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lunedì 23 aprile 2018

[Intervista] EmperorOfDisaster

Questa non è affatto una stanza "facile".
Ma regala l'opportunità di mettersi alla prova. E di stupire.
E io sono più che mai curiosa.
Dieci domande per te.
 
1) Questa è la stanza di coloro che hanno qualcosa in più da condividere rispetto a tutti gli altri; di coloro che, sapendolo, hanno il dovere di divulgarlo. Perciò dimmi, quanto sei adatto alla View Room? Cosa, di questa stanza, ha catturato la tua particolare essenza? E per quale motivo proprio tu ne saresti il naturale completamento?
 
Sono fin troppo adatto a questa stanza, o forse lo sono fin troppo poco: in fondo tutti, qui, tentiamo di spaccarci la testa a furia di scrittura, di sciovinare pensieri più o meno profondi e di renderli belli. Il problema in tutto questo è che, se non abbiamo un pubblico, difficilmente otteniamo un riconoscimento: scriviamo sempre per qualcuno, perché, se no, la nostra diviene celebrazione boriosa, altera ed empia di grandigia del nostro intelletto. Questo per asseverare con voce stentorea che non sarò io a reputarmi visionario, ma solo uno pseudo-tale.
D'altro canto, necessito anche di asserire che il pensiero creativo deve essere forgiato da quello critico, perché, se ciò non accadesse, si elargirebbero banalità stilistiche su banalità contenutistiche, il che costituirebbe la morte dell'Arte, e il mio compito è quello di deturparla solo per ricostruirla. "Con precisione chirurgica, il visionario sa di vedere qualcosa che agli altri è negato": si può fare ciò solo se si ha un pensiero critico, e io, ormai, tendo a distruggere tutto. Dopo aver distrutto, però, bisogna ricostruire: la guerra deve divenire mezzo, non fine. Solo con l'unione di creatività e criticità, si può costruire qualcosa di bello, perché creativo, e originale, perché critico. Almeno così credo.

2) A dimostrazione di ciò che ritieni essere, abbi il coraggio di delineare i tratti di una tua debolezza. Attenzione: non chiedo mi si decantino pregi mascherati subdolamente da difetti. Richiedo autentico coraggio, sincerità: che si riveli un punto debole, qualcosa che sia ostentatamente la penosa rappresentazione di se stessi. Qualcosa da cui tu stesso non potrai difenderti. 
 
Non credo nei difetti, davvero, perché tutto concorre alla creazione della persona, e le persone non hanno né pregi né difetti all'origine, bensì solo caratteristiche che mutano in pregi quando sono apprezzati dal prossimo e in difetti quando non vengono apprezzati dal medesimo: da un punto di vista psicologico, siamo solo fango nelle mani di qualcun altro.
Detto questo, ciò che mi contrista maggiormente è la mia sensibilità: vorrei tanto essere un cinico e freddo manipolatore come qualcuno mi dipinge; vorrei riuscire a esaminare tutto quello che mi circonda esclusivamente con acribia analitica; vorrei persino essere quel bastardo osceno che alcuni credono che io sia. Invece non sono nulla di tutto questo: sono solo una puttana dell'alfabeto che scrive perché dissociata dalla realtà.
Che poi la sensibilità è stata anche la mia condanna da un punto di vista letterario-filosofico: ormai tento solo di esplorare i recessi della mente umana, la qual cosa mi rende poco duttile a livello artistico. Ma va bene così: ho solo diciassette anni, e il tempo per destreggiarmi anche in altri stili ci sarà.

3) Qual è il genere letterario non ancora creato? Credi di essere in grado di strutturarne uno, all'avanguardia a tal punto da divenire precursore di uno stile tutto nuovo? Sai darmene dimostrazione? Lo spazio è tuo, hai carta bianca...
 
Per quel che afferisce al genere letterario nuovo, mi metti in difficoltà: siamo nani sulle spalle di giganti, in fondo, figli di un passato glorioso. Eppure sono fermamente convinto che non bisogni fermarsi qui: la Letteratura e L'Arte non sono ancora morte, solo assopite, stordite, tramortite. Proprio perché non credo in un contenuto che possa essere identificato come nuovo (tutto è già stato scritto, tutto è già stato detto), penso che bisogni puntare sull'estetica: lo stile e la lingua devono essere dominanti, ergersi in maniera marmorea sul contenuto, che, pur mantenendo una certa importanza, deve essere inferiore ai due elementi citati testé. Bisogna studiare la lingua e imparare a dominarla in tutti i suoi registri: io, banalmente, sto lavorando molto sul tentare di unire il barocchismo al realismo sporco.
Lo stile, per uno scrittore, è tutto, e, nel mio caso, mi piace parlare di "dispotismo stilistico", perché tendo a nobilitare tutto con sintagmi, accostamenti di parole sempre nuove, ricercando disperatamente la bellezza formale, senza dimenticare che la mia unica grande amante rimane la filosofia: bisogna, insomma, parlare di qualcosa che è già stato scritto in maniera nuova e, se possibile, ancora più bella, senza dimenticare di incanalare nelle parole una profondità contenustica che possa renderle degne della vera Letteratura. Inoltre, necessito anche di rimarcare come ciò che è già stato scritto possa essere rielaborato per essere adattato alle proprie ideologie. 

4) Esiste un personaggio all'interno della tua opera che non è stato capito esattamente come vorresti? Se sì, tale sua peculiarità è voluta?
 
L'arte è bella perché ambigua: affermare che un mio personaggio non è stato compreso sarebbe sbagliato e irrispettoso nei confronti dei lettori; affermare, al contrario, che un mio personaggio non è stato compreso come vorrei mi porterebbe a una lunga dissertazione relativa a quanto debbano capire i lettori da sé, a quanto debba essere lo scrittore a mostrare e addirittura a quanto vi sia bisogno di far comprendere il personaggio nella sua totalità - in fondo non ci comprendiamo nemmeno noi nell'insieme, e, se pensiamo di averlo fatto, è solo per rassicurarci. Un banale meccanismo per stare meglio con noi stessi. Ma, come ogni auto-convinzione, è una sicurezza fallace, dunque mendace.
Se posso essere sincero, non ho mai ricevuto opinioni negative sui miei personaggi, anche perché ho scritto l'epilogo solo di un romanzo dopo due anni e mezzo di lavoro, "Principe del Caos, Re del Cinismo, Imperatori del Disastro", e non lo giudico ancora concluso. Non ho ancora abbastanza materiale per rispondere a questa domanda. Chiedo venia.

5) "Non ho bisogno di imparare dai miei passi, perché..."
"Non ho intenzione di imparare dai miei passi, perché..."
"Non imparo dai miei passi, perché..."
Sapresti indicarmi tra i precedenti costrutti la miglior rappresentazione del tuo essere? Quella che maggiormente potrebbe delinearne i contorni. E ti prego, concludine il pensiero.
 
"Non ho bisogno di imparare dai miei passi, perché soffro di una boria ego-sintonica o semplicemente di un'incapacità di accettare ciò che sono stato per costruire qualcosa di migliore oppure penso di aver raggiunto una perfezione utopica, che, però, si rivela essere solo una distopia artistica".
"Non ho intenzione di imparare dai miei passi, perché ho paura di vedere di aver sbagliato e di affrontare la realtà, dunque soggettivo l'oggettivo"
"Non imparo dai miei passi, perché ho paura, ma lo accetto e lo riconosco"
Per quel che mi concerne, penso che la terza affermazione sia quella che più mi si addice: mi aggraderebbe molto asserire di essere uno che non ha bisogno di imparare dai propri passi, ma, avendo diciassette anni, ciò implicherebbe l'obito della mia poetica e del mio essere. Semplicemente ho paura di farlo: ho paura di vedere quanto porti al parossismo la forma, quanto esasperi il concetto stesso di Bello, il linguaggio, le parole, sfociando in un barocchismo distopico che porta con sé violenza nella sua forma più pura. E non dimentichiamoci che, ormai, penso solo a esplorare l'intimo della mente umana, a tentare di comprendere l'uomo nella sua totalità, nelle sue perversioni, nelle sue degenerazioni psicotiche, cataboliche, ego-distoniche o ego-sintoniche: ciò mi porta ad adeguare la parola al contenuto, come se, proprio nello spirito del Barocco, ricercassi una forma che possa adeguarsi alla grande miseria della Verità che ricerco. Non so.

6) Mostrami ciò che non sono in grado di vedere. Qualcosa che di te agli stolti, ma anche ai più preparati, comunque sfugge anche dopo un'analisi approfondita. 

Come detto prima, esaspero la parola solo per poter adeguare la bellezza della forma alla bellezza del contenuto che ricerco, e questo sfugge ai più, dato che, per la maggior parte, sono solo un egocentrico che pensa di saper scrivere, uno pseudo-scrittore vanaglorioso e pretenzioso, ma, davvero!, non sono nulla di tutto questo: sono il primo a distruggere ciò che scrivo, a trovare difetti; sono il primo a vivere in bilico tra crisi di ansia, attacchi di panico, momenti di crollo psicologico in cui vorrei solo sfasciarmi il cuore e altri in cui mi accorgo che non ho le palle per farlo. Sono fin troppo fragile. Se poi gli altri vogliono pensare che io sia un bastardo manipolatore egoriferito, che lo facciano.

7) Chi o cosa è stato per te maestro di vita? La base su cui si fonda la tua personalità artistica.
 
Non provo grande affetto nei confronti delle figure genitoriali, che, anzi, reputo la mia condanna maggiore, la qual cosa mi porta anche a volere distruggere il concetto stesso di famiglia, quello di matrimonio e persino quello di essere umano. Ma questa è un'altra questione e verrà affrontata in una trilogia teatrale a cui sto lavorando.
Venero due docenti di italiano che mi hanno segnato profondamente: la prima mi è stata accanto in un momento fin troppo complesso della mia esistenza, in cui indossavo sorrisi scavati e sciovinavo pseudo-esistenzialismi, ed è stata anche la prima ad apprezzare ciò che scrivevo; il secondo è un simpatico vecchietto di cui sono altamente innamorato e che vorrei solo mi abbracciasse tra le sue braccia e mi dicesse che mi vuole bene, pur sapendo che ciò non potrà accadere mai, sia perché lui è molto ligio al suo ruolo sia perché probabilmente ci perderemo di vista quando avrò terminato il liceo, dato che non mi sembra molto propenso a mantenere i contatti con i suoi alunni. In entrambi i casi, l'affetto è più che ricambiato, e il secondo, l'anno scorso, dopo a mala pena quattro mesi che ci conoscevamo, è venuto a dirmi che ero il suo alunno preferito. Poverino, l'ho fatto e lo faccio dannare! Che poi ci lanciamo amorevolmente frecciatine senza troppe seghe mentali è un'altra questione.
Da un punto di vista artistico, mi affascina il Maledettismo, a partire da Villon fino alla Scapigliatura; filosoficamente, amo l'etica stoica, il razionalismo di Cartesio, il semi-pessimismo antropologico di Pascal, il nichilismo di Nietzsche e, in generale, l'esistenzialismo tra Ottocento e Novecento. In realtà, sono pochi gli eruditi che non mi interessano: in un modo o nell'altro, si può sempre apprendere qualcosa da tutti.

8) Sei in grado di attrarre i tuoi lettori decantando le qualità della tua raccolta utilizzando però citazioni altrui? Sai vedere attraverso gli occhi degli altri?
 
Devo necessariamente saper vedere con gli occhi degli altri per sviluppare sia una visione oggettiva sia soggettiva, dunque critica e olistica. Ma non ho citazioni da declamare, dato che praticamente nessuno ha commentato la mia raccolta con un commento esegetico. Chiedo venia!

9) Partendo dal presupposto che in questa stanza scelgano di accomodarsi tutti coloro che, incompresi e ostacolati, abbiano perseverato nelle scelte a monte fatte poiché convinti di essere nel giusto, sapresti indicarmi quale spinta ti abbia mosso verso la scrittura e perché tale arte rispecchi meglio il tuo carattere? Avresti raggiunto i medesimi risultati se avessi avuto a disposizione null'altro che muto assenso?
 
Tutte le persone con un minimo di erudizione hanno sempre encomiato la mia scrittura, davvero: sono io quello che tende a distruggerla.
Perché scrivo? Sto solo tentando di trovare una strada per stare un poco meglio: in fondo l'ansia è uno specchio sfregiato, e lo Xanax è il feto della mia miseria. Ma va bene lo stesso.

10) Sei entrato in un cerchio autoriferito e periglioso. Hai scelto probabilmente di metterti a nudo onestamente, forse di mentire: non è mio interesse scoprirlo. Questa è la tua ultima domanda, sfruttala nel modo che maggiormente rispecchi l'autenticità del tuo talento.
Hai incontrato qualcuno in grado di gareggiare quale tuo pari al gioco della vita, ma tu credi di potergli dimostrare l'invitta superiorità che possiedi. Dimostralo anche a me, attraverso un gioco di scrittura che ti identifichi personalmente.

Pretendo di primeggiare nel mio campo, non di essere canone da reverire tacitamente, anzi, esigo che le persone mettano in crisi ciò che scrivo, che si facciano domande, che contestino: la mia scrittura tende al filosofico, ponendo in crisi certi valori della società contemporanea, ma non deve essere fine a se stessa, bensì - pur essendo stilisticamente ardita - deve essere un mezzo per interrogarsi sul mondo, con la consapevolezza che io sono l'eccesso contenutistico e formale.
Sono solo una distopia vestita da utopia, un'ucronia barocca. Sono solo un despota dello stile, un masturbatore del significato dei termini. Sono solo un prete frocio inginocchiato di fronte all'esistenza: lei è bellissima, ma io sono incapace di venerarla come dovrei. Sono solo un esteta denutrito: ho fame di Amore e di parole, perché l'Amore è ciò che non ho mai avuto e le parole sono fortezze incontaminate dalla corruzione, la mia salvezza mortifera e la mia anabasi salvifica. Siete tutti invitati al mio banchetto.
Intanto io vado a piangere deserti liquidi e a vomitare analogie: la sensibilità è stata la mia colpa e la scrittura è divenuto il modo per espiarla. Mi schianterò contro la realtà un altro giorno: per il momento preferisco proteggermi, scrivere di vita ed esplodervi nel cuore. Che poi scrivere così mi spaventa e mi fa solo stare male, ma va bene lo stesso: i vittimismi sono la mia tomba incrostata di saluti sabbiosi; il masochismo, il mio unico modo per sopravvivere. Però almeno sono vivo.
Se poi vogliamo anche una poesia scritta velocemente per l'occasione, ecco a voi degli endecasillabi sciolti, giusto perché aborro la rima con tutto me stesso, dato che addolcirebbe troppo il tutto:

Tetti di menti eccitate.
Si intessano vagiti di giganti
arsi dai pianti bambini di mondi
arrugginiti dai vespri piegati,
dai visi dirupati di uomini
come tetti di menti eccitate:
siamo solo maree di sospiri
che scavano un solco nel cūore.

E aggiungo anche che i due paragrafi che vanno da "sono solo un despota dello stile" a "però almeno sono vivo" saranno aggiunti alla mia nuova tragedia teatrale, "Vergini di vita", su cui sto lavorando e che verrà presto pubblicata su Wattpad: sono troppo carini! Grazie, cara, per avermi invitato, e grazie a voi che spenderete qualche secondo per leggere il tutto. :3  

Grazie infinite per il tuo tempo, EmperorOfDisaster, è stato onestamente interessante imparare a conoscere di te attraverso i tuoi testi.

[Valutazione] Incedere dissestato verso la distopia. - EmperorOfDisaster

 

Nome della raccolta: Incedere dissestato verso la distopia.
Autore: EmperorOfDisaster
Genere:
Poesia
Valutazione: Siamo l'Arte all'alba del suicidio.
Lettura: intera raccolta
Punteggio: 85/100 

1) GRAMMATICA 10/10
Gli errori costituiranno dei semplicissimi centesimi. Dieci errori equivarranno a -1 punto, venti a -2 e così via. Una volta ottenuto il risultato, esso sarà arrotondato per eccesso e sottratto al punteggio pieno di 10.

CommentoIn "Siamo l'Arte all'alba del suicidio." non sono state rilevate sbavature da un punto di vista strettamente ortografico o sintattico.

Punteggio
Ortografia = - 0 punti
 
- Ortografia (errori evidenziati in numero)
Nessuna annotazione da fare.

- Sintassi (segnalazioni evidenziate in numero)
Nessuna annotazione da fare.

2) STRUTTURA FORMALE 27/30
Per ogni gruppo, verrà assegnato un punteggio in decimi, spiegato all'interno della valutazione. La somma del punteggio di ogni gruppo corrisponderà al voto finale per questo parametro. 

- Grafica 9/10Vezzo grafico vuole che a partire anche solo dal titolo il lettore sia introdotto all'estremamente visibile grado di determinazione espresso da questa poesia. Il punto fermo, a definizione completa, chiusa, finita del titolo dell'opera (così come di ogni altra appartenente all'intera raccolta), dichiara uno stato di concretezza, tangibilità, realtà. L'effettiva constatazione che ciò che si sta per dipanare non è altro che cruda verità.
Il punto fermo enuncia con fermezza, afferma con autenticità, chiude a ogni altra opinabile interpretazione, seppur per definizione una poesia è proprio questo: nient'altro che interpretazione.
Venendo al testo, esso è espresso in corsivo (medesima considerazione vale per tutte le poesie appartenenti a questa raccolta). Il corsivo per definizione evidenzia, mette in luce, mette in risalto un concetto all'occhio del lettore che, preso dalla foga di apprendere, spesso si sofferma proprio sulle parole o frasi invariabilmente marcate dal corsivo, che diviene una pausa, una riflessione nel testo.
Il corsivo –adoperato come un questo caso in ogni opera –annulla se stesso; nell'atto stesso di presenziare ovunque cancella il suo immenso potere di rendere unico ciò che tocca.
D'altro canto la grafica del sonetto è  pienamente rispettata: due quartine in rima incrociata e due terzine, queste ultime non mantengono una rima alternata, in luogo di un penultimo verso avulso da tutto il resto. Gli endacasillabi sembrano essere perfettamente rispettati per tutti i quattordici versi,  anche se nel primo la presenza di una dieresi suddivide un dittongo allungando il verso di una sillaba, trasformandolo in dodecasillabo (si veda meglio nel parametro Fonica).*
 
- Fonica 9/10La metrica, come anticipato in precedenza, è precisa fino a un certo punto, presentando nelle prime due quartine rime incrociate ABBA ABBA, mentre nelle due terzine vine rispettata la rima alternata solo fino al primo verso della seconda terzina (CDC DED). È a partire dalla parola "tragedia" che il testo modifica la sua rotta, non solo da un punto di vista metrico (auditivo), ma anche da un punto di vista strettamente semantico. E posso supporre che tale artifizio sia voluto, poiché se fino al penultimo verso c'era stata constatazione di realtà, l'ultimo distrugge paradossalmente regalando uno squarcio luminoso di speranza (ma si vedrà meglio nel parametro Significato).
Avrei dovuto aggiungere nel parametro grafica anche dell'uso nel primo verso del segno diacritico della dieresi sulla "i" di "storpia", ma ritrovandoci in metrica ho ritenuto meglio affrontarlo in quest'ultimo.
Non ho colto la volontà della dieresi, dato che essa va a rendere il primo verso un dodecasillabo, anziché un endecasillabo come sarebbe naturalmente in mancanza del simbolo grafico.

Oh,| tra|ge|dia| stor|pï|a,| que|sto| io| so|no:| 

Dodici sillabe che vanno a introdurre quindi una tipologia non convenzionale di sonetto.* Sonetto che è stato modificato metricamente all'inizio in una "stonatura" che potrebbe ralmente spiazzare il lettore, e che al suo termine – nell'ultima terzina – stona in quanto a rima, non mantenendo quella alternata promessa.
Cosa ci viene comunicato attraverso tali vezzi?
A mio parere, di soffermarci sulle due parole da cui originano le sbavature, cioè "storpia" e "tragedia". 

*Correzione apportata dall'autore
Dopo un breve conversare con l'autore si è venuti a patti con il primo verso, il quale adesso, nella sua versione definitiva, si presenta in endecasillabo e con dieresi sul primo dittongo in "tragedia" ed eliminazione del primissimo pronome personale "io".

Oh,| tra|ge|dï|a| stor|pia,| que|sto| so|no:| 

Ecco che tutto diviene concretamente d'effetto. L'unica parola che ora porta segno di dieresi e che quindi "regala" una sillaba al verso intero è la stessa che nell'ultima terzina priva il sonetto della sua rima alternata.
Trovo quest'ultimo gioco metrico estremamente significativo.

- Significato 9/10Cercherò di addentrarmi in quest'opera con la cautela che essa richiede. Non c'è un significato superficiale che possa –anche solo dopo la prima lettura –colmare la sete di sapere che il lettore possiede in quanto tale. Bisogna leggere, rileggere, cogliere i primi dettagli, quindi affondare tattilmente all'interno di ogni parola e cercare i motivi di quella sua specifica presenza, quindi mai restare appagati, ma perseverare nella ricerca; approfondire come metafora dell'andare fisicamente in profondità (sporcarsi) di un senso che non ci è rivelato se non all'ultimo verso. Ma vediamone il dettaglio.

Oh, tragedïa storpia, questo sono:
un cielo con gli addobbi crollati,
edera lassa su cuori smorzati,
notte insonne incinta d'un tuono.

La prima quartina introduce immediatamente una connotazione personale, una definizione autovalutativa: questo sono, tragedia storpia.
A onor del vero –a una prima lettura dell'opera e poiché posizionato in un inciso seguito da interiezione (che per quanto non vocativa ne ricordava il senso)– nonostante la mancante maiuscola a delineare un riferimento alla "tragedia" quale arte, questo esaminatore aveva inteso che l'autore si stesse invece riferendo proprio alla "Dea Tragedia storpia", una dea attuale, moderna; colei che con mani velenose deturpa tutto ciò che abbraccia: inarrestabile e mortifera come la "catarsi" cui appartiene l'intera silloge.
Tornando al testo, e cercando di evitare lungaggini, l'idea diffusa nell'intera prima quartina è di una descrizione quantomai pessimista di un'essenza ancora attiva.
Il verbo "crollare" regala un forte senso di perpetuo divenire (un cielo con gli addobbi crollati), per quanto l'uso del participio passato dia percezione di definitivo accadimento del fatto; così come l'inserimento del termine "cuore" – per definizione in movimento – avvinto da una pianta che per natura abbraccia e si muove per farlo (edera lassa su cuori smorzati). Anche in quest'ultimo caso la volontà è molto chiara: il senso di abbandono è molto forte e ricalca le feroci melodie adoperate nell'intero sonetto. Ciò che strugge di più, però, è ancora il senso semantico accordato a ogni parola, proprio perché nell'ultimo verso della prima quartina (notte insonne incinta d'un tuono) è lampante più che mai la prepotente forza che (dentro solamente) divampa, distrugge, rimbomba, ma non sfoga. Mai.
Da sottolineare la bellezza dell'accostamento dei termini "notte" e "insonne", quasi commovente nel senso che gli si è dato: un ossimoro per l'uso che se ne è fatto.

Orgia poetica, questo io sono:
riverbero di tocchi denudati,
spacco mendace su mondi armati,
delirio che rimbomba nel frastuono.

La seconda quartina, nonostante seguiti a informarci, investe maggiormente i sensi. Confonde sensazioni tattili con auditive e visive, descrivendo ancora una volta e con risolutezza la realtà dell'essere. Tramite l'uso di termini specifici, ho però notato un'intenzione sottesa... una specie di "elogio alla impotenza", quasi una presa di coscienza che nulla è possibile agire affinché lo stato delle cose venga modificato alla sua base. 

Noi, sfinteri sconfitti, questo siamo:
memorie dense di liberticidio,
miseria sporca su un debole ramo,

note danzanti in uno stillicidio
di vizi che si empiono di tragedia.
Siamo l'Arte all'alba del suicidio.

E infatti, quale constatazione di una sconfitta, ecco la prima terzina a introdurci definizione di ciò che invece tutti siamo: null'altro che mancanza di controllo. Non siamo che incapaci ombre impossibilitate a mutare anche solo di un granello quella che è la realtà.
Conclude il sonetto il verso adoperato quale titolo dell'opera: "Siamo l'Arte all'alba del suicidio" è l'ultimo spiraglio, la scelta. Essere Arte significa ritenersi capaci di mutuare dal mondo l'immagine ch'esso ci mette a disposizione e renderla migliore, peggiore, semplicemente diversa. Capire appieno che divenire Arte solo in una specifica occorenza (all'alba del suicidio), quando cioè sta per iniziare la propria volontaria autodistruzione, pone sotto nuova luce ciò che fin quasi alla fine si è descritto: essere Arte non è divenire Arte, ma consapevolmente sapere di esistere in quanto chiave di distruzione e creazione. Da sempre.

3) CONTENUTO 25/30
Per ogni gruppo, verrà assegnato un punteggio in decimi, spiegato all'interno della valutazione. La somma del punteggio di ogni gruppo corrisponderà al voto finale per questo parametro. 

- Chiarezza del messaggio 7/10
Quando mi è stata presentata quest'opera, l'autore ha definito la sua "Siamo l'Arte all'alba del suicidio." come un sonetto stentato.
Mi sono domandata il motivo di una tale definizione, chiedendomi se io stessa non fossi talmente ignorante da non conoscere la tipologia del "sonetto stentato"; per quanto abbia cercato, non sono stata in grado di darmi risposta: è probabile che attraverso tale appellativo l'autore non volesse far altro che seguitare a raccontarsi. E così, letteralmente attratta dalla curisità di conoscerne, mi sono inoltrata nella lettura dell'opera e basta, lasciando sempre indietro quell'aggettivo quasi fosse una piccola nuvoletta a inseguire ogni passo, di endecasillabo in endecasillabo.
Al termine dello studio ho potuto personalmente appurare che, per quanto il termine "stentato" possa avere significato di "che rivela lo sforzo, che manca di immediatezza e scorrevolezza o anche di spontaneità e originalità, quindi, sforzato, non naturale, non spontaneo" oppure "di malavoglia, con risultati non soddisfacenti" e anche "pieno di stenti, di privazioni, di sofferenze", ho ritenuto più opportuno darvi una connotazione più simile a "guadagnato, ottenuto a costo di grandi fatiche e difficoltà". Connotazione tendenzialmente attiva – agita, cioè, da colui che ha creato l'opera – in luogo di un prodotto, invece, subìto passivamente o di cui si è scritto perché così doveva essere. Non c'è fatalità in questo messaggio, e per quanto criptico esso rivela la volontà dell'autore di mostrare una condizione reale attraverso la migliore arma che ha in suo potere: la penna. E non si tratta di una denuncia, la sua, ma di una constatazione. Questa opera non è che la constatazione di una verità ch'egli ritiene assoluta. O, almeno, posso dire sia questo il messaggio che ha raggiunto il senso di profonda razionalità che ormai chiaramente mi appartiene.
Del significato è stato disquisito in abbondanza nel parametro ad esso dedicato, trovo perciò utile evitare di dilungarmi, segnalando semplicemente che un testo simile non può aspirare ad abbracciare chiunque; e sono certa che l'autore nemmeno abbia scritto l'opera per ricevere feedback non sentiti né sinceramente scritti con consapevolezza. Ritengo che EmperorOfDisaster abbia consciamente scelto di rivolgersi al lettore dalla medio-alta capacità di aprire gli occhi. Gli stolti non sono ammessi, nemmeno potrebbero intendere ogni singola sfumatura... potrei inserirmi in tal ultimo gruppo, poiché non credo di essere riuscita a cogliere appieno  il senso del tutto che egli ha voluto comunicare, ma so che il potere della poesia è anche questo: regala spunti continuamente, nonostante si creda di averli analizzati tutti.

- Presenza di emotività 10/10Ebbene se per "presenza di emotività" s'intende ogni qualsivoglia moto sensoriale, sia esso positivo o negativo, non posso assolutamente negare che l'opera ne susciti; fosse anche di indifferenza, ribrezzo, aquiescenza o anche semplice induzione alla riflessione, esso c'è. Non possiede connotazioni indubbiamente positive, ma di certo ha potere di suscitare qualcosa nel lettore. E di qualunque cosa si tratti, lo scopo ultimo è raggiunto.

- L'autore nel testo 8/10Ho rilevato amarezza. La sensazione più viva derivante dal pensiero dell'autore. Il mio è un approccio amatoriale, certamente non completo, che non renderà giustizia a ciò che sinceramente ha voluto comunicare il poeta attraverso i suoi versi.
Tuttavia sono un essere senziente e in quanto tale provvisto di una piccola spugna ad assorbire l'altrui emotività (almeno ci si prova). Ho letto un autore consapevole, caparbio nella strenua lotta al silenzio, perché è la stasi la peggior nemica dell'Arte. E quindi urlare, attraverso concetti e vocaboli forti, scelti, vivi; urlare con educazione, con garbo e rabbia. Una reale e onesta contraddizione nei termini che però raggiunge il suo ultimo scopo.

4) CONTESTUALIZZAZIONE 8/10
 
- Contestualizzazione e filo logico della raccolta
Essere chiamati a immergersi nella poesia, vuol dire di fatto violentare il vero pensiero che l'autore vorrebbe comunicare. Dare una nuova interpretazione di ciò che la propria personalità, il proprio vissuto e il carattere abbiano colto dalla lettura. Il risultato potrà soltanto tendere alla similitudine, mai all'uguaglianza dell'intento del poeta. La poesia non è che espressione sincera del suo animo, e contiene in sé non solo tutte le sfaccettature del suo essere, ma anche la realtà che egli ci presenta attraverso la sua propria lente d'ingrandimento.
L'inesorabile cammino vorso il caos è estremamente visibile, ma ciò che maggiormente mi ha colpito è la constatazione di nuda realtà. Descrizione della stessa attraverso le lenti distorte (o forse accorte) della personalità di chi le ha scritte. La medesima realtà per cui taluno godrebbe e talaltro soccomberebbe. Il punto di vista poetico è speculazione e filosofia: volontà di disquisire fine a se stessa, volontà di raccogliere uno spunto grazie al quale far fiorire un pensiero. La scelta è sempre personale e ciò cui mira la poesia è la sua non imposizione. Ognuno rileva e vede ciò che più si confà alla propria personale predisposizione.
Io però sono chiamata a rilevare se ogni poesia letta possa avere un motivo di esistere in questa raccolta e se l'opera valutata sia contestualizzata. Sento di rispondere che sì, il filo logico persiste ed è ben chiaro anche all'occhio che non vede, così come contestualizzata è "Siamo l'Arte all'alba del suicidio.", proprio lì dove è stata collocata: a introduzione dell'intera raccolta.
A tal proposito e perché inviatami dall'autore contestualmente alle risposte della sua intervista, inserisco di seguito la sua "Introduzione prosaica", opera di apertura della raccolta, che mi auguro sia utile a una maggiore comprensione del pensiero del poeta.

Incedere dissestato verso la distopia.
Introduzione prosaica.
È tutto una grande catabasi cristiana: paradosso liquido che fende, offende e ci difende.
Noi non siamo né cantori di anarchie né despoti in decadenza: siamo l'eco carnale dell'Es, il batiscafo che annega nei recessi della mente, il parto primitivo della miseria.
Non siamo artisti, bensì tumori dell'Arte stessa: scriviamo per tentare di stare meglio e, inevitabilmente, stiamo peggio, innervati di caos lisergico e di fobie anemiche sessualizzate fino all'eccesso.
Forse non siamo nulla se non lo spettro intarsiato di maledettismo di una ricerca sconquassata. Deturpamento purificatore della realtà, solipsismo psichico, avulsione paradossale dal vero: ripetizioni verbose, aggettivazione parossistica, pesantezza abulica.
Ciò che è certo è che siamo un incedere dissestato verso la distopia: distruggerci è l'unico modo che conosciamo per costruire una speranza.

5) COMMENTO PERSONALE 15/20
 
Il mio voto è 7 e mezzo.
Verità vuole che io dica quanto questo lavoro mi abbia impegnata (più di quanto avrei mai immaginato). La piccola mente brillante di EmperorOfDisaster ha messo a dura prova emozioni, raziocinio, stomaco, polmoni, olfatto e tutto quanto io avessi di vivo. E mi ha indotto a studiare, riflettere, pensare, capire, chiedermi, dubitare... per giorni. Credo sia stata questa la dote maggiore, anche perché i testi non coinvolgono emotivamente di primo acchito (a parte alcuni davvero impattanti anche alla primissima lettura, che all'ultimo verso hanno avuto il potere di lasciarmi senza fiato).
Il poeta si rende mezzo; è sempre stato così, e così sarà sempre. Indossare gli "occhiali" di quel determinato autore significa anche mettere da parte se stessi in un certo qual modo, dimenticare chi siamo e chi siamo stati per permettere alle parole di scivolare fluide dentro di noi senza alcun giudizio alcuno. Ecco, solo in quel momento, poi, permettere alla nostra vera essenz di mescolarsi ai nuovi stimoli che abbiamo appreso e renderli nostri, ancora nuovi e diversi. Ma mai fermarsi prevenuti: bisogna tentare di mantenere costantemente aperta la mente, così da vedere ciò che forse non siamo stati in grado di fare.
Questo autore mi ha spinto a mettermi da parte, a dimenticare le conoscenze pregresse che hanno contribuito a rendermi questa specifica persona, e guardare con occhi incorrotti alla sua realtà. Realtà che immediatamente è divenuta anche la mia e si è quindi fusa con la prepotenza del mio essere. È qui che accade la magia: quando il prodotto del pensiero di un poeta, tradotto in versi, incontra la volontà di chi è pronto a leggere con accoglimento; da un tale accordo origina un nuovo pensiero, una nuova riflessione, un nuovo modo di vedere le cose.
Trovo EmperorOfDisaster talentuoso e di profonda condivisione, e per lui posso solo immaginare una costante evoluzione emotiva, riflessiva, poetica tradotta nei suoi scritti e tendente a quell'Arte che un po' troppo è andata perduta.

lunedì 12 marzo 2018

[Intervista] LoSpettro

E così tu saresti un visionario.
E io sono curiosa e non ho limiti di apprendimento, perciò accomodiamoci e diamo un senso a questa stanza!
Se sei pronto, ho dieci domande per te.
 
1) Questa è la stanza di coloro che hanno qualcosa in più da condividere rispetto a tutti gli altri; di coloro che, sapendolo, hanno il dovere di divulgarlo. Perciò dimmi, quanto sei adatto alla View Room? Cosa, di questa stanza, ha catturato la tua particolare essenza? E per quale motivo proprio tu ne saresti il naturale completamento?

In questo momento, più di quanto lo fosse all'atto dell'iscrizione alla stanza, mi calza a meraviglia questa View Room. Non ricordo perchè la scelsi. Probabilmente per un semplice gioco di esclusioni, ma in ogni caso mi ci vedo parecchio nella sua descrizione. Dicevo appunto, in questo momento, perchè ora come ora, lasciata da parte ogni velleità poetica, il mio interesse è rivolto ad ampliare la mia conoscenza sulla critica letteraria e dimostrarlo. Credo di essermi ritagliato un piccolo spazio, giudicando testi narrativi e poetici, ed ora mi diletto, quando il tempo lo permette, a dilungarmi, senza essere chiamato, su romanzi ed opere poetiche, sciorinando considerazioni senza " l'odiosa necessità impellente ". Mi considero una voce libera, avversa al commento rifilato come contentino o, che cerca di farsi buono l'autore/autrice per ricevere medesime attenzioni in cambio. Non ho mai pensato di essere il completamento della camera, però quel passaggio "... il visionario sa di vedere qualcosa che agli altri è negato" mi attira parecchio. Associo la capacità visionaria più che altro alla poesia, la vera mia passione letterale, fin da giovane. Sento e credo, sono molto presuntuoso, di avere capacità cognitive e di invenzione profonde, di avere imparato dai classici, idee, evocazioni, eccellenze e spesso riesco a riportare su carta questa mia capacità sotto forma appunto di poesia. Al momento, ho tolto le mie 4 ampie raccolte poetiche. Mi piace analizzare, addentrarmi anche in profonde considerazioni, anche filosofiche, e sto passando ora come ora in una fase in cui affianco il mio pensiero ad espressioni nichilistiche.

2) A dimostrazione di ciò che ritieni essere, abbi il coraggio di delineare i tratti di una tua debolezza. Attenzione: non chiedo mi si decantino pregi mascherati subdolamente da difetti. Richiedo autentico coraggio, sincerità: che si riveli un punto debole, qualcosa che è ostentatamente la penosa rappresentazione di se stessi. Qualcosa da cui tu stesso non potrai difenderti. 
 
Sono perennemente discordante, mai coerente, ma questo non penso sia una debolezza dell'individuo, anzi. Vedo come l'incoerenza, la prima forma di accettazione dei limiti della propria mente. L'uomo che tende a non essere statico, che cambia, che confuta e sposa parecchie idee, espressioni, apparendo per l'appunto incoerente, è il primo ad accettare l'enormità della condizione umana e dell'infinita potenza della mente. Ma forse mi crogiolo troppo su questo difetto, sarò caduto nell'errore di citare un pregio mascherato? Allora sicuramente un tratto della mia persona che ha i contorni di una debolezza a tutti gli effetti e che mi sono accorto, proprio su wattpad, essere maledettamente incrollabile ed eterea, è l'invidia. Ultimamente però, più che a rigirarmi in continuazione la bile nello stomaco, cerco di vedere con altre angolature gli effetti, anche collaterali che tale debolezza produce.

3) Qual è il genere letterario non ancora creato? Credi di essere in grado di strutturarne uno, all'avanguardia a tal punto da divenire precursore di uno stile tutto nuovo? Sai darmene dimostrazione? Lo spazio è tuo, hai carta bianca...

Il genere letterario non ancora creato mi vien difficile da pensarlo. Mi vien da dire, apparendo un essere talmente presuntuoso da divenire a volte anche borioso, è quello che sto per fare. Ma più che genere, direi, "azione letterale". Partendo da Tucidide e dalla sua affermazione "La storia si ripete", è facile constatare come protagonisti e fatti paiono perdersi nella folla degli antenati, anzi, addirittura ancor prima, senza andar più dietro del secolo scorso. Sarai d'accordo con me constatare che nuovamente, come fu, per quell'età a me tanto cara e ammirata, cioè la metà dell'ottocento, oggigiorno viviamo ancora un senso di decadenza sociale, di crisi di valori, Cambiano gli antagonisti. Se allora si fronteggiava positivismo e razionalità, oggi abbiamo a che fare con falso progresso, materialismo, individualismo, edonismo. Ma in fondo gli scenari e gli attori sono sempre gli stessi. Cambiano costume, ma sono sempre gli stessi. E allora perchè non cercare di ricreare un movimento letterale pari a quello che riuscì a portare alla ribalta un Rimbaud, un Mallarme, un Baudelaire. Nel mio piccolo, ovviamente s'intende, sperando che questo tanto piccolo possa ridimensionarsi strada facendo. Detto così sembra un nulla di nuovo, ma il discorso è lungo e complesso, diviene difficile esplicarlo nella sua totalità con poche parole. Meglio fermarsi.

4) Esiste un personaggio all'interno della tua opera che non è stato capito esattamente come vorresti? Se sì, tale sua peculiarità è voluta?

Nella mia storia certo che esiste un personaggio che sicuramente verrà visto come un "non equivalente di noi stessi", mancante di un significato esistenziale che non si riesce a capire e condividere. E' la protagonista di Irrevérsible, Ginevre, ragazza che appare fin da subito, dal prologo della storia, come provata dal suicidio dell'amato compagno, ma che poi in verità, si abbandona in effusioni sessuali e voglie lussuriose assieme alla collega/amica. Verrà inteso come un personaggio incongruente ed io verrò bollato come un autore incapace di realizzare una operazione cognitiva complessa. E' una verità! Ora come ora lo è pienamente! Come peraltro ritengo vero anche il fatto che, scrivere un romanzo complesso e corposo, sia un processo che certamente non può svolgersi come se si stesse trasmettendo una soap opera. Il primo scritto rimane una bozza, improvvisata e tentata. La vera storia, le varie sfaccettature, la reale trama col suo complesso intreccio narrativo, colliderà con una realtà cognitiva soltanto alla fine della fase di revisione totale, momento che un buon scrittore deve sempre considerare ed includere nel suo lavoro. Quel che posso dire e credo ciecamente di affermare

5) "Non ho bisogno di imparare dai miei passi, perché..." (superiorità, boria)
"Non ho intenzione di imparare dai miei passi, perché..." (orgoglio, saccenteria)
"Non imparo dai miei passi, perché..."  (sincerità, onestà)
Sapresti indicarmi tra i precedenti costrutti la miglior rappresentazione del tuo essere? Quella che maggiormente potrebbe delinearne i contorni. E ti prego, concludine il pensiero.

Tra i costrutti presentati, in verità, non vedo una rappresentazione del mio essere. Mi ritengo di imparare molto dai miei passi, e quindi dai miei sbagli. Ma se sono obbligato a stare al gioco, opterei per la prima scelta, quella dettata da un moto di superiorità e boria. Perche? Ma è semplice, "perchè io non soffro di mania di superiortà, sono superiore e basta (cit. Vittorio Sgarbi - che ammiro solo come critico d'arte - e ironicamente cito).

6) Mostrami ciò che non sono in grado di vedere. Qualcosa che di te agli stolti, ma anche ai più preparati, comunque sfugge anche dopo un'analisi approfondita. 
 
Sono un personaggio che mi ritaglio un carattere particolare. Scontroso sì e parecchio orso anche dal vivo. Mi elevo alla massima potenza qui su wattpad. Ma in verità, nella realtà sono un uomo, padre di tre bellissimi bambini Alice, Angelica e Alessandro - che altezzoso, ha dato a loro tutti nomi che iniziano con la prima lettera dell'alfabeto?!? - rispettivamente di 9, 4 e 1 anno. Sono comprensivo, paziente, sempre pronto al gioco e molto sorridente. Ma in questa veste non mi avrete mai!!!

7) Chi o cosa è stato per te maestro di vita? La base su cui si fonda la tua personalità artistica.

Non ritengo di aver avuto maestri di vita. Mi ha affascinato parecchio il mio professore di italiano, cui sarò sempre riconoscente per avermi rifilato in un tema un bel 10. Piuttosto mi reputo un self-made man, un uomo cresciuto dal basso e arrivato dove tutt'ora è arrivato. Ho alle spalle la morte di mio padre, suicida quando avevo l'età di 21 anni. Ho improvvisamente e drammaticamente perso una bussola orientativa in una fase delicatissima della mia vita. Ma sono riuscito a rimanere in piedi, grazie anche a una mamma forte e determinata. Dal punto di vista artistico, sono molto legato e affascinato dalla persona di Charles Baudelaire e da tutto quello che ci ha lasciato. Ovviamente nel campo della poesia, come ho già avuto modo di dire, mia vera e propria croce e delizia.

8) Sei in grado di attrarre i tuoi lettori decantando le qualità della tua opera utilizzando però citazioni altrui? Sai vedere attraverso gli occhi degli altri? 
 
Sula mia opera, la decanto, riportando una delle miglior citazioni altrui avute:
"Questa storia, per quanto incompleta, è come guardare una città di notte da un vetro smerigliato, ricoperto di pioggia. E' affascinante, intrigante, possiede la forza dell'astratto e la consistenza materica dei dettagli più raffinati. I capitoli sono piccoli antipasti di alta cucina, meravigliosi nella forma e nei colori, stuzzicano lo stomaco e ti fanno venir ancora più fame. Complimenti. In genere non tollero i personaggi femminili ed invero sono molto più affascinata da Gustav che dalla protagonista. Interessante la scelta di Ginevra (in verità Lucerna, qui ha compiuto un errore freudiano, ndr) sembra, da come la descrivi, che tu la conosca veramente. E' una città incredibilmente seducente. E poi Mama, non so se il riferimento fosse voluto, ma mi ha portato alla mente il capolavoro di Victor Fleming." (il regista di "Via col vento",ndr)

9) Partendo dal presupposto che in questa stanza scelgano di accomodarsi tutti coloro che, incompresi e ostacolati, abbiano perseverato nelle scelte a monte fatte poiché convinti di essere nel giusto, sapresti indicarmi quale spinta ti abbia mosso verso la scrittura e perché tale arte rispecchi meglio il tuo carattere? Avresti raggiunto i medesimi risultati se avessi avuto a disposizione null'altro che muto assenso?

Credo che ciò che mi ha spinto verso la scrittura è stato il mio carattere, timido, riservato e sufficientemente isolato. Ma essa non rispecchia a dir il vero il mio carattere, semmai è la giusta completezza. Ma c'è un'altra verità, ancor più profonda che accennerò senza dilungarmi eccessivamente, non vorrei far di questa intervista un piagnisteo. Soffro di una malattia, rara e degenerativa. Mi sta portando via sempre di più l'udito. La scrittura per me è un'espressione di completezza. Sono soggetto a sbalzi d'umore (forse qualcuno l'avrà capito su wattpad), nel mio stomaco 9 mesi su 12 si accumulano farmaci e sostanze anche abbastanza invasive. Soffro di vertigini. Anche improvvise. Insomma, non sono proprio il massimo come modello di persona, ma ci tengo ad apparire tale. La scrittura me lo fa permettere. Per me è tanto.

10) Sei entrato in un cerchio autoriferito e periglioso. Hai scelto probabilmente di metterti a nudo onestamente, forse di mentire: non è mio interesse scoprirlo. Questa è la tua ultima domanda, sfruttala nel modo che maggiormente rispecchi l'autenticità del tuo talento.
Hai incontrato qualcuno in grado di gareggiare quale tuo pari al gioco della vita, ma tu credi di potergli dimostrare l'invitta superiorità che possiedi. Dimostralo anche a me, attraverso un gioco di scrittura che ti identifichi personalmente.

Sull'ultima domanda rispondo semplicemente con una negazione. No. Non ho trovato nessuno con cui poter gareggiare al gioco della vita, nè mostrarmi a lui/lei superiore. Trovai una Musa tempo fa, come ogni poeta che si rispetti. Scrissi delle meravigliose poesie. Le sarò sempre grato. Anche se ora ci siamo amabilmente mandati a vicenda a fare in culo! 

Grazie infinite per il tuo tempo LoSpettro, è stato illuminante.

[Valutazione] Irréversible - LoSpettro

Nome dell'opera: Irréversible
Autore: LoSpettro
Genere:
Amore/erotico
Valutazione: primi 5 capitoli
Lettura: primi 10 capitoli
Punteggio: 55/100

1) GRAMMATICA 5/25
Gli errori (tutti, tranne le segnalazioni sulla punteggiatura) verranno sommati. Il gruppo che comprenderà quelli di sintassi sarà moltiplicato per 2, di semantica per 1,5, di ortografia per 1. Una volta ottenuto il risultato esso sarà arrotondato per eccesso e in decimi sottratto al punteggio pieno di 25. In questo modo si darà maggior peso agli errori di sintassi, a seguire a quelli di semantica, in coda gli errori di ortografia.

Commento
Dalla lettura sono emerse numerose lacune. Prima fra tutte appare evidente quella sulla punteggiatura. Il testo si sgretola lapidato da un uso scorretto dei segni di interpunzione che ne ha penalizzato finanche il senso. È probabile che l'autore volesse rifarsi a un joyciano flusso di coscienza. Esperimento non riuscito, però, quand'anche in presenza di concetti di rilevante pregnanza, egli monopolizza l'attenzione del lettore sulle scorrettezze di cui sopra.
Rilevanti e originali autori sconvolgono la punteggiatura – e con essa le regole che ne descrivono il fluire – sottomettendola al proprio volere, ma creando un'armonica rappresentazione figurativa di ciò che stanno descrivendo, in un tripudio di emozioni e sensazioni. Lo stesso dicasi per la complessa semplicità di cui sono permeati i testi di Murakami. Sconvolgere le regole grammaticali è arte e vezzo consentito soltanto a chi possiede profonda (e approfondita) conoscenza delle stesse. Pena una rivisitazione grottesca dei più potenti autori di sempre.
Alcuni errori in questo testo sono dovuti a refusi, alla velocità di battitura o a una mancata revisione finale. Peccato per le imprecisioni in campo semantico che non hanno aiutato, solo in alcuni momenti, a visualizzare ciò che l'autore volesse sinceramente comunicare.
Per alcune, tra le segnalazioni in campo sintattico rilevate, non c'è spiegazione formale.
Nulla però che non possa essere corretto grazie all'attenta dedizione per la propria opera. Di seguito il dettaglio.

Punteggio
Sintassi: 77 x 2 = 154
Semantica: 9 x 1,5 = 13,5
Ortografia: 25 x 1 = 25
Tot: 192, 5 = - 20 punti

- Sintassi (errori evidenziati in numero)
17
(uso improprio della "d" eufonica)
6 (mancato uso del corsivo per termini di lingue differenti, concetti nuovi, aziende, progetti)
1 (mancata concordanza di complementi, conseguente all'uso scorretto di una congiunzione coordinante)
2 (mancata concordanza dei tempi verbali all'interno della narrazione)
1 (uso improprio di una preposizione articolata a rendere indefinito ciò che invece è più che specifico)
2 (ridondante ripetizione a distanza troppo ravvicinata e mancata sostituzione adeguata)
1
(mancato corsivo o delimitazione tra virgolette alte la citazione di frasi, pensieri, scritti altrui)
6 (ingiustificabile virgola a dividere il predicato dal complemento oggetto)
1
(uso di un articolo indeterminativo, in luogo di quello determinativo più corretto)
2 (uso improprio di un pronome diretto/particella pronominale atona)
1 (uso scorretto di un pronome)
1 (gradito il punto interrogativo in caso di domanda diretta, pena il mancato senso del testo)
1 (uso scorretto di un pronome dimostrativo)
1 (mancata concordanza di proposizioni subordinate legate da una congiunzione coordinante)
4 (ingiustificabile ed errata virgola a dividere il soggetto dal suo predicato)
2 (mancata preposizione a introduzione di una proposizione subordinata indiretta)
9 (il segno di interpunzione precedente al periodo rende la frase sconclusionata da un punto di vista strettamente sintattico. Mancano i presupposti per la formazione di una frase minima composta da soggetto è predicato; c'è ancor meno per il periodo, il quale appare impossibile: composto da sole subordinate e mancante di reggente)
1 (ridondante ripetizione di una constatazione all'interno della medesima frase)
1 (uso scorretto di una congiunzione disgiuntiva a fronte di una constatazione di dualità precedente)
1 (uso del corsivo auspicabile in caso di sostantivo sottinteso e uso di aggettivo sostantivato in sue veci)
1 (scorretta collocazione del "pensato" all'interno della narrazione al passato)
4 (mancato uso di una delimitazione di pensiero, il quale viene fuso alla narrazione interrompendone bruscamente la logica esistenza. Tale costrutto, utilizzato fino al termine del capitolo, ha costretto in persistente errore l'autore, che seguita a scrivere e descrivere i fatti in un nuovo tempo verbale: quello che sarebbe dovuto essere relegato al solo pensiero.)
1 (brusco cambiamento dei tempi verbali all'interno della narrazione)
1 (la mancata esclamazione esclude la possibilità che una frase formi una proposizione ottativa, trasformandola in un "mezzo periodo ipotetico": esso infatti non possiede protasi)
4 (mancata concordanza di numero tra soggetti e verbi)
1 (mancata concordanza del "lei" nella medesima frase)
1 (mancata concordanza di complementi a fronte di una congiunzione coordinante)
1
(pronome relativo di troppo)
2 (errore per "si" in luogo di "sì")

- Semantica (errori evidenziati in numero)
2
(uso scorretto del significato di due verbi in contemporanea a un errato uso di un pronome relativo che all'interno della medesima frase modificano il senso della proposizione, privando di logica l'intero costrutto)
4 (uso scorretto del significato di un verbo)
2 (uso impreciso del significato di un termine)
1 (circonlocuzione semanticamente non appropriata)
(non contato) (ambiguo l'uso del nome "Ginevre" non esistente per alcuna nazionalità, in luogo di quello corretto celtico/britannico "Guinevere", francese "Guenièvre", francese del Quebec "Genève", italiano "Ginevra", inglese "Gwenevere", nemmeno rilevato quale ipocoristico del nome)
(non contato) (circonlocuzione estremamente contorta)

- Ortografia (errori evidenziati in numero)
2
(refuso per "perchè" in luogo di "perché")
1 (refuso per "prosegui" in luogo di "proseguì")
1 (refuso per "delle tua Africa" in luogo di "della tua Africa")
2 (errore ortografico per "E' " in luogo di "È")
1 (refuso per "capìì " in luogo di "capii")
1 (refuso per "fin a" in luogo di "fino a")
1 (refuso per "capiì " in luogo di "capii")
1 (refuso per "usci" in luogo di "uscì")
2 (refuso per "ne" in luogo di "né")
1 (refuso per "via vulnerabilità" in luogo di "mia vulnerabilità")
1 (refuso per "thè" in luogo del corretto francese "thé", inglese "tea", italiano "tè")
1 (refuso per "O" in luogo di "Oh")
1 (refuso per "accumunarsi" in luogo di "accomunarsi")
1 (refuso per "che forse sordomuto" in luogo di "che fosse sordomuto")
1 (refuso per "La difficoltà" in luogo di "Le difficoltà")
1 (refuso per "Jean-Babtiste" in luogo di "Jean-Baptiste")
1 (refuso per "Gia' " in luogo di "Già")
1 (refuso per "intesi" in luogo di "intensi")
1 (refuso per "the" in luogo del corretto francese "thé", inglese "tea", italiano "tè")
1 (refuso per "se" in luogo di "sé")
1 (refuso per "quelle sua" in luogo di "quella sua")
1 (refuso per "bacello" in luogo di "baccello")

- Punteggiatura
(rilevante perdita di virgole del vocativo)
(uso sconsiderato delle virgole a delimitazione di parti di testo troppo brevi in una definitiva frammentazione dello stesso)
(manca la punteggiatura a chiusura di ogni discorso diretto che non si concluda con una domanda)
(uso scorretto della punteggiatura a indicazione di pause nel parlato non giustificabili quando modificano la struttura sintattica di un testo: a fronte di errori grammaticali tanto rilevanti, sarebbe bene ometterla piuttosto che cadere in errori tanto penalizzanti)
(scorretto uso dei punti di domanda a conclusione di esclamative)
79 (uso del segno meno, in luogo del trattino lungo alto corretto a delimitazione del discorso diretto)

ATTENZIONE! POTREBBERO ESSERE PRESENTI SPOILER!
Chi non avesse letto la storia oggetto di tale valutazione sia consapevole che proseguendo nella lettura di seguito riportata potrebbe incappare in anticipazioni di trama.

2) LINEARITÀ DEL TESTO 26/30
Per ogni gruppo, verrà assegnato un punteggio in decimi, spiegato all'interno della valutazione. La somma del punteggio di ogni gruppo corrisponderà al voto finale per questo parametro.

- Coerenza interna 9/10
Il problema maggiore riguardante la coerenza interna è il diretto derivato di un errore a monte, segnalato per altro nel parametro grammatica. Il POV appartiene alla protagonista, la quale è voce narrante dell'intera sua vicenda, degli struggimenti personali, dei moti dell'animo cui è afflitta. D'un tratto la narrazione si perde, in favore di un accavallamento brusco del pensiero della protagonista stessa. Tale artifizio inconsapevole, poiché ingestito (pertanto spero fortemente non voluto), non fa che rendere confusivo l'intero concetto spiegato.
Alla luce dell'intera progressione di trama, a parte tale scivolone, non posso che constatare una coerenza di base (non riferita alla espressione psicologica dei personaggi, ma al mero accadimento dei fatti) più che solida. Gli accadimenti sono cronologicamente raccontati, riproduzione a parte di un flashback verosimile nel quale la protagonista si tuffa per produzione onirica.

- Capacità espressiva 8/10
L'autore ha molto ben delineato le emozioni primarie. L'uso di termini adatti alla visualizzazione dei moti emotivi permette al lettore di acquisire facilmente il punto di vista della protagonista, immedesimandosi presto in essa e iniziando a guardare con i suoi occhi.
La storia è ai suoi inizi, non sono ancora pertanto definiti tutti i personaggi a contorno. La stessa Ginevre è stata descritta solo superficialmente, sebbene da un punto di vista strettamente psicologico appaia ambiguamente descritta.

- Definizione dello stile 9/10Lo stile è estremamente peculiare. C'è una forte tendenza alla originalità e alla ricerca della stessa. Di fatto, un exploit simile non l'avevo mai incontrato in vita mia. Coerente con ciò che ci è stato presentato dell'opera.

3) CONTENUTO 18/25Cercherò di assegnare un punteggio quantomai coerente con uno dei quattro gruppi sopraccitati. Una volta assegnato un gruppo (Scarso, Sufficiente, Buono, Eccellente), segnalerò le motivazioni per attribuire un punteggio piuttosto che un altro all'interno del range di riferimento. Il numero che verrà fuori sarà il risultato di un'analisi, per quanto possibile, oggettiva. 

- Buono
Il contenuto è buono, pecca di ambientazione, ma cotrobilancia tale mancanza accogliendo descrizioni emotive estremamente forti e suggestive, impegnando il lettore in una visualizzazione vivida di ogni accadimento. Alcuni punti appaiono fumosi a causa di problematiche non legate al contenuto, in compenso fin dal principio viene espressa la chiara volontà di raccontare un impeto talmente potente da oscurare ogni altro fatto occorso.
Ambientazione
I primi cinque capitoli sono privi di ambientazione tout court. Brevi accenni, pochissimi dettagli, il necessario per tentare di dare una rappresentazione vaga dei luoghi vissuti.
Soltanto successivamente (capitoli al di fuori di tale valutazione) l'autore si apre a una più completa descrizione della città di Lucerna, dell'appartamento di Ginevre... dei locali, delle strade, delle luci a contorno di ogni cosa.
Descrizione personaggi
Fisicamente i personaggi non trovano una collocazione specifica, per quanto sia stata ben delineata la figura di Mama (a richiamare il cliché estremamente forte della governante di colore sempre accogliente e pronta a risolvere ogni problematica) e successivamente quella di Ginevre. Quest'ultima è una donna che apprendiamo avere un regime alimentare "austero e privo d'ogni sorta di concessione al puro e insano soddisfacimento forte del palato". Ella ha un fisico tonico, "un seno dalla cosiddetta forma a coppa di champagne [...] giusto tondeggiante nella parte alta" e"il lato b [...] sodo, rotondo, alto dalla forma più propria di una pesca". Connotazioni dalle quali e possibile estrapolare uno stile di vita votato al rispetto, alla dedizione – che sia essa immessa nel proprio lavoro o nel proprio corpo. Attraverso tali connotazioni autoriferite si è colta prepotente la mano maschile.
Emotività
Come già precedentemente evidenziato, l'autore ha chiamato in causa dinamiche sensoriali ed emotive molto forti, creando una prima parte di storia coerente con il senso globale che le si è voluto dare. A partire dalla seconda metà del testo accade che, a causa di un'ambiguità psicologica di fondo, il lettore possa dissociarsi dalla immedesimazione scattata precedentemente, riscontrando evidenti discrepanze dalla figura che ha conosciuto con queslla vissuta.
Narrazione e azioneLa narrazione è estremamente lenta. Le azioni sono perlopiù relegate ai pensieri. Virtuosismi mentali che possiedono il fine intrinseco di dare informazioni al lettore più sull'emotività che sui fatti. A partire dal capitolo sesto avviene una precipitazione non solo degli eventi ma anche dell'emotività, della psicologia, in una costruzione di trama completamente diversa e intrinsecamente opposta rispetto a quella cui eravamo stato abituati.

4) COMMENTO PERSONALE 6/20 

Il mio voto è un 3.
Partiamo da un presupposto fondamentale e che mai, approcciandosi a una mia valutazione, bisogna perdere di vista: questo non è il mio lavoro. Nella vita mi occupo di altro, e di fatto il Cafè non è che un passatempo utile a me per prima, aiutandomi ad affinare l'occhio critico, quindi utile alle persone che scelgono di lasciarsi intervistare da me, condividendosi in modo onesto e lasciando che la parte più profonda del proprio essere si esprima attraverso le risposte ad alcune domande da me preimpostate.
Io non faccio altro che vedere ciò che gli autori mi mostrano. Posso comprendere quanto un autore sia ordinato nei pensieri, quanto tenda alla confusione, quanto ami infilarsi nei meandri di una psiche complessa, quanto sia meglio predisposto a raccontare di gioie delicate e sapori esotici. Dalle opere posso estrapolare qualcosa della personalità dell'autore stesso. Posso evidenziare una cura maniacale per i dettagli e dedurne un animo rispettoso; posso rilevare dalla semplicità con cui ha espresso concetti crudi e veraci una forte tendenza alla autenticità e alla sincerità di quella personalità.
Eppure ciò che esprimo tra queste pagine è una visione assolutamente distorta della realtà: un essere umano non è solo l'opera che ha scritto o solo alcune risposte che ha condiviso. Una persona è tanto altro: è la somma delle proprie scelte, dei propri comportamenti, dei propri modi di porsi, di ciò che dà e riceve, del suo bagaglio esperienziale, del vissuto esperienziale agito e subito, della propria base culturale.
E potrei elencare almeno un altro centinaio di parametri a definizione di ciò che è un essere umano, ma non è affatto questa la sede in cui discuterne.
Ciò che mi preme arrivi vero è che il mio commento personale è valutativo solo del minimo estratto di una sola opera letta di quella determinata persona. E per quanto mi piaccia tentare di indovinarne l'io interiore più sincero, non sono in grado di dare definizione di chiunque provi a pararmisi davanti.
Ciò che faccio è condividere la personalissima sensazione che è nata successivamente alla lettura dell'opera valutata.
Questa premessa è d'obbligo, vista l'opera giunta a mie mani (in senso lato, naturalmente).
Cosa ho letto nell'opera appena valutata? Cosa ho capito, cosa mi è arrivato, quanto ho inteso del messaggio che LoSpettro ha voluto comunicare?
Ho letto un iniziale struggimento. Un intenso, poetico, potente struggimento.
Ho letto una donna forte, per quanto subordinata all'uomo che ne ha plasmato le carni, consapevole dei propri mezzi e dei propri talenti, eppure sofferente. L'uomo, che fino a qualche tempo prima ne aveva modellato l'animo, si è tolto la vita, lasciandola sola, spezzata, frammentata, persa in una esasperata ricerca dei significati più reconditi della di lui stessa personalità.
Questa donna vive il proprio lutto costringendosi a sessioni lavorative estenuanti, nel tentativo di dare un senso a tale sofferenza attraverso la creatività che le è così amica.
D'un tratto avviene il crollo emotivo. Quella che appare come una rievocazione, si trasforma successivamente in una produzione onirica traumatizzante o, almeno, apparentemente tale dal punto di vista di Ginevre. La quale Ginevre necessita di supporto emotivo, ruolo perfettamente incarnato dalla dolce Kathleen, segretaria e amica della protagonista.
D'improvviso l'autore commuta il senso fino a questo momento dato alla propria opera trasformandola in un incomprensibile e quanto mai inatteso – nonché fine a se stesso – atto sessuale tra le due. Atto che appare insoddisfacente alla stessa protagonista, la quale lucidamente sceglie di smettere di bere per poter vivere appieno l'esperienza in divenire. Protagonista che d'un tratto, dopo aver consumato con frenesia il proprio piacere e quello dell'altra, addirittura supplica quest'ultima di chiamare una terza figura a riempire il vuoto: vuoto generato dall'evidente mancanza di un "uccello che ci sbatta".
Non sono mai stata contraria all'incontro tra due anime affini, siano esse vicine mentalmente o fisicamente, appartengano al medesimo sesso o meno; ammetto però di avere provato profonda costernazione leggendo questo testo.
Queste due donne – che seguitano a cospargersi il corpo del profumo di un uomo morto – hanno intrinsecamente, e nel mio personalissimo nonché inutile parere, qualcosa di insano.
È altresì un uomo a descrivere in modo tanto magistrale l'atto erotico tra le due donne, un uomo che probabilmente non si è reso conto di avere sublimato il proprio irrispetto verso le sue proprie creature, le donne raccontate in questa storia, in un rapporto sessuale inappagante e degradante sotto il punto di vista della dignità delle stesse.
Diversamente da quanto letto altrove e in diversi modi, ho trovato quantomai squallida una tale definizione di figura femminile.
E non si tratta della scelta di vivere la propria sessualità attraverso la libertà di espressione della stessa, che si tratti di cercare uno o più partner sessuali o utilizzare dinamiche differenti dai soliti canoni: no.
Ciò che ho trovato oltremodo nauseante è stata la scelta di degradare moralmente le due donne attraverso un atto sessuale fine a se stesso e inconcludente, perché tra loro mancava ancora una figura di riferimento: un pene.
Scegliere di mostrare talenti, potere, denaro, posizioni, costrutti mentali votati al sacrificio hanno reso Ginevre consapevole, fiera, unica. La stessa donna descritta diventa niente non appena ella stessa, dimentica del proprio valore, ammette di non essere nulla senza un fallo. Non si può godere senza.
Tale innaturale e oltraggiosa sottomissione della figura femminile ha dato il colpo di grazia a un parere, il mio, che si era potuto delineare solo sulla base del talento dell'autore e della cura per il suo testo.
Non mi resta che augurargli tutto il meglio, sperando possa comprendere che siffatta personalissima valutazione data alla sua opera non è assolutamente un giudizio espresso sulla persona, ma la naturale formulazione di una opinione a seguito di una lettura simile.

sabato 17 maggio 2014

View Room


La nostra meta non è mai un luogo, ma piuttosto un nuovo modo di vedere le cose.
-Henry Miller-

La capacità di andare oltre le apparenze, di valutare con estrema perspicacia ogni minima situazione. Con precisione chirurgica, il visionario sa di vedere qualcosa che agli altri è negato. Egli diverrà mezzo, si farà portavoce di un nuovo stile arguto, ardito, nuovo e scivolerà tra i grandi uomini, gli scienziati dell'intelletto, i precursori di una modernità non ancora pensata.
La View Room è per pochi eletti. Coloro che, consci del proprio talento, folli nella propria realtà, sanno di poter creare l'impossibile e donarlo al mondo. Ogni luogo ha differenti prospettive, purché si riesca a crearne ogni volta una nuova... tendendo all'infinito in ogni propria creazione.
Senza fermarsi, guardando lontano, oltrepassando il comune modo di pensare.