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lunedì 2 aprile 2018

[Intervista] Ben4You

Questa è la stanza che maggiormente permette ai suoi ospiti di sondare d'arte: il fulcro artistico di ognuno.
Eccomi ad ascoltarti, allora; curiosa di questa nuova esperienza, ho voglia di imparare da te.
Per te dieci domande... accomodiamoci.

1) La Bohemian Room è una tra le stanze più "originali". Quella in cui è possibile esprimere se stessi a tutto tondo, e contemporaneamente domandarsi come fare per imparare qualcosa di nuovo. Come migliorare. Ebbene, riesci a spiegare il legame nato con questo luogo? Cosa ti ha spinto a sceglierlo? Perché?

Ciao, tra tutte le descrizioni della tue stanze, meravigliosamente presentate, questa è quella che penso mi corrisponda di più, per creatività ed inventiva, immaginazione e la curiosità che sempre mi contraddistinguono ed animano. Compresa anche una completa apertura alle possibilità che emergono dal reale, sapendolo intercettate e sorprendere.
Per me è proprio vero che non si finisce mai di imparare dal reale e poi riportarlo in versi. Quindi è una questione di affinità che sento proprio con i contenuti della stanza.
Dalla frase del grande Rodari che etichetta la stanza mi sento, ancora, abbastanza colpito in quanto ripercorrendo le occasioni della mia vita vedo proprio che io non mi sono lasciato sfuggire forse nessuna occasione per buttarmi ed esprimere me stesso, la mia ricerca, in ogni attività che intraprendevo.
Ad esempio mio fratello ha comprato per se un modellino di nave a vela da costruire, lo ha mollato prestissimo, ed io l'ho continuato e finito ed ho anche preso la passione di fare modellismo, navale, aereo, e plastici da guerra.
Mia sorella maggiore ha preso per lei una chitarra, ma dopo poco l'ha abbandonata ed io invece ho iniziato da autodidatta ad appassionarmi a vita alle musiche e canzoni.
Non contento del suono che emetteva la volevo migliorarla, la smonto, piallo, preparo, ... ma poi rimane li, in attesa delle migliorie, in quanto mi comprano una nuova chitarra.
Potrei fare esempi in altri campi, umani, sportivi, tecnici, ecc.
Ma anche di mie idee non ne sono mai sprovvisto, è solo il tempo che mi manca per poterle realizzare, infatti, purtroppo spesso accade che alcuni progetti non vedono la luce, e rimangono incompleti, ma quando le completo c'è da rimanere a bocca aperta!

2) Parliamo di realtà e interpretazione della stessa. Credi che uno scrittore debba necessariamente apprendere dall'esterno per poter comunicare uno stato d'animo? La realtà interiore di un autore può avere interpretazioni differenti a seconda del lettore o credi che l'interpretazione sbagliata sia una mancanza nei suoi riguardi?

No assolutamente non è necessario apprendere dall'esterno, molto spesso basta leggersi dentro per poter far uscire i propri sentimenti o i propri vissuti esperienziali, come anche a volte si è colpiti da eventi esterni, vicini o lontani che siano, ma se raggiungono le corde allora sono impossibili da trattenere, essi riverberano in se stessi e riescono come nuove emozioni percepite e sedimentate.
È evidente che ognuno che legge una poesia ha la libertà di recepire per come gli è dato di sentire in quel preciso momento in cui legge, infatti se rileggerà in altro momento, con altro stato d'animo, riceverà altre emozioni ...
Esattamente questi pensieri li ho presentati nel componimento "Poesia fruttata" che già dal titolo fa capire il ruolo cui la poesia è soggetta ma anche un inaspettato ruolo del lettore ... che lascio a voi scoprire!
Non sarà mai una mancanza di rispetto all'autore ma piuttosto un limite contingente ad una semplice lettura, infatti secondo me una poesia per essere completamente ben compresa in tutte le sue sfumature ed accenti deve essere letta e riletta, in tempi e situazioni differenti, più e più volte.
Comunque poi che una poesia dia qualunque emozione o sottolineatura è comunque una cosa positiva, è come se arricchisse il messaggio originale, sai la libertà di interpretazione è proprio quella che da maggiori frutti.
Infatti io forse ho ecceduto, o mi sono spinto un po' oltre, nel dire che leggendo una poesia in realtà può capitare che sia la poesia a leggere dentro il tuo vissuto del lettore, ...!

3) Cosa sai fare meglio di chiunque altro?
 
Non mi sento migliore di nessuno, ma se c'è un processo di miglioramento quello è sempre e solo con se stesso.
Ammiro alcuni lavori di altre persone che esprimono meglio di chiunque altro quello che vivono emotivamente e lo sanno mettere in forme poetiche bellissime.
Sembrerà strano ma io non ho un genere preferito o argomento preferenziale, e neanche un modo di fare poesia più o meno standard, oltre a saltare tra l'italiano ed il dialettale romanesco, anche gli spunti che trovo sono i più disparati, amore, dolore, umanità, natura, spiritualità, ecc.
Allora potrei dire che meglio di chiunque altro so saltare da un argomento all'altro anche in forme espressive poetiche e linguistiche diverse (come anche gli Haiku/Tanka), si anche affrontare argomenti molto diversi tra di loro.
Poi credo che lo spirito di adattamento sia anche una mia caratteristica, forse troppo adattabile diventa una debolezza ma che ci posso fare, questo carattere mi ritrovo e me lo tengo!

4) Potessi incontrare uno dei personaggi della tua opera, chi sarebbe? Faresti o diresti qualcosa che possa condizionarne il futuro?

Ora il difficile è selezionare uno solo di essi, tra i tanti, tutti così diversi, tutti così importanti ed essenziali, ... forse quello più colloquiale potrebbe essere l'uomo che è convinto che oggigiorno è preferibile essere animali, non per disumanizzare la specie umana, anzi semmai per puntualizzare che noi umani abbiamo perso una certa capacità critica e sensibilità personale, accettando troppo supinamente tutti gli stereotipi delle società correnti (compresi i mezzi di comunicazione sociali, mode, ecc. ecc.), ed essendo con lui in pieno accordo, sarei io ad esserne sempre più concretamente condizionato, visto che poi nella realtà dei fatti è difficilissimo staccarsi completamente da essi, vanno gestiti e possibilmente limitati, ... se una volta non c'erano si viveva (benissimo) lo stesso, qui vedo e capisco solo che stiamo diventando sempre più degli "oggetti del sistema" (democratico o meno) che ci sta plasmando "a loro uso e consumo", ciò che perdiamo via via la nostra identità e capacità critica, la presenza attiva nella società che noi persone dovremo costruire a nostra misura e non lasciarla costruire da altri per noi (... pura utopia!?) a loro misura su di noi.

5) Credi di essere preparato per la scrittura? Di avere talento in quest'arte? Sai dimostrarlo?
 
La mia preparazione nella cultura italiana è solo appena sufficiente, lo riconosco, ma il taglio degli studi prevalentemente tecnici ed altri interessi e passioni hanno fatto il resto.
Se quello che riesco ad esprimere sia frutto di un talento o comunque lo stia dimostrando non lo so, so solo che a volte commentando altre poesie mi accorgo di aver scritto o aver dato uno spunto per una prossima poesia!
Mi ricordo che alle elementari mia madre fu molti contenta di un tema/racconto che presentai a scuola proposto dal maestro, esposi la storia di un seme in sintesi quel poco che mi ricordo:
"Il seme
La storia di un seme che diventa albero, cresce insieme al bambino che ha visto crescere sotto di lui, che avrà protetto amato e curato, un'amicizia forte, ma ammalato dopo che sarà tagliato, si separeranno, ma miracolosamente e all'insaputa del bambino lo seguirà anche a scuola come "suo banco" e stando in classe anche "lui" avrà imparato qualcosa dalla vita del bambino e dalla scuola."
Poi alle medie o fine elementari avevo insieme ad amichetti messo su una piccola pubblicazione periodica ogni tot tempo, settimane o mesi (A MANO per fare le copie da distribuire/vendere), su fogli protocollo trascritti a mano in cui trascrivevano frasi simpatiche, poesiette, vignette, barzellette per rallegrare lo spirito degli studenti (ma che c'era bisogno a quell'epoca?...) Il titolo ? "Er mejo", cioè "Il meglio", con quanta cura e amore facevamo tutti il necessario...

6) Se un tuo lettore ti definisse "maestro", ne saresti maggiormente lusingato o inorridito? Senti di poter diventare per qualcuno mentore, guida, figura di riferimento in ambito letterario?

Si direi lusingatissimo, mi farebbe molto piacere se qualcuno trovasse qualcosa da apprendere dai miei scritti, forse ne sarei sorpreso anche io, in quanto guardando sempre dalla mia prospettiva non mi accorgo che possono esserci diverse letture e punti di osservazione diversi dal mio che potrebbero far scoprire qualcosa che non riesco a vedere.
Mentore, guida, riferimento? Già è tanto difficile governare me stesso, figuriamoci altri oltre me...! Non avrei comunque modelli da proporre, ... tutto "a la carté"! Esattamente come i momenti, attimi di pura ispirazione o realtà da cogliere al volo, l'importante, se non si può subito scrivere, è appuntarsi le cose essenziali per poi in pace ricostruire quell'ispirazione e trascrivere in versi.

7) Ti ispiri a un autore in particolare? Perché?

Nel dna che mi costituisce ed in ordine cronologico devo riportare il grande Trilussa, il sommo Dante, ed il meraviglioso Leopardi.
Vediamo brevemente, Trilussa incarna la società narrata senza veli e senza peli, capacità di satira socio-politica impareggiabile, ed anche la capacità di far dialogare animali al posto di uomini, con le loro vicende, specchio di quelle umane e viceversa.
Dante per la linearità dell'esposizione e composizione dei versi misurati fino all'inverosimile, la musicalità delle rime in quartine ecc. ineguagliabile!
Il titolo del mio primo libro prende le mosse proprio da un suo verso "Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza".
Questa la chiave di lettura delle mie poesie, ... considerare, fare considerazioni dopo averle lette, perché già ognuna ne propone almeno una...
E perché allora "Considerazzioni" con due zeta? Dal titolo di una mia poesia in romanesco ho unito il fine, del considerare, meditare, con l'animo mio che è stato profondamente marcato, fin dalle elementari, dalla poesia romanesca di Trilussa che il mio maestro, napoletano, adorava moltissimo (approfondimenti nella descrizione del libro) per cui l'influenza del romanesco ha fatto "fiorire" una seconda zeta dovuta alla cadenza della parlata dialettale che così viene riportata nella scrittura, o si raddoppiano oppure si semplificano (es. guerra -> guera) cadendo le doppie in singole.
Ed infine Leopardi per la profondità dei componimenti a partire dalla natura all'uomo, ed alla sua spiritualità affiorante quasi ovunque, fossero anche solo le domande che pone. Almeno in un paio di poesie già pubblicate mi sono cimentato con il mio sentire l'infinita sproporzione che viviamo sulla nostra pelle e del creato intero che ci guarda da lassù... altre saranno di prossima pubblicazione, è il sentire la sproporzione tra finito ed infinito che mi anima tali considerazioni o domande.

8) Non fossi stato portato per la scrittura, avresti scelto una diversa forma d'arte per esprimere te stesso oppure con fatica avresti tenuto tutto dentro?

Credo che avrei tenuto tutto dentro, purtroppo, come tutto è tenuto scritto su carta, tutto quello che dai 16 anni in poi ho iniziato a produrre. Io sono un bel po' antico, non esisteva niente di elettronico neanche il PC! Si aveva più tempo per rivedere, rileggere, e correggere, ... note a lato, freccettine di rimando, altre idee che fiorivano attorno... insomma veramente tutto poetico! e magico sul foglio, ... carta penna ed estro!
Solo negli ultimi 7 anni con l'uso di tablet e smartphone li ho trovati utili per appuntare, avendoli quasi sempre appresso, le idee e sollecitazioni che emergono al volo oppure la sera, oppure quando ti alzi in piena notte o la mattina presto più del solito orario. Viaggiando sui mezzi di trasporto trovo molto utile, oltre che chattare, poter leggere o addirittura scrivere ed utilizzare quel tempo in modo costruttivo, utile a te stesso,
In altro modo non credo proprio che ne sarei capace, arte o non arte, non mi sono mai cimentato in nessuna altra forma.

9) Puoi rallentare il tempo. Per una sola volta nella vita e solo per un'ora: ogni minuto equivarrà a un'ora normale. Qual è il momento perfetto di cui godresti così tanto a fondo?

Ciò che mi piace fare lo dilaterei si, all'infinito (suggerisce Leopardi, ahahah)!, ma essendo anche il mio tempo limitato, seppur allungato, anche se sono un tipo che sa stare bene da solo e so adattarmi a fare cose anche da solo, ... a piacerebbe stare in vacanza con molti amici, e riempire la giornata di diversissime attività all'aperto e non, montagna o mare non fa differenza, l'importante è il clima che si instaura. A me piace molto la compagnia, se non si è capito.

10) Ultima domanda. Dimmi qualcosa che riguarda il lato di te più profondo, inalscoltato, istintivo, sincero di cui nessuno sa nulla. Una cosa che non hai mai detto e che riguarda l'approccio che hai con i tuoi scritti.

Sempre se avessi tempo, per il mio futuro avrei un enorme desiderio che sarebbe quello di creare anche dei semplici video con voce narrante che legge la poesia, ed un semplice video dove scorrono i versi (stile karaoke) scritti, con : video o foto in movimento con soggetto a seconda del tema della poesia, ...
Può bastare? ... si?... NO !!!
e perché NO? ...
Sogno che si possa fare, ovviamente, in più lingue !!!
A tal proposito ha iniziato a creare un canale youtube, per ora vuoto, in cui inserire e rendere pubblici i vari video, uno per ogni poesia, e per ogni lingua ...un lavoretto da niente eh!
Tutto questo sarebbe: solo per amore alla POESIA, ai suoi contenuti, che spero di riuscire sempre a mettere, non mi basta descrivere luoghi o situazioni, anzi forse non son proprio capace in questo, ma cosa sento e provo quello si, sarebbe ed è la chiave di lettura di ogni mia prosa, e demando al lettore il lasciarsi in qualche modo colpire, prendere, affascinare, considerando su considerazioni da me già considerate come "Considerazzioni" vitali anche sue!
Il motivo principale per iniziare a fare qualcosa di concreto è stato il voler lasciare qualcosa di me ai miei due figli, per magari conoscermi meglio, visto che li ho avuti già in tarda età ..., ma sorvoliamo su questo piccolo dettaglio.

Grazie infinite per il tuo tempo.

[Valutazione] Considerazzioni - Ben4You



Nome della raccolta: Considerazzioni
Autore: Ben4You
Genere:
Poesia
Valutazione: Ed io che sono
Lettura:  15 opere (le prime 10 consecutive, più 5 casuali)
Punteggio: 80/100 

1) GRAMMATICA 10/10
Gli errori costituiranno dei semplicissimi centesimi. Dieci errori equivarranno a -1 punto, venti a -2 e così via. Una volta ottenuto il risultato, esso sarà arrotondato per eccesso e sottratto al punteggio pieno di 10.

CommentoIn "Ed io che sono" non sono state rilevate sbavature da un punto di vista strettamente ortografico o sintattico.

Punteggio
Ortografia = - 0 punti
 
- Ortografia (errori evidenziati in numero)
Nessuna annotazione da fare.

- Sintassi (segnalazioni evidenziate in numero)
Nessuna annotazione da fare.

2) STRUTTURA FORMALE 26/30
Per ogni gruppo, verrà assegnato un punteggio in decimi, spiegato all'interno della valutazione. La somma del punteggio di ogni gruppo corrisponderà al voto finale per questo parametro. 

- Grafica 8/10Due universi. Ecco ciò di cui si prende cura l'autore nel testo: una precisa, visibile, definita dualità. Nella struttura presentata in "Ed io che sono", tale dualità appare prepotente, forte, decisa.
Innanzitutto vezzo grafico vuole che questa poesia sia stata centrata e che sia stata adoperata per la scrittura un più elegante corsivo, a dispetto di quanto ci si sarebbe aspettati per un testo tanto "saldo", fermo.
Quindi l'occhio bisogna si soffermi sulle prime due strofe, speculari; quindi due affermazioni, anch'esse tali; infine la dualità prende corpo in un solo e unico finale adagio: la fusione tra il due tipologie di dubbi, che trovano spazio sia nelle ipotesi universali che in quelle particolari, ora si trovano paradossalmente in perfetto equilibrio (per quanto in bilico: "su di me mal poggiati") sull'uomo stesso che dubita.
Direi che il senso grafico è stato piacevolmente centrato, riguardo la struttura visiva del testo attraverso la quale l'autore è riuscito ancora una volta a comunicare.

- Fonica 8/10Non vi è la presenza di rime evidenti e suoni assonanti che lascino in bocca la sensazione musicale della tipica filastrocca... eppure musicalità la si sente quando l'autore accosta due strofe a segnalare due domande, quando adopera figure retoriche d'elocuzione, ripetizione, a sottolineare insistenti alcuni concetti altrimenti non così visibili ("ove forze... / ove tutto / ove forze... / ove nessuna...").
Il climax permette al lettore di entrare a mano a mano nel testo, visualizzando poco per volta le immagini. Esse vengono espresse con grazia e poca retorica, quand'anche al termine si arriva all'espressione più importante (dal punto di vista fonetico) di una assonanza, che diviene constatazione musicale sì piacevole all'orecchio: "Tra un eterno duraturo / e / un finito perituro."
Ecco la dualità che si esprime anche in questo parametro, emerge libera di infondere la sua esistenza, spronando il lettore a focalizzarsi non solo visivamente, ma anche auditivamente su di essa.

- Significato 10/10Come abbiamo potuto appurare nei due precedenti parametri, la presenza di una dualità – che va a stuzzicare il canale visivo e auditivo del lettore – è estremamente evidente. Più che in ogni altro, essa si esprime nel campo semantico, dove può raggiungere la sua massima espressione. È qui che infatti è possibile saggiare il testo e farlo proprio capendo ogni parola collocata e il suo corrispettivo nella strofa successiva.
Così, palese è la contrapposizione dei primi versi delle prime due strofe: "Che sono le cose" e "Ed io che sono". La distribuzione evidente che si parte da un dubbio universale per poter poi traslarlo su se stesso, un concetto personale di dubbio (Cosa sono le cose? Ed io cosa sono?).
Seguitando a confrontare i secondi versi delle due strofe, si coglierà visibile quasi marchiata a fuoco la perpetua contrapposizione universale/personale: "in questo universo di silenzi", "in questo spazio di emozioni". Concetti che per quanto lontani da colui che parla mantengono comunque uno stato di vicinanza intrinseca, data dagli evidentissimi dimostrativi "questo spazio", "questo silenzio" a scandirne un ritmo personale, appartenente a tutti, vicino a tutti.
E ancora "ove forze dirompenti govenano / ove tutto consuma energia" e "ove forze dilanianti mi albergano / ove nessuna forza possiedo"; quattro versi che raccontano empiricamente l'impotenza dell'essere umano non solo nella composizione universale delle cose, ma anche (e forse soprattutto) nella composizione e formazione di se stesso. Una consapevolezza che annienta e distrugge, un infinito dubbio che impedisce ai sensi instintivi più "animali" di accettare una tal condizione. L'accettazione avverrà, ma solo alla fine dell'intera opera.
Gli ultimi due versi delle prime due strofe gettano infine l'uomo nella piena riflessione su cui si incentra l'intero testo: "in questo infinito e certo spazio / in cui sono ospitato?" e "in questo finito e precario posto / su cui sono poggiato?". Denotare anche in tali interrogativi quanto sia preponderante la presenza di una dualità del significato: a fronte di una certezza della vicinanza ("in questo infinito e certo spazio / in cui sono ospitato?" e "in questo finito e precario posto / su cui sono poggiato?") vi è contrapposta una totale incertezza dei luoghi, dei fatti, della vita in generale ("in questo infinito e certo spazio / in cui sono ospitato?" e "in questo finito e precario posto / su cui sono poggiato?").
Ai dubbi seguono due certezze (climax semantico ascendente verso una ritrovata luce): "Terra di confine / è / la mia pelle" e "Tra un eterno duraturo / e / un eterno imperituro" in una danza di significati, celati e mostrati, armonica e definitiva. Un universo in un uomo solo ("Terra di confine / è / la mia pelle"), il dubbio dell'universo sempre presente e pensato ("Tra un eterno duraturo"), di cui si è sempre disquisito negli anni, nel tempo, nei secoli: argomento che non troverà mai morte ("un eterno imperituro").
L'accettazione sopraggiunge alla fine, quando l'uomo (che è soltanto un uomo) constaterà che "Due universi di baratri / in effimero equilibrio / su di me mal poggiati". La consapevolezza che l'universale "esterno" non è altro che il proprio mondo interno, formato da quella dualità di cui si parlava all'inizio e nella quale ci si perde a pensare, anche solo per trovare una risposta al senso di se stessi... della vita, dell'esistenza, della sincera volontà di competere con qualcosa di infinito eppure eterno e di cui facciamo irrimediabilmente parte tutti.
La risoluzione non è che la presa di coscienza che è dentro di noi che alberga ogni baratro emotivo, pensato, ma anche vero, vissuto, e che a comporre un essere umano senziente e raziocinante non è solo ciò che è possibile controllare, ma forse (certamente) tutto quanto è indefinitamente prossimo all'incertezza.

3) CONTENUTO 24/30
Per ogni gruppo, verrà assegnato un punteggio in decimi, spiegato all'interno della valutazione. La somma del punteggio di ogni gruppo corrisponderà al voto finale per questo parametro. 

- Chiarezza del messaggio 10/10L'autore, per quanto mi concerne, ha inviato un messaggio estremamente forte adoperando ogni mezzo a sua disposizione, che sia stato esso visivo, melodico o retorico. Se l'intenzione è stata quella di instillare sincero dubbio sulla realtà umana, ebbene egli ci è riuscito. Se l'intenzione invece è stata di accompagnarsi al lettore in questa altalena di emozioni a constatare la piccolezza di ognuno, poiché tassello di qualcosa di indefinibile, ebbene anche in questo caso sembra essere riuscito nell'intento. Non posso dire di non aver trovato spunto di riflessione in "Ed io che sono", e nonostante sia una inveterata antagonista della "d" eufonica, in questo caso specifico ho rilevato tal licenza poetica perfino piacevole.

- Presenza di emotività 7/10Se è vero che il messaggio è molto chiaro, è anche vero che la sua potenza non è per tutti. È possibile che la portata emotiva (per quanto si segua letteralmente il testo) si possa perdere, qualora non ci si soffermasse qualche secondo di più su ogni verso. Ed è vero che tale opera può essere motore di emozione, ma ai sordi e ai ciechi d'empatia difficilmente arriverà il suo senso più profondo.

- L'autore nel testo 7/10L'autore è presente quando invoglia il suo lettore a riflettere, a cercare risposte in se stesso, a capire il testo e capire ciò che vuol comunicargli... e realtà vuole che egli riesca a emergere in modo sostanziale e in maniera eccezionalmente evidente soprattutto nelle opere in dialetto romanesco: veraci, sincere, spontanee, vere e piene di profonda sostanza. Assieme alla spinta iniziale, a queste si accosta anche un sano senso di appartenenza.
Per questo motivo ho ritenuto "Ed io che sono" meno identificatrice del "Ben pensiero" di quanto invece non facciano quelle in dialetto.

4) CONTESTUALIZZAZIONE 6/10
- Contestualizzazione e filo logico della raccolta Cosa si evince del pensiero dell'autore attraverso le sue opere?
Mi sono posta questa domanda fin dall'inizio, a partire dalla lettura dell'introduzione. Poi andando avanti e tuffandomi nel pieno dei pensieri; quindi alla fine, satura di emozioni e "fatti" raccolti.
Ebbene, non ho rilevato una reale volontà di inserire ogni poesia in un contenitore che ne definisse l'argomento portante, e nemmeno un filo logico costante che ne precisi (semanticamente o metricamente) il senso. Eppure, nonostante la mancanza del tema portante, ho intuito un messaggio profondo e comune a ogni scritto: c'è una forte tendenza alla valorizzazione del pensiero ottimistico. Nulla è mai perduto e anche a fronte del più doloroso raccoglimento dell'animo c'è la speranza che da esso si possa comunque apprendere, crescere, migliorare. Infine, per quanto "Considerazzioni" non sia una raccolta canonica di poesie, così come si è magari abituati a leggerne, ho trovato che in ognuna il lettore sia invitato a riflettere, a porsi domanda, a rispondere a un dubbio.
Colonna portante dell'intera esistenza di quest'opera, sono certa che l'autore abbia espresso in modo molto forte una volontà: "voglio che tu ci sia, voglio che tu sappia fermarti, voglio che tu, lettore, possa fermarti solo un minuto e cogliere ciò che più serve a te e me ne dia considerazione finale". 

5) COMMENTO PERSONALE 14/20
Il mio voto è un 7.
Ho riscontrato una genuina voglia di condividersi, soprattutto attraverso le opere in dialetto. Che poi, più che dialetto, quasi dovrei sentenziare vernacolo, vista l'affluenza di un gergo personale e sostanzialmente circoscritto: insomma, se proprio non si possiede quelle origini, risulta difficile immedesimarsi e comprendere a fondo la profondità di ogni singola specifica parola (anche se le note a pié pagina ci informano della traduzione corretta).
Perché il peso del significato di "core" per un uomo che è nato, vissuto cresciuto con le connotazioni emozionali che si è da sempre dato a quel termine, non sarà il medesimo di "cuore". Ed è giusto così.
In ogni caso io ci ho trovato una grande forza, nonostante le mie origini affondino le proprie radici in un'altra regione d'Italia. Ho comunque capito la forza che gli si voleva infondere, e mi sono arrivate più le poesie in dialetto... a tale occorrenza sono certa un motivo ci sia.
La verità è che la raccolta in sé (e ogni poesia che contiene) nasce per richiamare opinioni, punti di vista, sensazioni personali. Un nuovo modo di mettersi a nudo ed esporsi emotivamente senza nemmeno pensare di starlo facendo.
Un rapporto "psicolgo/psicanalizzato" sui generis che mi auguro perseveri in tale intenzione e che sostanzialmente mi è piaciuto molto.
Non mi resta che fare il mio in bocca al lupo a Ben4You del quale apprendiamo qualcosina anche solo leggendone in nick name... insomma ci sarà un motivo se è qui per noi, no?

lunedì 19 febbraio 2018

[Intervista] Surya_Asu

Non trovi che questa stanza sia una vera e propria ispirazione?
Sono felice di averti qui tutta per me, oggi. E sono curiosa di sondare gli aspetti più autentici della tua mente.

Ciao, sono felicissima di essere qui, la vista sul giardino è fantastica. Possiamo metterci fuori e chiacchierare all'aperto? Ho portato bibitegassate e patatine. 

Fantastico, sapevo non mi avresti delusa, e non per bibite e patatine! :)
Siamo pronti? Allora vado con le domande!

1) La Bohemian Room è una tra le stanze più "originali". Quella in cui è possibile esprimere se stessi a tutto tondo, e contemporaneamente domandarsi come fare per imparare qualcosa di nuovo. Come migliorare. Ebbene, riesci a spiegare il legame nato con questo luogo? Cosa ti ha spinta a sceglierlo? Perché?

Faccio un preambolo sulla libertà di espressione: chi più e chi meno, tendiamo a essere vincolati dall'ascoltatore nella scelta di ciò che diciamo. Anche quando siamo sinceri, spesso ci scopriamo a dire solo una piccola parte di ciò che pensiamo. Per uscire dall'astrattismo ti faccio qualche esempio: puoi dire, a chi ti invita a una cresima, che l'idea di assistere a un rito religioso ti causa delirium tremens? Puoi dire, a chi sostiene che le spese folli di certi ricconi siano insulti alla povertà, che forse anche il nostro stile vita non è molto rispettoso dei meno fortunati? Puoi dire a chiunque che, quando mangi carne, ti senti tremendamente in colpa per esserti cibato di una creatura innocente? Certo lo puoi fare. Ma, a meno che non sei tanto fortunata da beccare la persona che la vede come te, pochi ti chiederanno "Perché lo pensi?". Hai molte più probabilità di scatenare ilarità superba o, peggio, ira funesta. Vorrei che fosse possibile avere un confronto civile sempre, anche su temi delicati o controversi, ma difficilmente trovo tanta apertura. Cose come il conformismo, l'assenza di curiosità e il pensare tramite ciò che si è sentito dire, senza analizzarlo con la propria testa, mi danno un gran senso di desolazione. La Bohemian Room mi ha offerto la possibilità di uscire, per un po', da questa condizione.

2) Parliamo di realtà e interpretazione della stessa. Credi che uno scrittore debba necessariamente apprendere dall'esterno per poter comunicare uno stato d'animo? La realtà interiore di un autore può avere interpretazioni differenti a seconda del lettore o credi che l'interpretazione sbagliata sia una mancanza nei suoi riguardi?

Secondo me uno scrittore deve assolutamente essere un buon osservatore. Più si conosce ciò di cui si parla, più si è efficaci. In riferimento agli stati d'animo, trovo che una marcia in più venga dall'empatia. Se uno scrittore riesce a portare dentro di sé le emozioni che osserva, allora sarà semplificato nel compito di analizzarle, elaborarle e trasmetterle a chi legge. Ogni lettore poi può interpretare in maniera differente. Ci sono tanti fattori individuali che influiscono sul modo in cui si recepisce qualcosa: la personalità, il mood del momento, valori, credenze...
L'abilità dell'autore credo stia nel dare intensità, piuttosto che una chiave di lettura. Per me, quanti più significati vengono attribuiti a un opera, tanto più l'autore ha lasciato un segno. 

3) Cosa sai fare meglio di chiunque altro?

Sono bravissima a trasformare le catastrofi in occasioni di crescita e a trovare qualcosa di cui ridere nei momenti più improbabili. Sono anche imbattibile nel fare figuracce, te ne dico qualcuna: una volta, per esempio, mi sono schiantata contro una vetrina. Era così pulita che mi sembrava fosse una porta aperta; le facce delle commesse del negozio sono state impagabili. Ricorrente il tentare di aprire l'auto di qualcun altro scambiandola per la mia (quando accade spunta sempre il proprietario). Al supermercato mi capita spesso di soffiare il carrello della spesa al malcapitato di turno. La mia specialità però è inciampare, perché già che ci sono mi piace rendere teatrale la scena: urlo e mi aggrappo a chiunque o qualunque cosa mi capiti a tiro.

4) Potessi incontrare uno dei personaggi della tua opera, chi sarebbe? Faresti o diresti qualcosa che possa condizionarne il futuro?

Non ho alcun dubbio: incontrerei Frank! È un personaggio secondario che compare a storia inoltrata, un uomo che ha preferito l'isolamento all'ipocrisia del suo tempo. È un tipo completamente fuori di testa, un pessimo esempio per alcuni versi. Però amo la sua leggerezza, lui è quello che smorza i toni drammatici della narrazione, che fa o dice continuamente qualcosa di stupido. Trascorrerei ore insieme a lui a disquisire di sciocchezze, a far fluire tutto quello che mi passa per la mente, senza la necessità di sforzarmi per dare sempre un senso compiuto a ciò che dico. Lo inviterei a conservare in vita i suoi pochi neuroni, e a cercare qualcosa di più appagante dello 'sballo' (sì, è fuori di testa perché è un consumatore di stupefacenti): ce ne sono tantissimi di modi straordinari per uscire dalla noia e riempire la vita.

5) Credi di essere preparata per la scrittura? Di avere talento in quest'arte? Sai dimostrarlo?

No, non sono pronta purtroppo, ho ancora moltissimo da imparare. Però penso di aver fatto passi da gigante da quando ho iniziato a scribacchiare e mi sto impegnando per fare ancora qualche altro passetto. Di certo ho un modo peculiare di osservare e interpretare la realtà quindi, forse, potrei dire qualcosa di nuovo. Chissà... La dimostrazione di ciò che ho detto credo sia nella storia che hai recensito per l'incontro e in alcuni racconti che ho pubblicato in una raccolta sempre qui su Wattpad; due di essi li ho scritti molto tempo fa e mi è stato fatto notare che si vede la differenza... 

6) Se un tuo lettore ti definisse "maestra", ne saresti maggiormente lusingata o inorridita? Senti di poter diventare per qualcuno mentore, guida, figura di riferimento in ambito letterario?

Per prima cosa cercherei di capire se quel lettore è serio oppure scherza. Se scoprissi che è convinto, cercherei di capire cosa lo ha portato a chiamarmi così e quali sono gli elementi di merito che ha trovato nelle mie storie. Diventare un mentore in ambito letterario? Le probabilità sono le stesse che ho di pilotare uno shuttle. :) La mia ambizione più estrema è quella di divertire, o far spalancare la bocca per lo stupore, a qualche decina di migliaia di lettori che acquistino i miei libri in uno Store. Ho volato altissimo lo stesso, vero?

7) Ti ispiri a un autore in particolare? Perché?

Ogni volta che mi trovo davanti a una qualità eccelsa, cerco di tenerla bene a mente. Per esempio, trovo mirabolanti le caratterizzazioni dei personaggi di Irvine Welsh: ognuno parla e si muove in un modo assolutamente peculiare. Dopo averli conosciuti un po', si può prendere un dialogo a caso e riconoscere chi è che sta parlando senza leggerne il nome. Poi mi viene in mente Palahniuk, che per me rappresenta la massima forza espressiva: la follia lucida. Ammiro anche Elena Ferrante, così diversa dai primi due che ho citato, ma che riesce a farti divorare con gusto pagine e pagine in cui non accade niente di particolarmente eccitante. Potrei elencare altri autori e rispettivi meriti... Il punto è che, evitando di scadere nell'emulazione, trovo ispirazione in tutti quelli che abbiano qualcosa di speciale.

8) Non fossi stata portata per la scrittura, avresti scelto una diversa forma d'arte per esprimere te stessa oppure con fatica avresti tenuto tutto dentro?

Di sicuro mi sarei buttata in qualche altra cosa. La scrittura trovo che sia la forma d'arte che più si addice alla mia personalità, perfetta per liberare il mio oppresso mondo interiore, ma imparerei volentieri a suonare uno strumento musicale. Magari la chitarra elettrica, o il djembe. Sai che a tempo perso mi diverto a realizzare animaletti buffi con l'uncinetto?

9) Puoi rallentare il tempo. Per una sola volta nella vita e solo per un'ora: ogni minuto equivarrà a un'ora normale. Qual è il momento perfetto di cui godresti così tanto a fondo?

Descrivo la scena: io, il mio compagno, qualche cane e tanti gatti, nel giardino immenso e rigoglioso di una casetta ( può essere anche piccolina la casa, quello che mi interessa è il giardino). Sole alto, temperatura calda. Qualcosa di fresco da bere, qualcosa da leggere, una piscina e un sottofondo di bonghi che suonano ritmi tribali. Dove sono i bonghi? Nel giardino dei vicini!

10) Ultima domanda. Dimmi qualcosa che riguarda il lato di te più profondo, inalscoltato, istintivo, sincero di cui nessuno sa nulla. Una cosa che non hai mai detto e che riguarda l'approccio che hai con i tuoi scritti.

Ho una storia che mi frulla nella testa da molto tempo, è forte, cattivissima, probabilmente originale (non ne ho lette di simili), ma non ho il coraggio di scriverla: se avesse la buona sorte di essere pubblicata, la leggerebbero anche i miei genitori e non vorrei che lo facessero.

Che dirti, Surya_Asu, grazie infinite per avermi dedicato il tuo tempo. Mi sono divertita a leggerti e ho conosciuto una bellissima donna!

[Valutazione] L'ultimo olocausto - Surya_Asu


Nome dell'opera: L'ultimo olocausto
Autore: Surya_Asu
Genere:
Fantascienza
Valutazione: primi 5 capitoli
Lettura: primi 10 capitoli
Punteggio: 79/100

1) GRAMMATICA 18/25
Gli errori (tutti, tranne le segnalazioni sulla punteggiatura) verranno sommati. Il gruppo che comprenderà quelli di sintassi sarà moltiplicato per 2, di semantica per 1,5, di ortografia per 1. Una volta ottenuto il risultato esso sarà arrotondato per eccesso e in decimi sottratto al punteggio pieno di 25. In questo modo si darà maggior peso agli errori di sintassi, a seguire a quelli di semantica, in coda gli errori di ortografia.

CommentoIl testo è apparso quasi perfetto da un punto di vista ortografico e semantico. Le maggiori segnalazioni sono state evidenziate nel parametro della sintassi. C'è una tendenza a inserire la consecutio errata nel susseguirsi dei verbi, così come un uso improprio delle particelle pronominali. Nulla che non possa essere corretto dopo accurata comprensione dei motivi che hanno portato all'errore. Quindi sono ottimista che si potrà presto sopperire a tali mancanze, in modo da mostrare al pubblico un testo assolutamente pulito. L'unico appunto che posso fare riguardo la punteggiatura è di evitare l'eccessiva frammentazione del testo,  omettendo di tanto in tanto le virgole di troppo. Di seguito il dettaglio.

Punteggio
Sintassi: 29 x 2 = 58
Semantica: 2 x 1,5 = 3
Ortografia: 7 x 1 = 7
Tot: 68 = - 7 punti

- Sintassi (errori evidenziati in numero)
1
(uso scorretto di un verbo)
1 (assenza del complemento oggetto cui il verbo si riferisce)
8 (ridondante ripetizione a distanza troppo ravvicinata e mancata sostituzione adeguata)
5 (uso improprio di un pronome diretto/particella pronominale atona)
3 (mancanza di una "d" eufonica necessaria)
1 (mancanza di una proposizione reggente causata da una ripetizione conseguente a un uso scorretto della punteggiatura)
1 (preposizione di troppo)
4 (errore nei tempi verbali: mancata consecutio)
1 (mancanza dell'apostrofo sul verbo andare adoperanto nel modo imperativo. Presente nel testo "va" in luogo di "va' ")
1 (accostamento di due preposizioni semplici, con la conseguente divisione del complemento preposizionale)
1 (manca un articolo determinativo)
1 (errore in un modo verbale)
1 (errore in un tempo verbale)
(non contato) (pesantezza nell'uso della forma esplicita dei verbi e complessità del pensiero che ne deriva)

- Semantica (errori evidenziati in numero)
2
(uso scorretto del significato di un termine)

- Ortografia (errori evidenziati in numero)
1
(uso improprio di una maiuscola)
2 (refuso, manca uno spazio)
3 (mancato uso del corsivo per termini adoperati in una lingua differente dall'italiano)
1 (refuso, perdita di una preposizione semplice)
- Punteggiatura
(Se non si tratta di un vero e proprio elenco che lo richiede, vi è un eccessivo uso di virgole a rendere frammentato il testo, interrompendo incessantemente il lettore e costringendolo i volta in volta a nuove valutazioni in corso di lettura)
(sarebbe bene adoperare sempre la stessa tipologia di virgolette, quando si tratta del medesimo uso che se ne fa)
(spesso vengono omesse le virgole del vocativo)

2) LINEARITÀ DEL TESTO 25/30
Per ogni gruppo, verrà assegnato un punteggio in decimi, spiegato all'interno della valutazione. La somma del punteggio di ogni gruppo corrisponderà al voto finale per questo parametro.

- Coerenza interna 9/10
Sono sincera, a parte piccolissime segnalazioni (di seguito riportate), non ho riscontrato incoerenza di base. Tutt'altro. Il testo è ben strutturato e poggia la sua trama su fondamenta solide e plausibili.
Cap 1: "Vennero erogati gli enzimi che avrebbero causato la fluidificazione dei cadaveri."
In questa frase si dà per scontato che i corpi all'interno dei box, non ancora doperati gli enzimi, siano già cadaveri. Cosa non vera, da quanto spiegato precedentemente. Difatti si fa menzione del solo "gas soporifero", che in quanto tale non induce la morte dei soggetti, ma solo l'addormentamento. Manca un necessario punto "intermezzo" che spieghi come tali esseri umani dormienti, passino dallo stato di incoscienza alla morte. In caso contrario, vengono "sciolti" ancora da vivi!
Cap 1: viene da domandarsi come mai il protagonista, di fronte a uno spettacolo tanto disumano (visualizzandolo per la primissima volta) non abbia avuto una reazione fortemente spontanea, quale quella di svernire o vomitare. Reazioni che avrebbero reso reale, cruda e sincera la personalità di chi si approccia a un luogo simile.
Cap 3: si fa menzione di una perdita di segnale (durante una chiamata al cellulare). Ho compreso appieno la volontà di adoperare un mezzo per raggiungere un fine diverso. Si tratta del momento in cui la madre di Yuna si decide a spostarsi dalla stanza per avere privacy (e nella realtà dei fatti impedire alla figlia di ascoltare la conversazione), ma sembra inverosimile che con una tecnologia tanto avanzata in quegli anni, si debba ancora giustificare la mancanza di segnale (anche adoperato come pretesto).

- Capacità espressiva 9/10Buona anche se certamente migliorabile. Ci sono stati momenti di profonda immedesimazione, altri in cui mi sono detta che forse "manca qualcosa". Tutto sommato ogni parte narrativa è minuziosamente accompagnata dal corrispettivo stato emotivo di chi la sta vivendo. L'autrice è stata molto brava a raccontare stati d'animo e intenzioni di ogni suo personaggio, mettendo in rilievo naturalmente le emozioni più utili alla comprensione e all'immedesimazione della sua storia. Non vuole strafare, ella mette semplicemente in guardia il lettore descrivendo con crudele sincerità ogni minima sensazione provata.

- Definizione dello stile 7/10
Avendone riscontrato alcune complessità di fondo derivanti da un uso particolarmente contorto dei verbi, riconosco lo stile come non ancora del tutto formato. Come se il marchio dell'autore non fosse visibile. Sono certa che questo piccolo ostacolo possa essere aggirato o superato egregiamente a revisione fatta. L'aggiunta di una fluida chiarezza sono certa gioverà all'intera opera.

3) CONTENUTO 24/25Cercherò di assegnare un punteggio quantomai coerente con uno dei quattro gruppi sopraccitati. Una volta assegnato un gruppo (Scarso, Sufficiente, Buono, Eccellente), segnalerò le motivazioni per attribuire un punteggio piuttosto che un altro all'interno del range di riferimento. Il numero che verrà fuori sarà il risultato di un'analisi, per quanto possibile, oggettiva. 

- Eccellente
L'autrice non ha perso niente. Ha portato a casa una collezione pressoché ecellente di ottimi voti e riguardo al contenuto non è certo da meno.
Ambientazione
La chiarezza dei luoghi è proporzionale ai dettagli che su di essi sono stati adoperati. Molto brava l'autrice a permettere al suo lettore di vedere esattamente ciò che ha in mente. Tutto è vivido e lineare. Con semplicità si riesce a mettere a fuoco ogni luogo, passando da quello maggiormente macabro al più comune tavolo da lavoro dove la piccola Yuna compone il suo disegno.
Descrizione personaggi
Davvero ottima la caratterizzazione di Yuna. Ho esattamente visto una bambina, con i suoi processi mentali a spiegare, paragonare, cercare di capire e giustificare sempre con qualcosa di positivo. Mi ha trasmesso grandissima tenerezza.
Ottimo anche Elio. Elio che tenta, si sente costretto, che prova con coraggio, che cede all'alcool, che si lascia sopraffare, che frustrato si dà all'aggressività, che gioisce per un nuovo lavoro.
Personaggi a contorno estremamente credibili, ho trovato l'autrice assolutamente centrata.
Emotività
In alcuni momenti avrei preferito reazioni diverse ad accadimenti specifici, ciò però non ha intaccato la possibilità di capire ciò che ogni personaggio stesse provando.
Narrazione e azioneProbabilmente non ho amato un salto nel futuro tanto repentino. Salto che ha cancellato l'intera crescita di Noe (impedendoci perfino di "guardare" alla sua lotta contro la malattia), anche se sono consapevole della funzionalità di un tale stratagemma. Probabilmente si ritroverà qualcosa più avanti di ciò che si è perso, probabilmente no. Non è rilevante. Ciò che appare rilevante è la magistrale (e riuscita) capacità dell'autrice di mantenere il filo della tensione sempre molto alto. Attenzione a non tenderlo troppo, perché qualora dovesse sopraggiungere un solo capitolo meno incisivo rispetto agli altri, esso si noterebbe come una macchia di vermiglio sangue su sfondo bianco (sic!). In questi contesti è da preferire un climax ascendente, così da invogliare alla lettura con rinnovato interesse.

4) COMMENTO PERSONALE 12/20 
Il mio voto è un 6.
Il testo merita di essere letto perché è ben scritto, coerente e tendenzialmente di interesse, eppure durante la lettura mi sono sentita annichilita, distrutta, sopraffatta da tale e così noncurante mancanza di umanità. Come se a ogni pagina cercassi un appiglio luminoso che mi desse a intendere che, in fondo, non c'era solo quello. E invece niente. Il testo è esattamente ciò che promette fin da principio: disfatta, sconfitta e imperitura impotenza. La vittoria della tecnologia sull'uomo, come l'epilogo più amaro del visionario Orwell in 1984.
Non c'è un sovversivo, non un ribelle... alcun potere di liberarsi (figurarsi vincere) da parte di chi per un attimo anche tenti di venir fuori da quei meccanismi.
Ecco cosa manca in questo testo. Manca la speranza.
Forse è per questo che non sono riuscita con sincerità a empatizzare con qualcuno: non ho voluto affezionarmi, consapevole che chiunque lì dentro non ce l'avrebbe fatta. E non so cosa accadrà, ma la violenta sensazione di sconfitta mi è entrata sotto pelle e sono certa che seppur dovessi leggere di una improvvisa liberazione, questa sarebbe fittizia.
Non c'è prosecuzione se l'uomo mangia l'uomo con agghiacciante lucidità. Non c'è un sorriso, non c'è futuro, non c'è alcuna possibilità di redenzione. E se è questo il senso del testo, allora chapeau all'autrice, ma io mi fermo qui: è troppo per me. Io ho bisogno di sperare che l'animo esista, che debba esserci un limite.
Cito un film (del quale purtroppo non ricordo il nome) che ho visto qualche anno fa e di cui ho impressa una scena in particolare, avendone praticamente dimenticato tutto il resto perché probabilmente irrilevante. Tali "dèi" di un altro mondo o "alieni" di un altro pianeta adoperano esseri umani, schiere di esseri umani (o, quantomeno, intere popolazioni di mondi affini), per poter creare la loro personalissima "lozione ringiovanente". Un bel bagno nella vasca piena di "fluidi di esseri umani sciolti" per tornare allo splendore più luminoso della propria esistenza. E così si vede l'anziana signora, che successivamente al bagno, torna una giovinetta pronta a nuove altre avventure.
La lettura de "L'ultimo olocausto" mi ha ricordato vivida quella scena, rammentandomi che un tale stile è certamente perpetrato da numerosi altri autori, che si tratta del solo (e mero) gusto personale, il fatto ch'io non riesca ad entusiasmarmi.
Per questo si tratta parere personale, perché ha zero valore e non intacca una forma perfettamente data alla propria opera da parte dell'autore.
Viviamo in una realtà dove sarebbe grandemente auspicabile sperare in un futuro migliore rispetto a quanto sia possibile predire oggi. E se è vero che lettura per me è sinonimo di evasione allora, costretta a scegliere, voglio volare in cieli ancora profondamente blu.
Ringrazio comunque Surya_Asu per avermi sottoposto la sua opera. Probabilmente non mi fossi trovata a doverla valutare, non ne avrei scoperte le dinamiche.
Termino qui e non mi dilungo oltre, anche se l'argomento è parecchio interessante.
Concludo facendo il mio più sincero in bocca al lupo all'autrice per il futuro.

venerdì 26 giugno 2015

Cafè Littéraire alla panna

Quando piove divido il mio ombrello, se non ho l’ombrello, divido la pioggia.
- Enrique Ernesto Febbraro -



Condivisione.
La prima parola che sale immediatamente a galla nel mare della memoria quando penso a lei.
Condivisione che porta alla necessaria riflessione come motore di infiniti pensieri che crescono e si intrecciano, creando stupefacenti arzigogoli. Come una pianta rampicante abitata da fiori curiosi e foglie allegre che, aggrappandosi alla struttura romboidale della mente, la abbellisce, arricchendola.
Ospitando Silvia non avrei voluto pubblicare una foto in bianco e nero.
Ho per giorni immaginato tanto colore, sorrisi instancabili e contorni definiti. Lei ha scelto una stanza che chiama a gran voce tanta allegria, multicromatici pouf, tappeti accoglienti e sgargianti, tanta luce arancio-giallo-pesca e un'infinità di oggettini impensabili dalle forme impossibili! Una stanza divertente, insomma! Nulla di ciò che avevo pianificato è però poi stato.
Una fotografia seriosa, sincera e anche un po' meditativa mi ha catturato definitivamente, mandando in fumo tutti i programmi fatti. Sono semplici libri, disposti in un modo che appare casuale, i quali hanno però un'anima che invita alla riflessione.
Think, ci dicono. Libri che ci chiedono di pensare.
Ed aprire le porte di questo nuovo Cafè accogliendo una donna con una tale profondità m'è sembrato poetico! Abbinarle un frammento tratto da Balla coi lupi di Michael Blake è stata praticamente una scelta obbligata! L'intesa può nascere anche tra uomo e animale, dunque. Il concetto di cui parlavo all'inizio possiede quindi un linguaggio universale... qualcuno da qualche parte ha anche detto che "la felicità è reale solo quando condivisa"! Tutto torna, no?
Silvia tra l'altro, si presta bene a questa tipologia di confronti e l'incontro con lei quest'oggi, così come il primo incontro avvenuto con lei qualche mese fa, è morbido e croccante insieme. Non ci credete? Eppure lei è riuscita a creare questo connubio non solo a parole, ma anche con le sue manine. Crème brûlée per tutti, una "coccola alla panna" che ci sta proprio bene!


"Per tutta la sua vita era stato desideroso di partecipare e, come per ogni altro esser umano, la solitudine era qualcosa che doveva essere costantemente affrontata. Nel caso del tenente, la solitudine era diventata la caratteristica dominante della sua vita, così fu rassicurante vedere la sagoma di Due Calzini spuntare da sotto il riparo a tenda quando arrivò al forte, al crepuscolo.
Il lupo trotterellò sullo spiazzo e si mise seduto a osservare mentre il tenente scendeva da cavallo.
Dunbar notò subito che per terra, sotto la tenda c'era qualcos'altro. Era un volatile, un grosso tetraone delle praterie. Era morto e quando Dunbar si chinò ad osservarlo, notò che era stato ucciso da poco. Il sangue sul collo era ancora appiccicoso. Ma a parte i segni di qualcosa di appuntito che gli aveva forato la gola, il volatile non aveva niente fuori posto, nemmeno una piuma. Era un enigma per il quale non vi era che una soluzione e il tenente guardò esplicitamente Due Calzini.
<<E' tuo?>> disse a voce alta.
Il lupo alzò gli occhi e batté le palpebre, mentre il tenente Dunbar esaminava ancora il volatile.
<<Bene, allora>>, disse scrollando le spalle, <<immagino che sia nostro>>."

Da Balla coi Lupi, pag. 161, di Michael Blake

sabato 10 maggio 2014

Bohemian Room


La mente è una sola. La sua creatività va coltivata in tutte le direzioni.
-Gianni Rodari-

La libertà di dire, pensare, sorridere. Saltare da un argomento all'altro con semplicità, l'aria frizzante che accende la curiosità verso nuove letture. Entusiasmarsi per scoperte appena fatte, sentendo che non c'è modo migliore di crescere se non attraverso l'arte. La mente è aperta. E' questa la mia idea di Bohemian Room. Una stanza dalle mille possibilità, pronta ad accogliere chi ha voglia di condividere un'intuizione o un'idea, la conoscenza o un dubbio. Accomodarsi su quel divano vuol dire concedere se stesso alla curiosità altrui. Un dialogo aperto con se stessi e coloro che sono sempre pronti ad apprendere e ammettere di volerlo fare.