovata d'accordo con l'autrice (sulle dinamiche della vita e l'essenza della spiritualità) ma, di fatto, questi dettagli sono stati di scarsa rilevanza e non sono stati una discriminante nella valutazione dell'intero testo, esulando dal tema principale.

Gli darei una bella sufficienza e lo consiglierei come lettura leggera.
Edito da Sperling & Kupfer (2011) conta 288 pagine e il prezzo si aggira sugli 8-10 euro.

venerdì 27 novembre 2015

Zampette in Cafè Littéraire

Avere un gatto accanto è l'unico modo tollerabile di esser soli, in due.
-Gianna Manzini-


Ho pensato tanto al post di oggi. Ho girato, rigirato e cercato per giorni, ma nulla!
Niente! Non riuscivo a fare altro che focalizzare la mia mente su un solo argomento. La persona che sto aspettando con ansia innanzitutto è una mamma, quindi per antonomasia una donna "accogliente". C'è bisogno poi di sottolineare che il suo animo è impregnato di amore felino... ed era proprio questa l'immagine che continuava a rimbalzare tra i miei pensieri. E' stato come se le "piccole me interne" (Gioia, Disgusto, Paura, Rabbia e Tristezza) premessero affinché io necessariamente abbinassi a questa donna splendida qualcosa che avesse a che fare con il mondo dei gatti!
E così Gioia è balzata in piedi e sorridendo mi ha spronato a farlo.
Disgusto ha cominciato la sua arringa imponendomi questo felino abbinamento altrimenti mi avrebbe ricordato per almeno una settimana qualcosa di sgradevole.
Paura s'è nascosta perché da pessimista quale è, aveva immaginato che tutto sarebbe andato a rotoli se non avessi fatto la scelta più giusta.
Rabbia mi ha mostrato il pugno, minacciandomi.
Infine Tristezza mi ha dato la spinta finale che mi ha permesso di andare avanti, mostrandomi un possibile futuro se avessi percorso la via sbagliata.
Quanto è difficile comunicare con se stessi? Quanto è complesso capirsi ed accordare ogni minima parte di sé totalmente? Eppure quando il pensiero è predominante, diviene pressoché inutile combattere una certezza. L'accordo è univoco e la soddisfazione di non avere dubbi è così alta che anche l'autostima aumenta esponenzialmente.
Così è stato per Laura. Nessun tentennamento, alcuna insicurezza. Io ho sempre saputo di cosa avrei parlato e a cosa avrei abbinato la donna che mi fa compagnia oggi. L'empatia per i nostri amici felidi ci accomuna più d'ogni altra cosa, quindi non ho dovuto far altro che scegliere una citazione del cuore, lasciare che tutte le "piccole me" si mettessero comode e si prendessero per mano e godermi l'incontro con lei!
Spero porti anche Marvin e Nerello che troveranno giusta accoglienza da parte delle mie batuffole... perché no anche il cucciolo Pietro, che non ho dubbi riuscirà ad apprezzare più di tutti il frammento che ho deciso di proporvi oggi.
Tratto dal film d'animazione Inside Out vi regalo oggi - ebbene sì, non ci crederete mai! - i titoli di coda!
Non sto scherzando... son proprio i titoli di coda! 
Chi ha avuto il piacere di farne visione già sa a cosa mi riferisco, chi invece non ha la più pallida idea di cosa sto parlando, potrà averne infarinatura godendosi questo minuto abbondante di sorrisi. Sì, perché è facile accordare tutti i "se stessi interni", ma guardarlo animato diventa esilarante! Una chicca per la mia Laura è l'ultimo sketch: quello del gatto!
Prima della visione però, non perdetevi la bontà che la mia ospite mi ha portato oggi... quindi tutti di corsa su Zampette in Pasta!







venerdì 30 ottobre 2015

My Cafè Littérarium

Gli amici ti conosceranno meglio nel primo minuto dell'incontro di quanto gli estranei possano conoscerti in mille anni.
-Richard Bach-

Oggi l'autunno mi ha fatto un regalo. Dopo un'intera notte di pioggia, stamattina è spuntato un pallido raggio di sole che ha riscaldato le foglie brillanti d'acqua e le strade bagnate. Nel primo pomeriggio poi, quella stessa luce è divenuta abbagliante prendendo vigore di ora in ora e accendendo i più intensi profumi di questa stagione. L'atmosfera è perfetta e la sala è pronta a ricevere la mia ospite di oggi. Anzi: i miei ospiti! Una cara amica, una batuffola pelosa dotata di baffi, coda e artigli ed un tartarughino dolce e tranquillo. Claudia, Zoe e Rughetto.
E a proposito di loro, voglio raccontarvi  una storia: la storia di una donna che improvvisamente ed incommensurabilmente ha abbracciato una vita nuova, lasciandosi stupire dall'amore che un felino può regalare. Il valore aggiunto nato dall'incontro con Zoe è stato immediato. La piccola trovatella ha fato breccia in tutti i cuori, conquistandosi di fatto un posticino nella sua nuova famiglia. E il bello nasce proprio dal fatto che la nostra Claudia mai e poi mai avrebbe pensato di lasciare entrare un gattino nella sua quotidianità. Invece adesso ne è irrimediabilmente innamorata! Queste sono le sorprese che accadono e che modificano l'andamento statico delle cose. Per questo motivo, a riprova di quanto io volessi puntare ad un corretto "abbinamento", vi propongo un frammento tratto da un romanzo moderno. La cugina americana di Francesca Segal scrive in maniera lineare e sincera di questo ostico argomento: l'inaspettato stravolgimento di una routinaria vita provocato dall'arrivo di un nuovo personaggio.
Un ciclone di rinnovata freschezza che nel caso della nostra Claudietta porta la felicità, ma nel caso del protagonista Adam... probabilmente qualcosa di diverso!
Lascerò che ognuno colga a proprio modo il senso di questo stralcio, invitando alla lettura di quel che per me è stata una storia ricca di denunce di una società forse troppo bigotta e di tentativi di venir via dalla conseguente vischiosa apparenza che ne deriva. Esattamente come un piccolo di tartaruga di proprio istinto punta alla scoperta della realtà più sincera verso il vasto oceano che sarà la sua vita!
Non perdetevi l'abbinamento speciale che in My Ricettarium sarà proposto a completamento di questo incontro tra amiche... e mentre assaggiate, accompagnatemi in questa storia!


Si alzò, con la bestiola infilata sotto il braccio come una borsetta. Mentre saliva le scale, innalzandosi sopra di lui, Ellie smise i panni della ragazza vulnerabile e tornò a essere la modella irraggiungibile che Adam aveva scorto in sinagoga - troppa pelle scoperta e due occhi svegli e perspicaci. Il maglione era scivolato giù scoprendo una spalla, e Adam non poteva ignorare le gambe nude all'altezza dei suoi occhi, la pelle vellutata appena segnata dai lunghi muscoli. Per un breve istante ebbe, chiaro e forte, l'impulso di allungare una mano e infilarla tra le cosce di Ellie.
Si ritrasse e distolse lo sguardo, imbarazzato, improvvisamente furibondo. Si era creduto immune a quello che in fin dei conti era soltanto un gretto telaio sotto cui si celavano ingranaggi ancora più gretti, e lo turbava scoprire di non esserlo. Non nutriva rispetto per lei, si disse, e questo avrebbe dovuto privarla di ogni attrattiva.
Ma, se era stato facile accantonare Ellie sul piano teorico, adesso che l'aveva davanti era tutto diverso. Il corpo di Adam aveva reagito alla sua vista, e quello che pensava di lei perdeva importanza perché in sua presenza gli era impossibile pensare. Prima di allora non gli era mai capitato niente di simile. Era patetico guardarla salire le scale. Compromettente.
Ellie si voltò. <<Aspetta, Adam, ho bisogno di parlarti. Torni presto?>>
<<Certo>> rispose lui, chiedendosi se lo avrebbe fatto davvero.

Francesca Segal, La cugina americana, pag. 36

venerdì 25 settembre 2015

Cafè Littéraire egoiste

Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita
-William Shackespeare-

Ho immaginato a lungo come sarebbe stato questo incontro. In fondo sono passati due mesi dall'ultimo appuntamento e il Cafè Littéraire riapre oggi i battenti accogliendo l'autunno ormai cominciato da qualche giorno.
Fuori il sole è ancora alto, ma ammetto che qualche nuvoletta all'orizzonte preannuncia pioggia. Nulla che però possa rovinare ciò che ho in serbo per la mia adorata omonima.
Lei possiede una qualità. Una piccola ampolla, dalla quale è possibile tirar fuori i desideri più ingenui, magari quelli più ricercati, così come quelli bizzarri. Lei regala sogni e lo fa con le mani... le mani e i colori. Attraverso quegli occhi curiosi e intelligenti il mondo acquisisce costrutto e intenzione, passa attraverso il cuore per raccogliere le sfumature d'emozione più belle e poi punta alle dita per venir fuori in decisi ma delicati tratti dalle connotazioni fanciullesche. Vere e fanciullesche.
Aspetto LaRobi incrociando le gambe sull'enorme divano color crema e pregustando già il frammento da me tanto amato che le leggerò. L'autrice dello stesso è una donna che non ha mancato nell'ultimo mese e mezzo, di regalarmi sensazioni inimmaginabili. Mi ha portato in alto incantandomi con sublimi storie d'amore, quindi giù nel profondo del mio essere invitandomi a proseguire la lettura. Quindi ha imbrigliato la mia mente ed il mio cuore costringendoli a sopportare atroci sofferenze e dettando di fatto l'umore che avrei vestito quel giorno.
Il merito di questo romanzo, dal quale traggo poche righe, è stato quello di convincermi che le tradizioni, i mondi, le persone, le infinite declinazioni della mente umana sono invalicabili. Ma la curiosità deve necessariamente avere la meglio sui tentativi e prevalere vincitrice.
Per il Cafè di oggi abbino l'inizio di tutto, il luogo dove comincia l'avventura fantastica della giovane Claire ad una donna inconsapevolmente così simile ad uno scrittore. La mia omonima è talmente brava a riportare su carta la vita quotidiana, che non si rende conto di quanto bella sia la storia che con i suoi disegni inventa. Che questo post possa diventarne bandiera, allora!
Vi lascio alla lettura di un pezzo tratto da Outlander - La straniera, primo fortunato capitolo di una saga ancora in divenire della bravissima Diana Gabaldon.
Voi però non perdete l'accostamento culinario di questo appuntamento su Le chat egoiste!!!


<<Che cosa c'è lassù?>> domandai, sbocconcellando un panino al prosciutto. <<Sembra un po' difficile da raggiungere, come posto per i picnic.>>
<<Cosa, quello?>> Mr. Crook gettò un'occhiata alla collinetta. <<E' Craigh na Dun, figliola. Volevo mostrargliela dopo mangiato.>>
<<Davvero? E ha qualcosa di speciale?>>
<<Oh, aye>>, rispose lui, senza darmi ulteriori spiegazioni, aggiungendo semplicemente che me ne sarei resa conto vedendola.
Nutrivo dubbi circa la sua capacità di arrampicarsi su per un sentiero così impervio, dubbi che tuttavia svanirono quando mi ritrovai ad arrancargli dietro ansimando. Alla fine Mr. Crook mi tese la mano nodosa e mi aiutò a superare l'ultimo ostacolo.
<<Ecco qua.>> Agitò la mano con un gesto da proprietario.
<<Accidenti, sembra proprio una Stonehenge in miniatura!>> esclamai incantata.

In realtà erano quasi le undici, quando raggiunsi il cerchio di pietre il mattino dopo. Piovigginava e io ero bagnata fradicia, non avendo pensato a portarmi dietro un impermeabile. [...]
La pietra più alta del cerchio aveva al centro una spaccatura verticale che la divideva in due massicci pezzi, i quali erano stranamente stati scostati in qualche modo. Benché evidentemente combaciassero, le due superfici erano separate da un interstizio di quasi un metro.
Udii un profondo ronzio proveniente da un punto lì vicino. Pensando che forse c'era un alveare in qualche fenditura della roccia, appoggiai la mano alla pietra per guardare meglio.
La pietra urlò.
Indietreggiai di scatto, così in fretta che inciampai in una zolla erbosa e caddi a terra sbattendo il sedere. Fissai il macigno, in un bagno di sudore.
Non avevo mai udito un suono simile provenire da una creatura vivente. Non so descriverlo, se non dicendo che è il genere di suono che uno si aspetta da una pietra. Fu orribile.
Scossi la testa con violenza come per schiarirmi la mente, ma i suoni continuarono. Mi tirai su e barcollai verso il bordo del cerchio. Ora ero circondata dai rumori, che mi facevano girare la testa dolorante. Mi si annebbiò la vista.
Ora non so più se mi diressi volontariamente verso la fenditura della pietra principale o se mi ci trovai per caso, come una cieca che brancoli nella nebbia. [...]
Diciamo che era come se girassi vorticosamente su me stessa, o se venissi rovesciata come un guanto: tutte le sensazioni che provai benché non descrivano appieno il senso di devastazione che sentii, quasi venissi violentemente sbattuta contro qualcosa che non c'era.
La verità è che niente si muoveva, niente cambiava, e a quanto pare non succedeva assolutamente niente, eppure fui invasa da un terrore così puro che persi completamente la cognizione di chi, di che cosa o di dove io fossi. Ero nel bel mezzo del caos, e nessuna forza della mente o del corpo mi sarebbe servita a contrastarlo.

Diana Gabaldon, Outlander - La straniera, pagg. 32-33 e pagg. 54-55

venerdì 31 luglio 2015

Cafè Littéraire della zia

Anche l'idea è nutrimento.
- Victor Hugo -

Estate torrida e afosa, calda, appiccicaticcia.
Le membra chiedono un po' di refrigerio e sono alla continua ricerca di un filo d'aria che rimetta in sesto tutto. Rigenerante aria fresca che inutilmente attesa reclama. Smettere di muoversi perché ogni piccolo cambiamento provoca surriscaldamento negli arti, sulla pelle-sotto pelle. Così decido di restare ferma, immobile in questa stanza dal pavimento di vetro aspettando tempi migliori. Pigio un pulsante su un telecomando in modo da avviare le tende, che automaticamente coprono le lucidissime vetrate perimetrali. La stanza cade nella penombra. Alcuni libri sono sparpagliati qui in giro, alcuni aperti, altri impilati uno sull'altro. Ho sete e voglia di qualcosa di buono, ma fa troppo caldo per alzarmi. Ho paura di aver dimenticato qualcosa, una sensazione strana mi avvince. Sgrano gli occhi, poi li stringo a fessura per cercare di ricordare. Nulla. Il caldo ha cancellato anche le ultime forze. Pensare è faticoso e le idee sono terminate.
Il pomeriggio incalza e alcuni raggi di sole filtrano attraverso le tende. Non so quanto tempo sono rimasta stesa, ma d'un tratto un filo di luce punta il pendente che ho appoggiato sul petto e rifrangendosi su di esso devia il suo percorso fino ad un libro poco distante. Alzo piano la testa per valutarne l'effetto. E' molto bello ed affascina anche il mio corpo tramortito dalla calura, il quale decide di muoversi per raggiungere il testo scelto dal caso.
Che delusione! Non è quel che speravo! penso, poi mi volto e cerco ancora tra le moderne copertine ed i titoli esotici. Niente che riesca a rapirmi accattivante.
Eppure Consu ha bisogno di qualcosa di forte... continua il flusso ormai in caduta libera dei miei pensieri ...qualcosa di affascinante, ma ironico, di limpido e vero rifletto sul da farsi.
<<Questi libri non vanno bene!>> ora parlo da sola <<Lei è una donna d'azione. Una ne pensa...>> mi scopro a sorridere. Mentre porto avanti le mie elucubrazioni mentali, alzo la testa verso l'alto a cercare nuovi spunti. Sbadata inciampo sul telecomando di prima ed involontariamente avvio lo schermo tv appeso sulla parete di fronte al divano. Parte un sottofondo d'ambiente, sembra il rumore del vento. C'è solo l'audio, prendo quindi il telecomando e faccio per avviare il video. In attesa con il cuore in gola spero che il caso mi aiuti e mi regali lo spunto giusto da abbinare alla mia ospite.
<<Oh, sì! Ecco cosa preparerò per lei oggi!>> sembro una bambina a cui è stato regalato un cono gelato <<Gelato... ssssìììì!>> Ok, no! Sto divagando! <<Cavolo, è tardissimo!>> urlo alla fine, tentando di recuperare un po' della dignità persa tra pensieri e parole fuori contesto.
Consuelo sta arrivando e sono certa sarà impeccabile come al solito. E' energica, spiritosa, cordiale e pronta a mettersi sempre in gioco. So che coglierà l'ironia del mio abbinamento e spero ne sia entusiasta... ok, ok, non sono stata del tutto sincera! Non vedo l'ora di sapere quale leccornia avrà portato! Sì, è anche questo il motivo: Consu ha il profumo del pane e il sapore del cioccolato! E sta arrivando! Corro a darmi una rinfrescata giusto in tempo per accoglierla. Oggi riderò tanto e non vedo l'ora!
Restate con me? Per voi l'impossibile scalata di Ethan Hunt (agente segreto impersonato da Tom Cruise nel film "Mission: Impossible - Protocollo Fantasma") del Burj Khalifa di Dubai. Dopo però, tutti un giro da Consu per vedere cosa ci ha preparato!


venerdì 26 giugno 2015

Cafè Littéraire alla panna

Quando piove divido il mio ombrello, se non ho l’ombrello, divido la pioggia.
- Enrique Ernesto Febbraro -



Condivisione.
La prima parola che sale immediatamente a galla nel mare della memoria quando penso a lei.
Condivisione che porta alla necessaria riflessione come motore di infiniti pensieri che crescono e si intrecciano, creando stupefacenti arzigogoli. Come una pianta rampicante abitata da fiori curiosi e foglie allegre che, aggrappandosi alla struttura romboidale della mente, la abbellisce, arricchendola.
Ospitando Silvia non avrei voluto pubblicare una foto in bianco e nero.
Ho per giorni immaginato tanto colore, sorrisi instancabili e contorni definiti. Lei ha scelto una stanza che chiama a gran voce tanta allegria, multicromatici pouf, tappeti accoglienti e sgargianti, tanta luce arancio-giallo-pesca e un'infinità di oggettini impensabili dalle forme impossibili! Una stanza divertente, insomma! Nulla di ciò che avevo pianificato è però poi stato.
Una fotografia seriosa, sincera e anche un po' meditativa mi ha catturato definitivamente, mandando in fumo tutti i programmi fatti. Sono semplici libri, disposti in un modo che appare casuale, i quali hanno però un'anima che invita alla riflessione.
Think, ci dicono. Libri che ci chiedono di pensare.
Ed aprire le porte di questo nuovo Cafè accogliendo una donna con una tale profondità m'è sembrato poetico! Abbinarle un frammento tratto da Balla coi lupi di Michael Blake è stata praticamente una scelta obbligata! L'intesa può nascere anche tra uomo e animale, dunque. Il concetto di cui parlavo all'inizio possiede quindi un linguaggio universale... qualcuno da qualche parte ha anche detto che "la felicità è reale solo quando condivisa"! Tutto torna, no?
Silvia tra l'altro, si presta bene a questa tipologia di confronti e l'incontro con lei quest'oggi, così come il primo incontro avvenuto con lei qualche mese fa, è morbido e croccante insieme. Non ci credete? Eppure lei è riuscita a creare questo connubio non solo a parole, ma anche con le sue manine. Crème brûlée per tutti, una "coccola alla panna" che ci sta proprio bene!


"Per tutta la sua vita era stato desideroso di partecipare e, come per ogni altro esser umano, la solitudine era qualcosa che doveva essere costantemente affrontata. Nel caso del tenente, la solitudine era diventata la caratteristica dominante della sua vita, così fu rassicurante vedere la sagoma di Due Calzini spuntare da sotto il riparo a tenda quando arrivò al forte, al crepuscolo.
Il lupo trotterellò sullo spiazzo e si mise seduto a osservare mentre il tenente scendeva da cavallo.
Dunbar notò subito che per terra, sotto la tenda c'era qualcos'altro. Era un volatile, un grosso tetraone delle praterie. Era morto e quando Dunbar si chinò ad osservarlo, notò che era stato ucciso da poco. Il sangue sul collo era ancora appiccicoso. Ma a parte i segni di qualcosa di appuntito che gli aveva forato la gola, il volatile non aveva niente fuori posto, nemmeno una piuma. Era un enigma per il quale non vi era che una soluzione e il tenente guardò esplicitamente Due Calzini.
<<E' tuo?>> disse a voce alta.
Il lupo alzò gli occhi e batté le palpebre, mentre il tenente Dunbar esaminava ancora il volatile.
<<Bene, allora>>, disse scrollando le spalle, <<immagino che sia nostro>>."

Da Balla coi Lupi, pag. 161, di Michael Blake

venerdì 17 aprile 2015

Con un poco di Cafè Littéraire

Il principio della vita elegante è un alto pensiero d’ordine e d’armonia, destinato a trasmettere poesia alle cose.
(Honoré de Balzac)
Come si misura l'eleganza?
In attenzioni. In gesti, forse.
Probabilmente in sguardi o in delicate carezze.
Nel portamento, nella pacatezza della voce, nel candore di un'espressione.
Nella raffinata ricerca di qualcosa di bello. Sempre.
Quand'ecco che comincia aprile e fiorisce di primavera ogni viale, l'erba profuma e nell'aria c'è un forte odore di salsedine misto a Tarassaco. Spalanco le finestre per far entrare un po' di questa brezza e mi accorgo che elegante come una sferzata d'aria fresca c'è solo il modo gentile di qualcuno di entrar nella tua vita. Il cielo è generoso e vuole condividere ogni sua tonalità, infatti in lontanaza si scorge qualche nube curiosa e color perla. Chiudo le ante delle portefinestre, le lascio basculanti: ora le tende ballano una danza così tanto soave ch'è una gioia stare a guardarle.
Pinterest
Metto su la caffettiera che in cinque minuti reclama la mia attenzione. Ho capito che vuol confrontarsi con gli odori del mondo e crearsi un piccolo posticino importante anche lei. Mi regala un caffè forte e intenso. Bollente e nero. Preparo le mie tazzine disegnate d'oro e color pesca, la sala è pronta, io lo sono. Manca solo lo zucchero. Così mi affretto a tornare indietro. Non faccio in tempo che qualcuno bussa dolcemente. E' arrivata! Lei viene da lontano. Non perché fisicamente lo sia, ma perché è lontana dai miei modi paciosi (lei ha gesti delicati) e dalle mie manifestazioni di giubilo (lei probabilmente ha una voce candida e melodiosa). Lei mantiene una composta eleganza. Sempre.
Quindi sopraggiunge l'ansia! Non sarò mai all'altezza! Non ho nemmeno lo zucchero! Oh, panico! Oh Dèi! Oh, zuccherodovesei!
Eh niente... Elena ha portato lo zucchero, quel po' che basta a render questo incontro saporito, quello adatto all'occasione, un po' bruno, un po' integrale, con un retrogusto di liquirizia che dà personalità. Giusto in tempo! Il caffè si sarebbe freddato, altrimenti. Come avrei fatto poi a leggerle il pezzo preparato? Non l'avrebbe gradito. Saprà che adoro questo autore? Non è la prima volta che mi lascio imbrigliare dalle di lui parole. Glielo spiegherò! Le dirò che La Sposa giovane è la sua ultima opera, ha giusto un mese di vita. Ho respirato queste pagine prima ancora di leggerle ed ho ingoiato questa storia come fosse miele: che all'inizio è così dolce, ma poi anche un po' la gola pizzica.
Apprezzerà? Oh sì! Lei apprezzerà!

Voi che invece passate e mi circondate d'affetto, lasciatevi invece travolgere dalla primordiale bellezza: quella che conquista con un tocco. Tutti Con Un Pocco Di Zucchero oggi! In armonia con i profumi del mondo, assieme al mio caffè, assaggiate con me la sua magia!

Bella oltre ogni dire, mi sgretolo nel minimo andare, rovesciando in un attimo ogni ammirazione in pietà e ogni desiderio in disagio.
E' una cosa che so. Ma non ho inclinazine per la tristezza, né talento per il dolore.
Mentre la conversazione era passata alla tardiva fioritura dei ciliegi, la Sposa giovane si avvicinò alla Figlia e si chinò a baciarla sulle guance. Lei non si alzò perché in quel momento voleva essere bella. Parlarono sotto voce, come se fossero vecchie amiche, o forse per il desiderio improvviso di diventarlo. D'istinto, la Figlia capì che la Sposa giovane aveva imparato la lontananza, e non l'avebbe mai dismessa, avendola scelta come la propria particolare e inimitabile forma di eleganza. Sarà ingenua e misteriosa, sempre, pensò. La adoreranno.

Da La Sposa giovane, pag. 24 di Alessandro Baricco

venerdì 6 marzo 2015

Cafè Littéraire ...portami via!

La compassione e l'empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa ricevere in dono.
(Charles Darwin)


Quando ho intrapreso il "viaggio" del Cafè Littéraire, ho immaginato fin da principio come instaurare le collaborazioni che sarebbero venute con il tempo. Ho sempre cercato animi affini, persone con le quali è stato bello intavolare un dialogo, contrapporre delle idee.
Mai avrei immaginato di incontrare persone non solo piene di cosedadire, valoridacondividere e ideedaregalare, ma anche affascinanti nel senso più arcaico del termine. Da fascĭnum che significa amuleto: con ad-fascĭnare si vuole in effetti intendere "incantare", "ammaliare", "stregare"!
E' così! Le donne che ho avuto il piacere di ospitare hanno esercitato su di me un fascino, prima mentale, poi caratteriale e personale che mi ha spinto più che mai a sentirmi grata di esser stata così fortunata per la loro serietà.
Assieme a cotanta virtù oggi accosto la più nobile delle qualità. Quella della serenità! Silvia è entrata nella mia vita con una delicatezza pari solo a quella delle mie gatte. E' una donna che ispira fiducia perché fondamentalmente ne dà. C'è una dote che spicca protagonista quando si parla di lei... lei è pura! Pura come sanno esserlo gli animali in tutte le loro splendide manifestazioni. E come loro è completamente scevra da ogni qualsiasi pensiero, emozione, sensazione, sentimento negativo.
Silvia è una donna che parla di animali, aiuta gli animali e ne comprende i misteri!
L'orgoglio che mi incrina la voce (lo sentireste se parlassi, ovviamente) è dato dal fattto che con lei condivido una passione forte che ci ha portato a camminare fianco a fianco lungo il sentiero della felinità! E' non solo una amica, ma anche la co-coordinatrice del progetto True Feline good Blog che portiamo avanti da quasi un anno. Avere l'opportunità di conoscerla nei "dietro le quinte" dei nostri post è stato forse il miglior regalo che il mondo della blogosfera ha potuto regalarmi. A lei solo grazie!
Io però l'ho invitata per un ennesimo motivo! Non smette mai di stupire perché di appassionato possiede anche la dote culinaria... eh, beh, avrei mai potuto farmi mancare lo stuzzichino di metà mattina? Per niente al mondo!
Direttamente dalla sua Pasticceria portami via! la Torta di rose è tutta per gli ospiti di questo salottino... correte a gustarne una fetta! Non prima di aver spulciato per benino il frammento letterario che ho scelto per voi. Di Luis Sepùlveda da Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, un pezzettino di vita che insegna quanto possa essere semplice amare non solo chi è diverso per colore, piume e peli, ma anche cuore, mente e razza!
Buona lettura!

Ti vogliamo tutti bene, Fortunata. E ti vogliamo bene perché sei una gabbiana, una bella gabbiana. Non ti abbiamo contradetto quando ti abbiamo sentito stridere che eri un gatto, perché ci lusinga che tu voglia essere come noi, ma sei diversa e ci piace che tu sia diversa. Non abbiamo potuto aiutare tua madre, ma te sì. Ti abbiamo protetta fin da quando sei uscita dall'uovo. Ti abbiamo dato tutto il nostro affetto senza alcuna intenzione di fare di te un gatto. Ti vogliamo gabbiana. Sentiamo che anche tu ci vuoi bene, che siamo i tuoi amici, la tua famiglia, ed è bene tu sappia che con te abbiamo imparato qualcosa che ci riempie di orgoglio: abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e ad amare un essere diverso. È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo. Sei una gabbiana e devi seguire il tuo destino di gabbiana. Devi volare. Quando ci riuscirai, Fortunata, ti assicuro che sarai felice, e allora i tuoi sentimenti verso di noi e i nostri verso di te saranno più intensi e più belli, perché sarà l'affetto tra esseri completamente diversi.

Da Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, di Luis Sepùlveda

domenica 1 febbraio 2015

Cafè Littéraire col piatto che scotta

Attraverso le fotografie che scatta ella riesce a scorgere particolari che non si notano nella realtà
 (Isabel Allende)

I'm Feline good su Pinterest

Tra le altre cose, ciò che più d'ogni altra riesce ad intrappolare la mente è uno sguardo.
Non solo uno sguardo il senso stretto, ma quell'occhio curioso che capisce e carpisce chi ha di fronte e restituisce quel che serve affinché l'altro s'innamori.
La donna e i suoi occhi. Un gatto e il suo fascino.
Li si può affiancare per quanto belli; li si può interscambiare per quanto veri.
Così un gatto e i suoi occhi, una donna e il suo fascino...
...e ancora... una donna e il suo gatto, i suoi occhi e il suo fascino.
Una realtà talmente collaudata che risulterebbe perfino banale soffermarcisi. Eppure di questa realtà non ne ho ancora abbastanza. Sento che come all'orizzonte il mare e il cielo si uniscono e diventano l'uno il prolungamento dell'altro, così vorrei perdermi nella profondità del primo e nell'immensità del secondo. Gli occhi di un gatto, il fascino di una donna.
Clic.
E fermare il tempo e godere di quel momento.
Clic.
Se la donna è anche una ladra di momenti, pittrice di verità e restauratrice di ricordi sbiaditi, allora in quegli scatti è cullato un segreto chiaro solo a chi sa guardare. Lei però è generosa e lo dona a tutti.
I limiti si sciolgono e si amalgamano agli attimi, completandoli... come su una tela in cui il bianco lascia spazio ai colori senza mai imporsi, ma divenendo parte del capolavoro.
Di smeraldo gli occhi di lei. Limpidi e luminosi, quasi di cristallo. Portano con sé di volta in volta una nuova storia. Storia che regala con candore... come fosse l'ultima: la pià bella.

Questo Cafè Littéraire è nato quasi un anno fa e in corso d'opera è cresciuto, si è evoluto ed ha preso una forma peculiare. Oggi è più maturo di ieri e conto che con il tempo possa divenire ancor più interessante o saporito. Come un buon vino, insomma!
Tempo Maestro saprà come rendere la strada impervia, ma ricca di soddisfacenti conquiste.
Aprire la mia porta a Francesca, lasciare che si accomodi sul divano e vederla giocare con le mie gatte è una di queste! Sulla sua tela ha saputo disegnare sogni e realtà, affacinandomi ogni volta per quanta profondità, quanto di sé ci aggiungesse. Quel pizzico di "tutto" che ci sta bene e chiude la settimana con un bel sorriso e qualcosa su cui riflettere.
Ma La gatta col piatto che scotta non è solo questo. E' anche arte. E' fotografia: quella che non nasconde segreti, ma che li scova e ce li porge.
Ho scelto Isabel Allende da abbinare a Francesca. Lascerò che sia questa autrice a spiegare di questa passione, meglio di quanto io non sappia fare. Voi trattenetevi giusto il tempo della lettura... ci son dei gatti che vi aspettano anche da lei, non bisogna farli attendere!


“Un oggetto o un corpo dall’aspetto comune, se osservati con vera attenzione, si trasformano in qualcosa di sacro. La macchina fotografica può rivelare i segreti che l’occhio nudo o la mente non colgono, sparisce tutto tranne quello che viene messo a fuoco con l’obiettivo. La fotografia è un esercizio di osservazione e il risultato è sempre un colpo di fortuna. […] La macchina fotografica è uno strumento semplice, anche il più stupido può usarla, la sfida consiste nel creare attraverso di essa quella combinazione tra verità e bellezza chiamata arte. E’ una ricerca soprattutto spirituale. Cerco verità e bellezza nella trasparenza di una foglia d’autunno, nella forma perfetta di una chiocciola sulla spiaggia, nella curva di una schiena femminile, nella consistenza di un vecchio tronco d’albero e anche in altre sfuggenti forme della realtà. Alcune volte, mentre lavoro su un'immagine nella mia camera oscura, fa la sua comparsa l’anima di una persona, l’emozione di un evento e l’essenza vitale di un oggetto, e allora il cuore mi trabocca di felicità e libero il pianto, non riesco a farne a meno”.

“Tutto ciò che esiste intesse una relazione, è parte di un rigoroso disegno; quel che a prima vista può sembrare un viluppo di casualità, alla minuziosa analisi della macchina fotografica rivela gradualmente le sue perfette simmetrie. Niente è casuale, niente è banale. [...] L’essenziale è spesso invisibile; è solo il cuore, e non l’occhio, a poterlo cogliere, ma la macchina fotografica a volte sfiora tracce di quella sostanza.”

Da Ritratto in seppia, pagg. 92 e 212, di Isabel Allende

venerdì 12 dicembre 2014

Paciocchi al Cafè Littéraire

L'appuntamento di oggi al Cafè Littéraire è un po' particolare! Sì perché io non potrò gustarmelo appieno assieme a voi!
Come perché? Eh, perché io non ci sono!
Diciamo che manco ormai da dieci giorni dall'Italia (come chi mi ha seguito finora avrà capito da alcuni felini post!) e la tragedia è che non potrò godermi in diretta la faccia della mia ospite! 
Ammetto che c'è forse qualcosa di freudiano nella passione che si è sviluppata con il tempo per lei! C'è qualcosa che l'avvicina in maniera impressionante a quei "dolci pregi-buffe manie" che possiede il compagno della mia vita! Ancora oggi quando ci penso mi vien da ridere, perché hanno alcune caratteristiche sovrapponibili e qualche volta mi vien anche da pensare "cavolo, sono l'una la versione femminile dell'altro e viceversa!".
Eppure non è questo che mi ha avvicinato al suo blog! C'è qualcosa di suo, peculiare, qualcosa di personalissimo, che la rende unica nel suo genere! Lei è forte e cucciola insieme, è capace di enormi slanci di seria realtà, eppure ha una simpatia ch'è difficile non notare (e apprezzare, direi!)! Non ci crederà, ma nel suo piccolo è stata un esempio di perseveranza e coraggio per me. E' una stima che nasce prima per la persona e per le scelte di vita che ha portato avanti con determinazione, e poi per la blogger che sovente non manca di farmi ridere con quella sua marcata autoironia! Non a caso il suo blog si chiama Paciocchi di Francy! E quando si parla di "paciocchi" cos'è che vi viene immediatamente in mente? Cosa stuzzica la vostra immaginazione quando pensate a qualcosa (o qualcuno) che fa pasticci? Vi do un aiutino...
...è una dolce donna buffa nella quale tutte prima o poi ci siamo immedesimate!
Pecca di autostima ma lotta per riuscire a cambiare! E' simpatica come poche ed è La Sognatrice! Colei che alla fine esaudisce il sogno di una vita per tutte noi romantiche!
Ma sì... Bridget Jones!


Ed ecco che la mia ospite oggi incarna quella figura: dolce-dolce e piena-piena di pregi (che a volte non vede!)! Eccola che entra, si accomoda in questo salottino (che per l'occasione s'è vestito all'inglese) e fa da padrona portandovi le sue fantastiche Polpettine dolci!
Insomma, fate come foste a casa vostra! Francesca saprà intrattenervi meglio di quanto possiate immaginare...
...e con le mani zuccherose, godetevi questa traccia. Lasciate che la Bridget Jones ch'è dentro di voi (beh, dentro voi donne!!!) si sbizzarrisca invogliandovi ad usare un telecomando come microfono e cantare a squarciagola All by myself di Céline Dion!
Alla prossima!

When I was young I never needed anyone
And making love was just for fun
Those days are gone
Livin' alone I think of all the friends I've known
When I dial the telephone Nobody's home

All by myself Don't wanna be
All by myself Anymore

Hard to be sure Sometimes I feel so insecure
And loves so distant and obscure
Remains the cure

All by myself Don't wanna be
All by myself Anymore
All by myself Don't wanna live
All by myself Anymore

When I was young I never needed anyone
Making love was just for fun
Those days are gone



venerdì 7 novembre 2014

Cafè Littéraire in Baita

C'era una volta una ragazza con gli occhi blu che un giorno, girovagando tra le strade della rete, s'addentra in un bosco di www, saltellando tra html appena nati e fiorellini virtuali. In quella foresta incantata, annusando un profumino buono, segue la curva scoscesa che prende il sentiero e svolta l'angolo creato dalla collinetta. Laggiù a valle, circondata da violette e ciclamini, su un piedistallo a forma di torta color pastello c'è la Baita dei Dolci. La più bella che avesse mai visto.
La ragazza, affascinata dalle tonalità leggere dei colori, ma ancor di più dagli inebrianti profumi, decide di bussare e cercarne il proprietario. Così, tra un saltello e un altro, giunge alla porticina e chiama ad alta voce.
Dall'interno provengono risa e divertimento, così le sembra di avere già troppo disturbato, quando all'improvviso con una vocina candida, un piccolo principino educato e con il nasino sporco di farina, le apre la porta e chiama la sua mamma. La Regina della Baita arriva con i suoi lunghi capelli scuri, accogliendo la giovane con mani e braccia allargate: un segno generoso. La povera inesperta s'accorge che in quel mondo incantato si preparano sogni, s'impastano creatività e fantasia e s'infornano certezze. I due padroncini di casa, così dolci e affaccendati, le offrono una fetta di torta, poi la crostata, un biscottino croccante su cui spalmare una cremina cremosa color ambra. Ad ogni assaggio una scoperta, ad ogni morso un tripudio.
Ora sa cosa fare. Ha capito cosa nella vita vuole diventare. E così, annotando mentalmente la miriade di nuovi ingredienti scoperti e salutando la bella regina e i suoi due principini, si avvia percorrendo una nuova strada saporita. Ogni tanto si volterà indietro, già lo sa, qualche volta ritornerà per sentirsi di nuovo coccolata, è una certezza.
Passano i giorni e la ragazza dagli occhi blu decide ch'è arrivato il momento di esaudire il proprio sogno: riuscire ad infondere la medesima serenità attraveso i suoi scritti. Così come la Regina della Baita era capace di ammaliare con frutta, uova e farina, anche lei aspirava ad affascinare attraverso descrizioni, storie e letteratura.

Apre gli occhi e il suo Cafè Littéraire è lì palpabile, luminoso e vivo!

Il mio desiderio, grazie alla partecipazione delle blogger speciali che mi hanno accompagnato finora, è realtà.
Come avrete già immaginato, la dolcissima ospite che sta ora entrando dalla porta con un vassoio colmo di banane caramellate è Vanessa de La Baita dei Dolci! Ho avuto il piacere di conoscere questa donna fantastica quando ancora non sapevo cosa fossero le fave di cacao. Successivamente grazie ad un caso fortuito, ho potuto conoscerne la consistenza e il profumo intenso.
E' stato però quando ho capito di poter unire arte letteraria e arte culinaria che ho pienamente inteso una ricetta che lei aveva pubblicato unendo alla pasta fatta in casa le odorosissime fave!
Questo angolino è nato proprio in questo modo!
E se avete prestato attenzione alla storia che vi ho raccontato ad inizio post, avrete anche inteso che Vanessa è stata Musa due volte!
Il mio grazie glielo scrivo abbinandola ad un libro che ho amato tanto, ma che ho scoperto da relativamente poco. Alla Regina della Baita dedico un frammento tratto da La regina dei castelli di carta di Stieg Larsson, il terzo libro della trilogia Millennium.
Buona lettura... e suvvia, non siate timidi, assaggiate anche voi!

Lisbeth Salander stava studiando la presa d'aria nella sua stanza d'ospedale chiusa a chiave quando sentì la chiave girare nella serratura e vide entrare il dottor Anders Jonasson. Erano le dieci passate della sera di martedì. Il dottore interruppe l'elaborazione del suo piano di fuga dal Sahlgrenska.
Aveva misurato la presa d'aria e verificato che la sua testa poteva entrarci, e che non avrebbe avuto grossi problemi a farci passare anche il resto del corpo. Era al terzo piano, ma una combinazione di lenzuola tagliate a strisce e un cavo di tre metri recuperato da una lampada a terra avrebbe risolto il problema.
Aveva pianificato la fuga passo per passo. Il problema erano i vestiti. Aveva solo le mutande e la camicia da notte dell'ospedale e un paio di sandali di plastica che si era fatta prestare da un'inserviente. Ma aveva duecento corone in contanti che Annika Giannini le aveva dato perché potesse farsi portare le caramelle dal chiosco dell'ospedale. Sarebbero bastate per comperare un paio di jeans e una maglietta in qualche negozio di indumenti usati, purché fosse riuscita a localizzarne uno a Göteborg. [...] Poi tutto si sarebbe risolto. Aveva in programma di atterrare a Gibilterra qualche giorno dopo la fuga, e di costruirsi una nuova identità in qualche angolo del mondo.

Da La regina dei castelli di carta, pag. 371, di Stieg Larsson

venerdì 3 ottobre 2014

Cafè Littéraire ...a tutto pepe!

Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere
(Daniel Pennac)



Lost in a Book on Pinterest
Complice il voler proporre un'introduzione interessante a questo primo appuntamento autunnale del Cafè Littéraire, una domanda che sta angustiandomi è "perché si legge?".
Forse non mi sono mai soffermata sul perché io lo facessi, né tantomeno mai nessuno me l'ha chiesto! Tornandoci su più e più volte in questi ultimi giorni, mi sono detta che le miriadi di risposte che possono nascere dipendono dalla persona, dal suo carattere, dalla sua educazione. Dalla sua età. E' ovvio che anche l'ambiente, la cultura, il tempo storico, la predisposizione del momento, il tempo meteorologico e chissà quali altre infinite variabili potrebbero influenzarne l'esito.
Quindi vi chiedo di fermarvi un attimo e porvi questa domanda...
Ebbene? Quale risposta siete riusciti a darvi?
Io vorrei conoscerla, ne sono curiosa. Così come curioso è stato conoscere il mio motivo.
Io non leggo perché sento la necessità di evadere dalla mia realtà. Non leggo per compiacere qualcuno. Certo, in questo momento non leggo per apprendere in senso stretto, semmai solo per piacere.
Non mi sento di rispondere che leggo perché fa "moda" o fa "fico" o semplicemente per scrivere qualcosa nel mio salotto letterario (sic!)!
Eppure, mi direte, quando ci si tuffa in quelle pagine piene di tempo e luoghi sconosciuti, un po' si deve evadere dalla propria vita. Quando le parole scivolano via più veloci del tempo, si compiace se stessi, si apprende sicuramente qualcosa che prima ci era sconosciuto e, perché no, lo si condivide con qualcuno, alla fine!
La fortuna è questa. Capire che la lettura può. Ha un potere che va oltre ciò che si realizzi. E nonostante si creda ch'è una pratica che ci impegna "da soli", invece a volte unisce e sorprende.
E' per questo che leggo. Per ritrovare me stessa nelle parole di qualcun altro e sapere che grazie ad un'armonia sconosciuta posso essere legata ad infinite persone che mai incontrerò!
Oggi è quel caso.
Oggi accanto a me c'è una splendida donna che gioca con l'arte.
Lei riflette, soppesa, studia ogni sfumatura e poi... e poi... abbina!
Così come si abbinano i colori nei vestiti, così com'è bravo un pittore a sfumare le onde del mare con innumerevoli verdi e blu, Michela, nel suo angolino A tutto pepe..., unisce letteratura e arte culinaria amalgamandoli perfettamente! Non vi stupirà, infatti, andarla a trovare e scoprire che anche oggi ha meravigliosamente raggiunto un connubio perfetto!
Si accomoda con me ed io, per renderle compito arduo, le propongo un estratto d'altri tempi, una scorrevolezza gentile ed elegante... come mai s'è potuto (e mai mi era capitato) di legger Pirandello, oggi offro a lei l'opportunità di abbracciare parole centenarie, sapendo che anche in questo caso non mi deluderà!
Voi, intanto, godetevi l'estratto e assaggiate il Gâteaux au chocolat.


<<M'amerà!... m'amerà!...>>, si ripeteva ora Giulio Accurzi, uscendo dalla casa della sua promessa sposa. Egli l'avrebbe vinta a poco a poco, cingendole l'anima di dolce e silenzioso assedio, spiandole negli occhi e sulle labbra ogni desiderio, ogni accenno di desiderio. L'avrebbe vinta colla sua sommissione, senza mai urtare i sentimenti di lei,  né tentar mai apertamente di penetrarle nel cuore; così, con l'alito soltanto della sua passione, il cui ardore man mano avrebbe ridato, ne aveva fiducia, il roseo colorito e la prima gajezza a quel freddo e pallido volto. L'avrebbe vinta...

Bisognava, innanzi tutto, aver pazienza. Il tempo ajutato, nudrito dalle sue cure amorose, doveva un po' per volta cancellar da quel cuore l'imagine d'un altr'uomo. [...]
Giulio Accurzi inviava ad Agata fiori ogni mattina, prima ch'ella si levasse di letto: ora un grand'involto di rose sciolte, in un fazzoletto bianco, di seta; ora un canestro di gardenie; ora un gran cappello di paglia da contadini con fiori di campo... E cominciò a presentarle i primi regali: anelli, bracciali, spille... Ella li accettava confusa, senza espressioni sincere né di gradimento, né d'ammirazione; li toglieva con mano tremante dalle ricche scatole, e lasciava che la madre si profondesse in meraviglie. Agata gli dava ancora del lei.
- Così no... non voglio più esser ringraziato... - si spinse egli a dirle finalmente.
- Ebbene, ti ringrazio - fece ella, chinando leggermente la testa e sorridendo appena.

Da Amori senza amore - L'onda, pagg. 37-38, di Luigi Pirandello