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lunedì 23 aprile 2018

[Intervista] EmperorOfDisaster

Questa non è affatto una stanza "facile".
Ma regala l'opportunità di mettersi alla prova. E di stupire.
E io sono più che mai curiosa.
Dieci domande per te.
 
1) Questa è la stanza di coloro che hanno qualcosa in più da condividere rispetto a tutti gli altri; di coloro che, sapendolo, hanno il dovere di divulgarlo. Perciò dimmi, quanto sei adatto alla View Room? Cosa, di questa stanza, ha catturato la tua particolare essenza? E per quale motivo proprio tu ne saresti il naturale completamento?
 
Sono fin troppo adatto a questa stanza, o forse lo sono fin troppo poco: in fondo tutti, qui, tentiamo di spaccarci la testa a furia di scrittura, di sciovinare pensieri più o meno profondi e di renderli belli. Il problema in tutto questo è che, se non abbiamo un pubblico, difficilmente otteniamo un riconoscimento: scriviamo sempre per qualcuno, perché, se no, la nostra diviene celebrazione boriosa, altera ed empia di grandigia del nostro intelletto. Questo per asseverare con voce stentorea che non sarò io a reputarmi visionario, ma solo uno pseudo-tale.
D'altro canto, necessito anche di asserire che il pensiero creativo deve essere forgiato da quello critico, perché, se ciò non accadesse, si elargirebbero banalità stilistiche su banalità contenutistiche, il che costituirebbe la morte dell'Arte, e il mio compito è quello di deturparla solo per ricostruirla. "Con precisione chirurgica, il visionario sa di vedere qualcosa che agli altri è negato": si può fare ciò solo se si ha un pensiero critico, e io, ormai, tendo a distruggere tutto. Dopo aver distrutto, però, bisogna ricostruire: la guerra deve divenire mezzo, non fine. Solo con l'unione di creatività e criticità, si può costruire qualcosa di bello, perché creativo, e originale, perché critico. Almeno così credo.

2) A dimostrazione di ciò che ritieni essere, abbi il coraggio di delineare i tratti di una tua debolezza. Attenzione: non chiedo mi si decantino pregi mascherati subdolamente da difetti. Richiedo autentico coraggio, sincerità: che si riveli un punto debole, qualcosa che sia ostentatamente la penosa rappresentazione di se stessi. Qualcosa da cui tu stesso non potrai difenderti. 
 
Non credo nei difetti, davvero, perché tutto concorre alla creazione della persona, e le persone non hanno né pregi né difetti all'origine, bensì solo caratteristiche che mutano in pregi quando sono apprezzati dal prossimo e in difetti quando non vengono apprezzati dal medesimo: da un punto di vista psicologico, siamo solo fango nelle mani di qualcun altro.
Detto questo, ciò che mi contrista maggiormente è la mia sensibilità: vorrei tanto essere un cinico e freddo manipolatore come qualcuno mi dipinge; vorrei riuscire a esaminare tutto quello che mi circonda esclusivamente con acribia analitica; vorrei persino essere quel bastardo osceno che alcuni credono che io sia. Invece non sono nulla di tutto questo: sono solo una puttana dell'alfabeto che scrive perché dissociata dalla realtà.
Che poi la sensibilità è stata anche la mia condanna da un punto di vista letterario-filosofico: ormai tento solo di esplorare i recessi della mente umana, la qual cosa mi rende poco duttile a livello artistico. Ma va bene così: ho solo diciassette anni, e il tempo per destreggiarmi anche in altri stili ci sarà.

3) Qual è il genere letterario non ancora creato? Credi di essere in grado di strutturarne uno, all'avanguardia a tal punto da divenire precursore di uno stile tutto nuovo? Sai darmene dimostrazione? Lo spazio è tuo, hai carta bianca...
 
Per quel che afferisce al genere letterario nuovo, mi metti in difficoltà: siamo nani sulle spalle di giganti, in fondo, figli di un passato glorioso. Eppure sono fermamente convinto che non bisogni fermarsi qui: la Letteratura e L'Arte non sono ancora morte, solo assopite, stordite, tramortite. Proprio perché non credo in un contenuto che possa essere identificato come nuovo (tutto è già stato scritto, tutto è già stato detto), penso che bisogni puntare sull'estetica: lo stile e la lingua devono essere dominanti, ergersi in maniera marmorea sul contenuto, che, pur mantenendo una certa importanza, deve essere inferiore ai due elementi citati testé. Bisogna studiare la lingua e imparare a dominarla in tutti i suoi registri: io, banalmente, sto lavorando molto sul tentare di unire il barocchismo al realismo sporco.
Lo stile, per uno scrittore, è tutto, e, nel mio caso, mi piace parlare di "dispotismo stilistico", perché tendo a nobilitare tutto con sintagmi, accostamenti di parole sempre nuove, ricercando disperatamente la bellezza formale, senza dimenticare che la mia unica grande amante rimane la filosofia: bisogna, insomma, parlare di qualcosa che è già stato scritto in maniera nuova e, se possibile, ancora più bella, senza dimenticare di incanalare nelle parole una profondità contenustica che possa renderle degne della vera Letteratura. Inoltre, necessito anche di rimarcare come ciò che è già stato scritto possa essere rielaborato per essere adattato alle proprie ideologie. 

4) Esiste un personaggio all'interno della tua opera che non è stato capito esattamente come vorresti? Se sì, tale sua peculiarità è voluta?
 
L'arte è bella perché ambigua: affermare che un mio personaggio non è stato compreso sarebbe sbagliato e irrispettoso nei confronti dei lettori; affermare, al contrario, che un mio personaggio non è stato compreso come vorrei mi porterebbe a una lunga dissertazione relativa a quanto debbano capire i lettori da sé, a quanto debba essere lo scrittore a mostrare e addirittura a quanto vi sia bisogno di far comprendere il personaggio nella sua totalità - in fondo non ci comprendiamo nemmeno noi nell'insieme, e, se pensiamo di averlo fatto, è solo per rassicurarci. Un banale meccanismo per stare meglio con noi stessi. Ma, come ogni auto-convinzione, è una sicurezza fallace, dunque mendace.
Se posso essere sincero, non ho mai ricevuto opinioni negative sui miei personaggi, anche perché ho scritto l'epilogo solo di un romanzo dopo due anni e mezzo di lavoro, "Principe del Caos, Re del Cinismo, Imperatori del Disastro", e non lo giudico ancora concluso. Non ho ancora abbastanza materiale per rispondere a questa domanda. Chiedo venia.

5) "Non ho bisogno di imparare dai miei passi, perché..."
"Non ho intenzione di imparare dai miei passi, perché..."
"Non imparo dai miei passi, perché..."
Sapresti indicarmi tra i precedenti costrutti la miglior rappresentazione del tuo essere? Quella che maggiormente potrebbe delinearne i contorni. E ti prego, concludine il pensiero.
 
"Non ho bisogno di imparare dai miei passi, perché soffro di una boria ego-sintonica o semplicemente di un'incapacità di accettare ciò che sono stato per costruire qualcosa di migliore oppure penso di aver raggiunto una perfezione utopica, che, però, si rivela essere solo una distopia artistica".
"Non ho intenzione di imparare dai miei passi, perché ho paura di vedere di aver sbagliato e di affrontare la realtà, dunque soggettivo l'oggettivo"
"Non imparo dai miei passi, perché ho paura, ma lo accetto e lo riconosco"
Per quel che mi concerne, penso che la terza affermazione sia quella che più mi si addice: mi aggraderebbe molto asserire di essere uno che non ha bisogno di imparare dai propri passi, ma, avendo diciassette anni, ciò implicherebbe l'obito della mia poetica e del mio essere. Semplicemente ho paura di farlo: ho paura di vedere quanto porti al parossismo la forma, quanto esasperi il concetto stesso di Bello, il linguaggio, le parole, sfociando in un barocchismo distopico che porta con sé violenza nella sua forma più pura. E non dimentichiamoci che, ormai, penso solo a esplorare l'intimo della mente umana, a tentare di comprendere l'uomo nella sua totalità, nelle sue perversioni, nelle sue degenerazioni psicotiche, cataboliche, ego-distoniche o ego-sintoniche: ciò mi porta ad adeguare la parola al contenuto, come se, proprio nello spirito del Barocco, ricercassi una forma che possa adeguarsi alla grande miseria della Verità che ricerco. Non so.

6) Mostrami ciò che non sono in grado di vedere. Qualcosa che di te agli stolti, ma anche ai più preparati, comunque sfugge anche dopo un'analisi approfondita. 

Come detto prima, esaspero la parola solo per poter adeguare la bellezza della forma alla bellezza del contenuto che ricerco, e questo sfugge ai più, dato che, per la maggior parte, sono solo un egocentrico che pensa di saper scrivere, uno pseudo-scrittore vanaglorioso e pretenzioso, ma, davvero!, non sono nulla di tutto questo: sono il primo a distruggere ciò che scrivo, a trovare difetti; sono il primo a vivere in bilico tra crisi di ansia, attacchi di panico, momenti di crollo psicologico in cui vorrei solo sfasciarmi il cuore e altri in cui mi accorgo che non ho le palle per farlo. Sono fin troppo fragile. Se poi gli altri vogliono pensare che io sia un bastardo manipolatore egoriferito, che lo facciano.

7) Chi o cosa è stato per te maestro di vita? La base su cui si fonda la tua personalità artistica.
 
Non provo grande affetto nei confronti delle figure genitoriali, che, anzi, reputo la mia condanna maggiore, la qual cosa mi porta anche a volere distruggere il concetto stesso di famiglia, quello di matrimonio e persino quello di essere umano. Ma questa è un'altra questione e verrà affrontata in una trilogia teatrale a cui sto lavorando.
Venero due docenti di italiano che mi hanno segnato profondamente: la prima mi è stata accanto in un momento fin troppo complesso della mia esistenza, in cui indossavo sorrisi scavati e sciovinavo pseudo-esistenzialismi, ed è stata anche la prima ad apprezzare ciò che scrivevo; il secondo è un simpatico vecchietto di cui sono altamente innamorato e che vorrei solo mi abbracciasse tra le sue braccia e mi dicesse che mi vuole bene, pur sapendo che ciò non potrà accadere mai, sia perché lui è molto ligio al suo ruolo sia perché probabilmente ci perderemo di vista quando avrò terminato il liceo, dato che non mi sembra molto propenso a mantenere i contatti con i suoi alunni. In entrambi i casi, l'affetto è più che ricambiato, e il secondo, l'anno scorso, dopo a mala pena quattro mesi che ci conoscevamo, è venuto a dirmi che ero il suo alunno preferito. Poverino, l'ho fatto e lo faccio dannare! Che poi ci lanciamo amorevolmente frecciatine senza troppe seghe mentali è un'altra questione.
Da un punto di vista artistico, mi affascina il Maledettismo, a partire da Villon fino alla Scapigliatura; filosoficamente, amo l'etica stoica, il razionalismo di Cartesio, il semi-pessimismo antropologico di Pascal, il nichilismo di Nietzsche e, in generale, l'esistenzialismo tra Ottocento e Novecento. In realtà, sono pochi gli eruditi che non mi interessano: in un modo o nell'altro, si può sempre apprendere qualcosa da tutti.

8) Sei in grado di attrarre i tuoi lettori decantando le qualità della tua raccolta utilizzando però citazioni altrui? Sai vedere attraverso gli occhi degli altri?
 
Devo necessariamente saper vedere con gli occhi degli altri per sviluppare sia una visione oggettiva sia soggettiva, dunque critica e olistica. Ma non ho citazioni da declamare, dato che praticamente nessuno ha commentato la mia raccolta con un commento esegetico. Chiedo venia!

9) Partendo dal presupposto che in questa stanza scelgano di accomodarsi tutti coloro che, incompresi e ostacolati, abbiano perseverato nelle scelte a monte fatte poiché convinti di essere nel giusto, sapresti indicarmi quale spinta ti abbia mosso verso la scrittura e perché tale arte rispecchi meglio il tuo carattere? Avresti raggiunto i medesimi risultati se avessi avuto a disposizione null'altro che muto assenso?
 
Tutte le persone con un minimo di erudizione hanno sempre encomiato la mia scrittura, davvero: sono io quello che tende a distruggerla.
Perché scrivo? Sto solo tentando di trovare una strada per stare un poco meglio: in fondo l'ansia è uno specchio sfregiato, e lo Xanax è il feto della mia miseria. Ma va bene lo stesso.

10) Sei entrato in un cerchio autoriferito e periglioso. Hai scelto probabilmente di metterti a nudo onestamente, forse di mentire: non è mio interesse scoprirlo. Questa è la tua ultima domanda, sfruttala nel modo che maggiormente rispecchi l'autenticità del tuo talento.
Hai incontrato qualcuno in grado di gareggiare quale tuo pari al gioco della vita, ma tu credi di potergli dimostrare l'invitta superiorità che possiedi. Dimostralo anche a me, attraverso un gioco di scrittura che ti identifichi personalmente.

Pretendo di primeggiare nel mio campo, non di essere canone da reverire tacitamente, anzi, esigo che le persone mettano in crisi ciò che scrivo, che si facciano domande, che contestino: la mia scrittura tende al filosofico, ponendo in crisi certi valori della società contemporanea, ma non deve essere fine a se stessa, bensì - pur essendo stilisticamente ardita - deve essere un mezzo per interrogarsi sul mondo, con la consapevolezza che io sono l'eccesso contenutistico e formale.
Sono solo una distopia vestita da utopia, un'ucronia barocca. Sono solo un despota dello stile, un masturbatore del significato dei termini. Sono solo un prete frocio inginocchiato di fronte all'esistenza: lei è bellissima, ma io sono incapace di venerarla come dovrei. Sono solo un esteta denutrito: ho fame di Amore e di parole, perché l'Amore è ciò che non ho mai avuto e le parole sono fortezze incontaminate dalla corruzione, la mia salvezza mortifera e la mia anabasi salvifica. Siete tutti invitati al mio banchetto.
Intanto io vado a piangere deserti liquidi e a vomitare analogie: la sensibilità è stata la mia colpa e la scrittura è divenuto il modo per espiarla. Mi schianterò contro la realtà un altro giorno: per il momento preferisco proteggermi, scrivere di vita ed esplodervi nel cuore. Che poi scrivere così mi spaventa e mi fa solo stare male, ma va bene lo stesso: i vittimismi sono la mia tomba incrostata di saluti sabbiosi; il masochismo, il mio unico modo per sopravvivere. Però almeno sono vivo.
Se poi vogliamo anche una poesia scritta velocemente per l'occasione, ecco a voi degli endecasillabi sciolti, giusto perché aborro la rima con tutto me stesso, dato che addolcirebbe troppo il tutto:

Tetti di menti eccitate.
Si intessano vagiti di giganti
arsi dai pianti bambini di mondi
arrugginiti dai vespri piegati,
dai visi dirupati di uomini
come tetti di menti eccitate:
siamo solo maree di sospiri
che scavano un solco nel cūore.

E aggiungo anche che i due paragrafi che vanno da "sono solo un despota dello stile" a "però almeno sono vivo" saranno aggiunti alla mia nuova tragedia teatrale, "Vergini di vita", su cui sto lavorando e che verrà presto pubblicata su Wattpad: sono troppo carini! Grazie, cara, per avermi invitato, e grazie a voi che spenderete qualche secondo per leggere il tutto. :3  

Grazie infinite per il tuo tempo, EmperorOfDisaster, è stato onestamente interessante imparare a conoscere di te attraverso i tuoi testi.

lunedì 16 aprile 2018

[Intervista] EmmaBound

Anima, vorrei poter apprezzare la tua anima. E la mente, gli slanci emotivi e il cuore pulsante che c'è dietro ogni tuo comportamento.
Insegnami di te, permettimi di scoprirti.
Questo luogo dà conforto, e allora godiamo di ogni attimo (tè e Setteveli per noi!).
Cominciamo! Dieci domande per te.
 
1) Hai scelto la Intimate Room. Hai quindi voglia di sondare i meandri più intricati della tua psiche o forse semplicemente tentare un viaggio nel tuo cuore e scoprirlo migliore di quanto tu non creda. Sai raccontarmi le motivazioni che ti hanno condotto in questa stanza?
 
Innanzitutto, permettimi di ringraziarti per questa splendida opportunità, per avermi regalato la possibilità di lasciare a te e a tutti i tuoi lettori un pezzetto di me e del mio animo. E proprio di questo mi chiedi di parlare, oltre che della mia psiche, che personalmente reputo alquanto contorta, ma che potrebbe comunque sorprenderti. Sono qui, dinnanzi a questa splendida vista, sprofondata in questo meraviglioso divano bianco a sorseggiare il mio English breakfast con un cucchiaino e mezzo di miele di Acacia, perché voglio davvero scoprire se il mio cuore è effettivamente più speciale di quanto io lo ritenga in realtà. È un mio grosso limite, il fatto di mostrare i miei lati più intimi e profondi intendo, è sempre stata una delle mie paure più grandi, credo sia questa necessità di superare un ostacolo così grande ad avermi condotta qui. Oltre al desiderio di conoscere te, finalmente. Mi sudano le mani... me la allunghi una fetta di torta?

2) Parliamo di empatia. Pensi di possederne? In che misura e perché? Riesci a farmi un esempio?

Questa domanda mi ha spiazzato, mia dolce Mia. So per certo di essere una persona profondamente empatica, ma credo di riuscire a esserlo solamente con le persone di cui mi interessa davvero. Devi sapere che mi apro molto poco con chi mi circonda, ma quando decido di farlo è come se trasferissi la mia essenza, il mio animo, all'interno di una boccetta sottovuoto, per poi consegnarla nelle mani del fortunato che avrà l'arduo compito di avere a che fare con me. Ecco, quando la magia prende forma accadono cose singolari, come se me lo sentissi che qualcosa non mi torna, se penso a quella persona con la quale ho stretto un rapporto così speciale. Non entrerò nei dettagli, ma riesco a sentire se qualcuno a cui tengo non sta bene, anche se è distante e non me lo dice apertamente. Sento come un brivido, un tarlo nella testa che non mi molla... e alla fine mi dicono: ma come fai?!

3) Un esercizio per te. Chiedi alla persona che credi ti conosca meglio di definirti attraverso tre aggettivi. Condividili con me, e poi riflettici su per bene. Ora dimmi sinceramente: senti ti appartengono sul serio? Tu stessa avresti adoperato quei tre termini? Perché?

Mi hannodefinita: empatica, altruista e razionale. Di empatia e razionalità ti ho giàparlato prima... vedi che questa stanza è perfetta per me?! Per quanto riguardal'altruismo, posso dire di esserlo davvero. Se potessi mi accollereipersonalmente la sofferenza di chi amo, a occhi chiusi e senza pensarci duevolte. Mi hanno insegnato a condividere, a farsi in quattro per le persone acui vuoi bene e che rispetti, e poi, quando è nato Alessandro, ho capito chepotrei anche dare la mia vita per garantire la sua... ma forse questo è solo ilcuore di mamma a parlare.

4) Qual è il personaggio con il maggior peso "introspettivo" all'interno della tua opera? Per quale motivo hai dato così tanto valore alla sua psicologia?

Ilpersonaggio che arriverà a odiarmi per aver spiattellato ai lettori i lati piùfragili della propria personalità è indubbiamente il protagonista principale:Chris. In realtà, però, devo spifferarti un segreto: sto svolgendo unesperimento. Spero di riuscire a restituire al pubblico la realtà che circondaLex, il modo in cui lei carpisce il mondo che la attornia, attraverso gli occhidi Christopher, attraverso la sua mente e i suoi pensieri. È un'impresa ardua,ne sono cosciente, ma vorrei con tutto il cuore che chi legge di loro e dellaloro storia percepisca l'incanto di ciò che questa ragazza è in grado dimettere in atto: insegnare a lui come si deve guardare realmente alla vita,come possono essere vividi i colori delle emozioni che tanto si ostina arinchiudere in un angolo oscuro. 

5) C'è un lato oscuro della tua personalità che non hai mai avuto il coraggio di condividere. Tutti ne hanno uno, è probabile che il lato migliore del nostro animo derivi dalla forza necessaria a contrastare il primo. Io ti chiedo di fare una scelta tra due gruppi. Puoi sceglierne uno solo e privarti dell'altro. Su quale ricadrebbe la tua scelta? Perché?
- Affetto - Orgoglio - Lealtà - Invidia - Successo - Intolleranza
- Salute - Menzogna - Generosità - Solitudine - Intelligenza - Ira
 
Se dovessi scegliere un mondo, un'esistenza fatta solamente di valori appartenenti a uno di questi due gruppi, sceglierei sicuramente una dimensione intrisa unicamente di: affetto, orgoglio, lealtà, invidia, successo, intolleranza. La motivazione è semplice: non posso vivere senza affetto e lealtà. L'orgoglio lo sto sperimentando solo ultimamente, ma in chiave positiva direi, mentre per quanto riguarda l'invidia e l'intolleranza, beh... tenterei di combatterle con tutte le mie forze, semplicemente perché non mi appartengono, anzi, posso definirle l'antitesi perfetta di ciò che sono. D'altronde, una vita senza nulla contro cui combattere sarebbe noiosa, non trovi? Resta solamente il successo, e quello, è inutile negarlo, fa gola a qualunque essere umano.

6) Hai la possibilità di condividere la tua gioia più grande con una sola persona: di chi si tratta? Come ti senti nei confronti di coloro che non hai scelto?

La sceltaricadrebbe su mio marito, senza ombra di dubbio. È il mio migliore amico, ilmio confidente, la persona che ho scelto per camminare in equilibrio sul cigliodi questa vita (lo so che formalmente non è corretto :) ) che non sempre è facile da affrontare (sebbene nesia profondamente innamorata), l'uomo con cui ho regalato al mondo la partemigliore di me. A chi non ho scelto chiedo di comprendere: mi rammarico del fattodi aver dovuto scegliere, perché non amo ferire le persone a cui voglio bene,ma non mi sento in colpa per la decisione che il mio cuore mi ha spinto aoperare.

7) Sapresti indicarmi un'opera che definiresti "la riproduzione cartacea di te stesso"?

Credo sia "Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie"... è essenzialmente ciò che incarna a renderla la riproduzione cartacea di me stessa. Per me, la scrittura e la lettura, rappresentano una fuga dalla realtà, dalla vita di tutti i giorni, dalla razionalità che contraddistingue il mio essere. Ebbene, sono una persona estremamente realista, a volte cinica, tanto necessito di vedere e distinguere ciò che mi circonda per come è fatto realmente. Il problema è che, ogni tanto, sento il bisogno di sognare, di lasciarmi alle spalle tanta rigidità per rifugiarmi in mondi nuovi, che profumino di libertà e non di legami, responsabilità e difficoltà.

8) Qual è l'emozione che vorresti suscitare nei tuoi lettori attraverso la tua opera? Perché?

Vorrei poter percepire i loro cuori battere. Lo so che è strano, ma vorrei essere certa saggiassero esattamente ciò che provo io mentre scrivo delle emozioni dei miei personaggi: vorrei sentirli singhiozzare con Chris, urlare con Lex, ridere per il pessimo senso dell'umorismo che mi ritrovo. Ecco, vorrei che toccassero con mano la vita che c'è nei miei protagonisti.

9) Se non potessi avere a disposizione la via della scrittura, attraverso quale canale sapresti esprimere appieno la sincerità del tuo animo?

Vuoi laverità? Non ne ho idea. Lasciami bere un goccio di tè che ho ciarlato troppo eho la gola secca... Dunque... Credo che se ne avessi avuto l'occasione avreiintrapreso la strada del pianoforte, è sempre stato un mio sogno. Tuttavia,devo rispondere che è solamente tramite la scrittura che il mio animo si èsempre espresso al meglio. La mangi quella fettina di Setteveli?

10) Ultima domanda. Hai a disposizione un foglio bianco e una sola risposta: scegli di scrivermi di te oppure del frutto del tuo lavoro? Ebbene, qualunque strada sceglierai, condividine i motivi con me.

Credo favoleggerei riguardo il mio scritto, di Chris e Lex, di quanto lui sia esternazione del mio essere, lo specchio della mia anima. Chris sono io in versione maschile, con qualche sfumatura romanzata, ovviamente. È quella parte di me che ho il terrore di mostrare, la versione debole e indecisa, quella che necessita di una guida per uscire dall'oscurità. Ti racconterei della difficoltà e della dedizione con cui sto scrivendo, dell'amore e della passione che ci sto mettendo per restituire alla carta ciò che ho nel profondo del cuore. Ti parlerei delle due persone meravigliose che mi hanno spinta a scriverla, questa storia d'amore, dell'eccitazione che mi infondono giorno dopo giorno, del loro tenermi per mano mentre mi arrampico su questa montagna che è "Dove inizia la fine del cielo".

Grazie infinite per il tuo tempo, EmmaBound, è stato illuminante, divertente e assolutamente piacevole passare del tempo con te.

lunedì 9 aprile 2018

[Intervista] _Lifeisfreedom_

Musica: armonia di vita, sinfonia d'intenti.
Hai una colonna sonora per me?
Sceglila, ti prego, e cominciamo!
Dieci domande in intonata sequenza.

Hahaha dovremmo parlare un po' di più così che riesco a conoscerti meglio. 

1) L'occhio si perde in un panorama tanto soave per l'animo... e a proposito di animo: cosa ti porta tra queste mura (seppure di vetro e impalpabile luce), affascinato dalla Piano Room? Riuscirò io leggendoti a intravedere il lato più sensibile che t'appartiene?

La stanza mi ha catturato subito, vedere quel bellissimo panorama e il pianoforte, mi hanno dato l'impressione di entrare in un rifugio, dove potermi liberare di alcune paura e poter cantare e suonare (anche se non sono capace!) Senza essere giudicata.Una stanza fuori dal mondo dove poter sentire la musica ad ogni ora e scrivere ogni cosa mi passi per la testa.Anche la frase di Victor Hugo ha fatto subito freccia nel mio cuore.Io non sono molto brava a parlare, anzi non mi piace per niente, preferisco scrivere e grazie alla musica riesco a esprimere i miei stati d'animo.- Non lo so, non mi lascio molto andare nelle mie storie.Non sono quasi mai storie prese dalla mia vita, sono solo idee che mi vengono durante la notte o quando indosso le cuffiette. Mi lascio cullare dalle note, trasportandomi in un altro mondo e lì scopro le mie storie.

2) Ha la musica un'influenza tale da poter divenire addirittura musa di uno scritto? E tu credi che senza essa saresti stata una scrittrice diversa (peggiore, migliore)?
 
Si certo la musica è la mia musa, senza di lei non riuscirei a scrivere nuovi capitoli e sicuramente sarei uno scrittore peggiore.Anche adesso mentre scrivo queste risposte, indosse le cuffiette. Senza la melodia che scorre non riuscirei a concentrarmi e sarei sempre distratta dal mondo circostante.Lei è una via di fuga dalla realtà.

3) Sei capace di dare voce a una musica? Non cantando, s'intenda; io voglio sapere se sei in grado di tradurre in romanzo l'ispirazione nata da una melodia... ti prego, dammene esempio. Lo spazio è per te.

È un po' difficile questa domanda. Sinceramente non mi è mai capitato e non so nemmeno se sarei in grado. Mi è venuta l'ispirazione di scrivere una storia su una ragazza che voleva diventare una cantante e poter realizzare il suo sogno e varie melodie mi hanno dato questa idea. 

4) Se sei in questa stanza devo supporre tu abbia un talento molto importante: sai raggiungere il cuore di chi hai di fonte, toccandone le corde più profonde. Ebbene, la mia domanda è la seguente. La tua opera ha un'emotività impattante al punto da permettere anche a me di immedesimarmi nelle dinamiche che racconti?

Non sono molto sicura di avere questo jmpatto sulle persone. È la cosa che spero maggiormente, voglio poter toccare il cuore delle persone con le mie parole.L'inizio della storia è molto simpatico e l'emotività si troverà verso gli ultimi capitoli, però c'è e se viene capita è molto bella, perchè la potragonista capisce che i beni materiali (soldi, macchine, vestiti, ecc...) non valgono niente se incontri l'amore vero.

5) A un animo razionale, preciso, a stampo deduttivo sapresti abbinare un'opera e una melodia? E a un animo selvaggio e genuino? Quali sono invece le opere, letteraria e melodica, più vicine al tuo cuore? Sai spiegarmene i motivi?

Secondo me a un animo razionale servirebbe una melodia esplosiva, carica di energia, che gli dia quell'impulsività di cui ha bisogno, mettere da parte per una volta i pensiere e seguire il cuore.A un animo selvaggio darei la stessa melodia, così da non fargli perdere quella bontà e gentilezza che lo distingue dal resto delle persone. Le melodie melodiche più vicino a me sono molte, troppe. Non ho una melodia precisa, sono un insieme di canzoni che toccano il mio cuore.L'opera letterarie invece è uno splendido disastro di Jamie Mcguire. Adoro questa storia ed è stato il primo libro che ho letto e che mi ha aperto le porte al mondo di wattpad.

6) Della tua opera scegli due personaggi, quindi tracciane i contorni caratteriali generali per me: descrivimeli come fossero persone realmente esistenti. Infine dimmi quanto potenziale, quanto talento, quanta forza psicologica essi posseggono di te.

I due personaggi sono Ella (la protagonista) e Alexandra (la migliore amica).Ella è una persona viziata, fanatica ed egoista.Le uniche cose che contano nella sua vita sono: i soldi, il successo e la popolarità.È una ragazza forte, sicura di sè e non mostra mai le sue debolezze agli altri.Ma dentro queste sicurezze non ce l'ha e l'unica cosa che vorrebbe è qualcuno che si innamori veramente di lei, che vada oltre questa corazza scavando dentro di lei.Alexandra è il suo opposto.È molto sensibile, sj accorge di qualsiasi gesto rivolto nei suoi confronti. Piange per qualsiasi cosa e non ha paura di farsi vedere.Ha tanta pazienza, ma quando si esaurisce non torna più.Io mi indentifico in tutte e due, il mio carattere è diviso a metà.Entrambe hanno un po' della mia forza, Ella forse di più.

7) Qual è la melodia che ti ha insegnato a vivere? E l'opera letteraria?

Ha questa domanda scusami ma non so proprio rispondere.Non ho una melodia specifica, come non ho un opera letteraria.Son un insieme delle due cose mi insegnano a vivere, regalandomi qualcosa a ogni pagina e nota.

8) Raccontami un episodio legato alla stesura della tua opera che abbia come fulcro portante un sottofondo musicale in particolare. Poi dimmi se secondo te, senza l'incentivo della melodia, il testo sarebbe stato comunque soddisfacente. 
 
Dovevo scrivere il loro primo bacio e non sapevo proprio da dove partire. Ho fatto partirr una canzone "closer" di The Chainsmokers.Mi ha trasmesso l'emozione di cui avevo bisogno, vivevo la scena e nel frattempo scrivevo tutto quello che provavo.Da che non sapeco che scrivere scrissi uno dei capitoli più lunghi. E tutto grazie alla canzone che mi aveva regalato l'energia di cui avevo bisogno.

9) Devi operare una rinuncia: musica o letteratura? Dovessi essere obbligato a scegliere, a cosa rinunceresti? Perché?

Non lo so proprio, davvero scusami ma non so scegliere. Non posso rinunciare a nessuna delle due cose, sono il mio tutta, la mia vita e vivere senza una delle due parti mi toglie il fiato. 

10) Ultima domanda. Attraverso la tua arte quale emozione hai intenzione di provocare nel tuo lettore, proprio così come la vibrante musica riesce a fare con ognuno? Qual è il tuo messaggio?

Vorrei far piangere, sia in modo positivo sia in modo negativo. Voglio far emozionare proprio come la musica.Entrare nell'anima delle persone e lasciarle sempre con il fiato sospeso.
 
Grazie infinite per il tuo tempo.

lunedì 2 aprile 2018

[Intervista] Ben4You

Questa è la stanza che maggiormente permette ai suoi ospiti di sondare d'arte: il fulcro artistico di ognuno.
Eccomi ad ascoltarti, allora; curiosa di questa nuova esperienza, ho voglia di imparare da te.
Per te dieci domande... accomodiamoci.

1) La Bohemian Room è una tra le stanze più "originali". Quella in cui è possibile esprimere se stessi a tutto tondo, e contemporaneamente domandarsi come fare per imparare qualcosa di nuovo. Come migliorare. Ebbene, riesci a spiegare il legame nato con questo luogo? Cosa ti ha spinto a sceglierlo? Perché?

Ciao, tra tutte le descrizioni della tue stanze, meravigliosamente presentate, questa è quella che penso mi corrisponda di più, per creatività ed inventiva, immaginazione e la curiosità che sempre mi contraddistinguono ed animano. Compresa anche una completa apertura alle possibilità che emergono dal reale, sapendolo intercettate e sorprendere.
Per me è proprio vero che non si finisce mai di imparare dal reale e poi riportarlo in versi. Quindi è una questione di affinità che sento proprio con i contenuti della stanza.
Dalla frase del grande Rodari che etichetta la stanza mi sento, ancora, abbastanza colpito in quanto ripercorrendo le occasioni della mia vita vedo proprio che io non mi sono lasciato sfuggire forse nessuna occasione per buttarmi ed esprimere me stesso, la mia ricerca, in ogni attività che intraprendevo.
Ad esempio mio fratello ha comprato per se un modellino di nave a vela da costruire, lo ha mollato prestissimo, ed io l'ho continuato e finito ed ho anche preso la passione di fare modellismo, navale, aereo, e plastici da guerra.
Mia sorella maggiore ha preso per lei una chitarra, ma dopo poco l'ha abbandonata ed io invece ho iniziato da autodidatta ad appassionarmi a vita alle musiche e canzoni.
Non contento del suono che emetteva la volevo migliorarla, la smonto, piallo, preparo, ... ma poi rimane li, in attesa delle migliorie, in quanto mi comprano una nuova chitarra.
Potrei fare esempi in altri campi, umani, sportivi, tecnici, ecc.
Ma anche di mie idee non ne sono mai sprovvisto, è solo il tempo che mi manca per poterle realizzare, infatti, purtroppo spesso accade che alcuni progetti non vedono la luce, e rimangono incompleti, ma quando le completo c'è da rimanere a bocca aperta!

2) Parliamo di realtà e interpretazione della stessa. Credi che uno scrittore debba necessariamente apprendere dall'esterno per poter comunicare uno stato d'animo? La realtà interiore di un autore può avere interpretazioni differenti a seconda del lettore o credi che l'interpretazione sbagliata sia una mancanza nei suoi riguardi?

No assolutamente non è necessario apprendere dall'esterno, molto spesso basta leggersi dentro per poter far uscire i propri sentimenti o i propri vissuti esperienziali, come anche a volte si è colpiti da eventi esterni, vicini o lontani che siano, ma se raggiungono le corde allora sono impossibili da trattenere, essi riverberano in se stessi e riescono come nuove emozioni percepite e sedimentate.
È evidente che ognuno che legge una poesia ha la libertà di recepire per come gli è dato di sentire in quel preciso momento in cui legge, infatti se rileggerà in altro momento, con altro stato d'animo, riceverà altre emozioni ...
Esattamente questi pensieri li ho presentati nel componimento "Poesia fruttata" che già dal titolo fa capire il ruolo cui la poesia è soggetta ma anche un inaspettato ruolo del lettore ... che lascio a voi scoprire!
Non sarà mai una mancanza di rispetto all'autore ma piuttosto un limite contingente ad una semplice lettura, infatti secondo me una poesia per essere completamente ben compresa in tutte le sue sfumature ed accenti deve essere letta e riletta, in tempi e situazioni differenti, più e più volte.
Comunque poi che una poesia dia qualunque emozione o sottolineatura è comunque una cosa positiva, è come se arricchisse il messaggio originale, sai la libertà di interpretazione è proprio quella che da maggiori frutti.
Infatti io forse ho ecceduto, o mi sono spinto un po' oltre, nel dire che leggendo una poesia in realtà può capitare che sia la poesia a leggere dentro il tuo vissuto del lettore, ...!

3) Cosa sai fare meglio di chiunque altro?
 
Non mi sento migliore di nessuno, ma se c'è un processo di miglioramento quello è sempre e solo con se stesso.
Ammiro alcuni lavori di altre persone che esprimono meglio di chiunque altro quello che vivono emotivamente e lo sanno mettere in forme poetiche bellissime.
Sembrerà strano ma io non ho un genere preferito o argomento preferenziale, e neanche un modo di fare poesia più o meno standard, oltre a saltare tra l'italiano ed il dialettale romanesco, anche gli spunti che trovo sono i più disparati, amore, dolore, umanità, natura, spiritualità, ecc.
Allora potrei dire che meglio di chiunque altro so saltare da un argomento all'altro anche in forme espressive poetiche e linguistiche diverse (come anche gli Haiku/Tanka), si anche affrontare argomenti molto diversi tra di loro.
Poi credo che lo spirito di adattamento sia anche una mia caratteristica, forse troppo adattabile diventa una debolezza ma che ci posso fare, questo carattere mi ritrovo e me lo tengo!

4) Potessi incontrare uno dei personaggi della tua opera, chi sarebbe? Faresti o diresti qualcosa che possa condizionarne il futuro?

Ora il difficile è selezionare uno solo di essi, tra i tanti, tutti così diversi, tutti così importanti ed essenziali, ... forse quello più colloquiale potrebbe essere l'uomo che è convinto che oggigiorno è preferibile essere animali, non per disumanizzare la specie umana, anzi semmai per puntualizzare che noi umani abbiamo perso una certa capacità critica e sensibilità personale, accettando troppo supinamente tutti gli stereotipi delle società correnti (compresi i mezzi di comunicazione sociali, mode, ecc. ecc.), ed essendo con lui in pieno accordo, sarei io ad esserne sempre più concretamente condizionato, visto che poi nella realtà dei fatti è difficilissimo staccarsi completamente da essi, vanno gestiti e possibilmente limitati, ... se una volta non c'erano si viveva (benissimo) lo stesso, qui vedo e capisco solo che stiamo diventando sempre più degli "oggetti del sistema" (democratico o meno) che ci sta plasmando "a loro uso e consumo", ciò che perdiamo via via la nostra identità e capacità critica, la presenza attiva nella società che noi persone dovremo costruire a nostra misura e non lasciarla costruire da altri per noi (... pura utopia!?) a loro misura su di noi.

5) Credi di essere preparato per la scrittura? Di avere talento in quest'arte? Sai dimostrarlo?
 
La mia preparazione nella cultura italiana è solo appena sufficiente, lo riconosco, ma il taglio degli studi prevalentemente tecnici ed altri interessi e passioni hanno fatto il resto.
Se quello che riesco ad esprimere sia frutto di un talento o comunque lo stia dimostrando non lo so, so solo che a volte commentando altre poesie mi accorgo di aver scritto o aver dato uno spunto per una prossima poesia!
Mi ricordo che alle elementari mia madre fu molti contenta di un tema/racconto che presentai a scuola proposto dal maestro, esposi la storia di un seme in sintesi quel poco che mi ricordo:
"Il seme
La storia di un seme che diventa albero, cresce insieme al bambino che ha visto crescere sotto di lui, che avrà protetto amato e curato, un'amicizia forte, ma ammalato dopo che sarà tagliato, si separeranno, ma miracolosamente e all'insaputa del bambino lo seguirà anche a scuola come "suo banco" e stando in classe anche "lui" avrà imparato qualcosa dalla vita del bambino e dalla scuola."
Poi alle medie o fine elementari avevo insieme ad amichetti messo su una piccola pubblicazione periodica ogni tot tempo, settimane o mesi (A MANO per fare le copie da distribuire/vendere), su fogli protocollo trascritti a mano in cui trascrivevano frasi simpatiche, poesiette, vignette, barzellette per rallegrare lo spirito degli studenti (ma che c'era bisogno a quell'epoca?...) Il titolo ? "Er mejo", cioè "Il meglio", con quanta cura e amore facevamo tutti il necessario...

6) Se un tuo lettore ti definisse "maestro", ne saresti maggiormente lusingato o inorridito? Senti di poter diventare per qualcuno mentore, guida, figura di riferimento in ambito letterario?

Si direi lusingatissimo, mi farebbe molto piacere se qualcuno trovasse qualcosa da apprendere dai miei scritti, forse ne sarei sorpreso anche io, in quanto guardando sempre dalla mia prospettiva non mi accorgo che possono esserci diverse letture e punti di osservazione diversi dal mio che potrebbero far scoprire qualcosa che non riesco a vedere.
Mentore, guida, riferimento? Già è tanto difficile governare me stesso, figuriamoci altri oltre me...! Non avrei comunque modelli da proporre, ... tutto "a la carté"! Esattamente come i momenti, attimi di pura ispirazione o realtà da cogliere al volo, l'importante, se non si può subito scrivere, è appuntarsi le cose essenziali per poi in pace ricostruire quell'ispirazione e trascrivere in versi.

7) Ti ispiri a un autore in particolare? Perché?

Nel dna che mi costituisce ed in ordine cronologico devo riportare il grande Trilussa, il sommo Dante, ed il meraviglioso Leopardi.
Vediamo brevemente, Trilussa incarna la società narrata senza veli e senza peli, capacità di satira socio-politica impareggiabile, ed anche la capacità di far dialogare animali al posto di uomini, con le loro vicende, specchio di quelle umane e viceversa.
Dante per la linearità dell'esposizione e composizione dei versi misurati fino all'inverosimile, la musicalità delle rime in quartine ecc. ineguagliabile!
Il titolo del mio primo libro prende le mosse proprio da un suo verso "Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza".
Questa la chiave di lettura delle mie poesie, ... considerare, fare considerazioni dopo averle lette, perché già ognuna ne propone almeno una...
E perché allora "Considerazzioni" con due zeta? Dal titolo di una mia poesia in romanesco ho unito il fine, del considerare, meditare, con l'animo mio che è stato profondamente marcato, fin dalle elementari, dalla poesia romanesca di Trilussa che il mio maestro, napoletano, adorava moltissimo (approfondimenti nella descrizione del libro) per cui l'influenza del romanesco ha fatto "fiorire" una seconda zeta dovuta alla cadenza della parlata dialettale che così viene riportata nella scrittura, o si raddoppiano oppure si semplificano (es. guerra -> guera) cadendo le doppie in singole.
Ed infine Leopardi per la profondità dei componimenti a partire dalla natura all'uomo, ed alla sua spiritualità affiorante quasi ovunque, fossero anche solo le domande che pone. Almeno in un paio di poesie già pubblicate mi sono cimentato con il mio sentire l'infinita sproporzione che viviamo sulla nostra pelle e del creato intero che ci guarda da lassù... altre saranno di prossima pubblicazione, è il sentire la sproporzione tra finito ed infinito che mi anima tali considerazioni o domande.

8) Non fossi stato portato per la scrittura, avresti scelto una diversa forma d'arte per esprimere te stesso oppure con fatica avresti tenuto tutto dentro?

Credo che avrei tenuto tutto dentro, purtroppo, come tutto è tenuto scritto su carta, tutto quello che dai 16 anni in poi ho iniziato a produrre. Io sono un bel po' antico, non esisteva niente di elettronico neanche il PC! Si aveva più tempo per rivedere, rileggere, e correggere, ... note a lato, freccettine di rimando, altre idee che fiorivano attorno... insomma veramente tutto poetico! e magico sul foglio, ... carta penna ed estro!
Solo negli ultimi 7 anni con l'uso di tablet e smartphone li ho trovati utili per appuntare, avendoli quasi sempre appresso, le idee e sollecitazioni che emergono al volo oppure la sera, oppure quando ti alzi in piena notte o la mattina presto più del solito orario. Viaggiando sui mezzi di trasporto trovo molto utile, oltre che chattare, poter leggere o addirittura scrivere ed utilizzare quel tempo in modo costruttivo, utile a te stesso,
In altro modo non credo proprio che ne sarei capace, arte o non arte, non mi sono mai cimentato in nessuna altra forma.

9) Puoi rallentare il tempo. Per una sola volta nella vita e solo per un'ora: ogni minuto equivarrà a un'ora normale. Qual è il momento perfetto di cui godresti così tanto a fondo?

Ciò che mi piace fare lo dilaterei si, all'infinito (suggerisce Leopardi, ahahah)!, ma essendo anche il mio tempo limitato, seppur allungato, anche se sono un tipo che sa stare bene da solo e so adattarmi a fare cose anche da solo, ... a piacerebbe stare in vacanza con molti amici, e riempire la giornata di diversissime attività all'aperto e non, montagna o mare non fa differenza, l'importante è il clima che si instaura. A me piace molto la compagnia, se non si è capito.

10) Ultima domanda. Dimmi qualcosa che riguarda il lato di te più profondo, inalscoltato, istintivo, sincero di cui nessuno sa nulla. Una cosa che non hai mai detto e che riguarda l'approccio che hai con i tuoi scritti.

Sempre se avessi tempo, per il mio futuro avrei un enorme desiderio che sarebbe quello di creare anche dei semplici video con voce narrante che legge la poesia, ed un semplice video dove scorrono i versi (stile karaoke) scritti, con : video o foto in movimento con soggetto a seconda del tema della poesia, ...
Può bastare? ... si?... NO !!!
e perché NO? ...
Sogno che si possa fare, ovviamente, in più lingue !!!
A tal proposito ha iniziato a creare un canale youtube, per ora vuoto, in cui inserire e rendere pubblici i vari video, uno per ogni poesia, e per ogni lingua ...un lavoretto da niente eh!
Tutto questo sarebbe: solo per amore alla POESIA, ai suoi contenuti, che spero di riuscire sempre a mettere, non mi basta descrivere luoghi o situazioni, anzi forse non son proprio capace in questo, ma cosa sento e provo quello si, sarebbe ed è la chiave di lettura di ogni mia prosa, e demando al lettore il lasciarsi in qualche modo colpire, prendere, affascinare, considerando su considerazioni da me già considerate come "Considerazzioni" vitali anche sue!
Il motivo principale per iniziare a fare qualcosa di concreto è stato il voler lasciare qualcosa di me ai miei due figli, per magari conoscermi meglio, visto che li ho avuti già in tarda età ..., ma sorvoliamo su questo piccolo dettaglio.

Grazie infinite per il tuo tempo.

lunedì 26 marzo 2018

[Intervista] ArielMartini

Non avrei mai detto che sarei stata tanto comoda su questo divano!
Così come non avrei detto, in fondo, che questa stanza avesse una sua propria eleganza.
Proviamo a darle un senso!
Se sei pronta cominciamo.
Dieci domande per te.

Onestamente? Nemmeno io avrei mai pensato di sentirmi così a mio agio. Prima di entrare ero in ansia. Ma i colori soffici di questa stanza somigliano a quelli che ho scelto per casa mia, quindi...
Cominciamo.

1) La Shabby Chic Room va capita. Non è una stanza "facile", eppure eccoti qui a sceglierla! Raccontami la scintilla che ha acceso in te la prima volontà di accomodartici e la certezza che ti ha spinto a sceglierla.

Concordo, non è una stanza facile, ma è l'unica che avrei potuto scegliere per me. Ho letto per bene la descrizione di ogni stanza, più di una volta. Ma ogni volta, il pensiero tornava a queste parole: "tutto sembra essere messo lì a caso, tutto sembra non avere un senso. Anche il più piccolo oggetto invece collocato con strategia". E' stato amore a prima vista. Parla non solo della mia storia, ma di me. Come avrei potuto non sceglierla?

2) Il tuo fascino spicca su una personalità omogenea, e io ho voglia di intravederlo: sapresti raccontarmi di te attraverso gli occhi di una persona per te molto importante?

Io sono Dio. Un pelino eccessivo? Forse. Ma se scelgo di parlarti di me attraverso gli occhi dei miei bambini, beh... se non sono proprio Dio (di cui loro ancora non hanno coscienza), ci vado però molto vicino. Non è spocchia, la mia, ma una mera constatazione. Sono un punto fermo, una certezza, un infinito libro con tutte le risposte. Fallace, ovviamente, ma loro non lo sanno. Sentono però che cerco costantemente di adoperarmi per il loro bene, perché siano sereni, felici. Sono severa quando serve e buffa quando stiamo giocando. Sono una sovrapposizione di più persone, personalità e umori, e scelgo con cura che lato di me mostrare, sempre, con tutti. L'apparenza è tutto quello che agli altri importa di noi. Può sembrare cinico, ma non lo è, non sono una persona fredda, ma realistica. E per esserlo, indosso tante maschere. 

3) Condividi con me un estratto della tua opera in cui tra le righe tu abbia scritto di te stessa: particolarità che il lettore non sarebbe mai capace di cogliere.

E' difficile, perché la mia storia tratta di personaggi non convenzionali (fammi illudere che sia così...) . Ma più che un estratto posso confessarti tranquillamente che tutta la storia è imbevuta di me. Di quello che amo, di quello che sognavo, di quello che sogno tutt'ora e di come reagisco a volte. Prendi il personaggio di Suire. Sono io, estremizzata e gettata in un contesto fantasy. Oppure Imlach: il suo pragmatismo è il mio, totalmente.

4) Raccontami un episodio particolarmente significativo legato alla costruzione di uno dei tuoi personaggi: cos'è che non vedo? Mostramelo.

Ogni personaggio di "Sacrifice" ha la sua storia, si muove e agisce per un motivo specifico. Ho però avvertito la necessità di addentrarmi nel rapporto tra fratelli, nelle dinamiche affettive soprattutto che intercorrono tra loro. Per questo ho scelto di dare ad Amdir, il protagonista, un fratello (gemello, in questo caso) : perché io sono figlia unica. E così mio marito. Può sembrare insensato, di primo acchitto, ma rifletti: nessuno dei due sa come ci si comporta, come ci si sente, ad avere dei fratelli o delle sorelle. Ed ecco l'incognita. Da cinque mesi sono diventata mamma per la seconda volte. Come sarà crescerne due? Come possiamo insegnare loro ad essere buoni fratelli, solidali tra loro, se noi non abbiamo avuto mai l'esperienza diretta? Ti vedo che aggrotti la fronte, ma quando ci si trova davanti un piccolo essere vivente, quando hai l'enorme, tremenda, responsabilità di crescerlo e farne un essere umano di cui l'umanità può andare fiera, anche la scelta in apparenza più banale acquista un nuovo significato, figuriamoci qualcosa di estremamente complesso come i rapporti interpersonali. E' macchinoso, forse, lo ammetto... ma nessuno ha mai detto che scavarmi nella testa avrebbe tirato fuori pensieri semplici.

5) Puoi portare con te uno solo tra i pregi che contraddistinguono il tuo stile di scrittua: quale scegli di condividere con me in questo viaggio che è la tua intervista? E come l'hai acquisito?

Non rinuncerei mai alla varietà di lessico. La scelta della parola adatta, da inserire al momento opportuno, è fondamentale per me. Basta leggere un paio di capitoli di Sacrifice per rendersene conto. Ogni frase ha il suo senso e spesso più di uno. Non è qualcosa con cui sono nata, una buona proprietà di linguaggio. Ma del resto, come per ogni essere vivente, tutto dipende dalle persone che hai intorno. Io sono nata tra maestri delle elementari, tutti, lo erano: mio nonno, mia nonna, la mia prozia, persino mio padre, prima che poi decidesse di fare altro. Leggere e, di conseguenza, scrivere, viaggiare tra dizionari e libri, era la quotidianità per me. Però, la svolta, quello che mi ha fatto dire: voglio diventare un vocabolario vivente, e non limitarmi a sembrare un disco rotto che ripete sempre le stesse frasi, è arrivato dopo, molto dopo. Acqua su un terreno già fertile, mettiamola così.

6) Quanto tempo dedichi alla tua preparazione prima di proporre un tuo lavoro agli occhi critici del pubblico? E quanto talento innato ritieni invece di possedere?

Butto giù in un paio di ore la prima bozza, di solito. Fermo l'idea, blocco l'ispirazione prima che passi. Ma poi, ci lavoro su molto, perché se il contenuto mi piace sin da subito, voglio che la forma risulti perfetta. E' quello che guardano, in primis. Alla sostanza si arriva per gradi, man mano. Per il resto, la risposta si ricollega a quella precedente: di innato forse ho una predisposizione, una passione. C'è chi sente di appartenere alla musica, chi alla pittura, chi ad altre arti o a passioni diverse, sportive, magari. Io ho sempre scribacchiato e disegnato, ma con il tempo, ai sogni si è affiancata la realtà: devi lavorare sodo, per migliorare. E no, non basta la passione: serve il tempo, la dedizione, la caparbietà. E di tanto in tanto anche la capacità di ammettere di non essere capaci di perseguire una determinata strada. Non eccello in tutto quello che faccio, ma se faccio qualcosa, voglio farlo al massimo delle mie possibilità. Per questo scrivo, e non gioco a tennis. Faccio schifo, a tennis. 

7) Raccontami della volta in cui artisticamente hai perso te stessa. E raccontami di quando ti sei ritrovata.

Ho avuto un rapporto altalenante con il mio lato artistico. Sin da quando ho imparato a scrivere e a disegnare ho alternando periodi in cui disegnavo per ore e ore e ore, a periodi in cui scrivevo ovunque, diari, quaderni, post it, nascondendo poi tutto da occhi indiscreti. Questo dai 5 anni ai 18, circa, con nel mezzo pause brevissime in cui ho tentato altre strade (vedi il tennis di cui sopra, e la chitarra...stendiamo molti veli pietosi). Poi, c'è stato uno stallo, una fase grigia durata un paio di anni, e il vuoto assoluto per un altro anno buono. Ho riacciuffato la me artistica solo qualche anno fa, grazie ad un compagno speciale che mi ha tenuto silenziosa compagnia fin dal 2003. E' a questo "lui" e a tutte le persone che tramite "lui" ho conosciuto (compreso mio marito) che sono riuscita a capire che dovevo tornare a scrivere. Per me, soprattutto. 

8) Se sai riflettere e collocare ogni parola all'interno della tua opera come avesse quel necessario incastro, vuol dire che sei anche in grado di proporla al lettore in modo che ne subisca ammaliato il fascino. Convincimi quindi attraverso i moti emotivi, spingimi a leggerti come non ci fosse qualcosa di più rilevante.

Non devo spingerti a leggere la mia storia. Le costrizioni portano sempre all'effetto contrario, scatenando una sovversione o peggio, un'avversione totale. Però ti chiedo di darmi la tua fiducia, solo per qualche momento. Concedi il tempo al mio mondo di aprirsi sotto i tuoi occhi, lascia che ti accolga e che capisca di cosa hai bisogno per soddisfarti. E non lo chiedo a tutti, perché so che la mia storia non è per tutti. Chi ama il fantasy potrà apprezzarla, forse anche chi cerca una storia d'amore non convenzionale. Probabilmente anche chi ha bisogno di distrarsi, svagarsi, immergendosi nei misteri che ho intessuto. La mia storia però, è bene dirlo subito, è fatta di strati, di indizi, non è di semplice comprensione: sta al lettore scegliere quale strato vuole capire, quale vuole ignorare e su quale vuole soffermarsi. La mia storia merita un lettore speciale, qualcuno privo di pregiudizi, che non ha paura di ammettere di avere dentro di sé un lato buio e, soprattutto, che quel lato buio, lo conosce bene. No, decisamente la mia storia non è per tutti. 

9) Cosa ti rende diversa? Cosa ti rende unica? Cosa invece ti rende una scrittrice?

Questa è una trappola. Tutti, a modo nostro, siamo unici e diversi. Eppure se siamo qui, io e te, e chi sta leggendo, è perché ci piacciono le stesse cose. Leggere un libro dalla trama avvincente, affascinante, intrigante. Scrivere, nella speranza che le nostre parole restino impresse nella mente e nel cuore di chi ci legge. Questo ci accomuna, non ci distingue. Potrei dirti che sono unica perché mezza orba dalla nascita? Ma come me ce ne sono tanti. Oppure perché ho i capelli rossi (no, aspetta: borgogna, a quanto dice la confezione di tinta), ma anche lì, c'è chi se li fa verdi i capelli, quindi ... Quello che rende me "diversa" dagli altri è come affronto la vita, come reagisco agli avvenimenti, come li percepisco. E di conseguenza, come trasferisco la mia realtà su carta, quando scrivo. Sono una scrittrice perché anche io ho tante storie da raccontare e sto cercando il modo migliore per farlo, tentando di coinvolgere chi legge, senza prenderlo in giro, come fanno in tanti. 

10) Ultima domanda. Hai la possibilità di presenziare a un evento e parlare del tuo libro. Da un intervento simile dipende il futuro della tua immagine da autrice (affermata o meno). Sapresti simulare un vero e proprio discorso da "autore arrivato"? E riusciresti a rendermi una tua affezionata fan invogliandomi a comprare il tuo libro?
Dimostramelo.

*inspira, guarda la folla accorsa per l'incontro, deglutisce e sfodera il suo sorriso più sincero* : "non credevo che sareste stati così tanti oggi, grazie. Prima di tutto grazie, di cuore. Poi, se avrete la pazienza di aspettare un po', sono pronta a rispondere a tutte le vostre domande... * pausa, sorrisetto* anche a quelle più sconce. Sì, soprattutto a quelle. So che fioccano le ship! *risatine* Come sapete "Sacrifice, the darkness" è solo il primo libro, sapete che non finirà così e che *SPOILER, SPOILER....ancora chiacchiere spoiler, e altre risatine...* quindi, se volete sapere la verità, non vi resta che leggere il secondo. Ed ecco perché siamo qui oggi. Il libro è pronto ma voglio che siate voi, che avete letto e amato Amdir e compagni, a scegliere il titolo per il libro. Chi meglio dei miei fantastici fan? *Boato della folla, applausi, reggiseni che volano con la scritta "Nimheil fammi tua". / Dici che ti ho convinta?

Grazie infinite per il tuo tempo, ArielMartini, mi hai fatto sorridere, e non avrei potuto chiedere di meglio!

lunedì 19 marzo 2018

[Intervista] ClaudiaFlour96

Mi sento piccola eppure forte. Certa di stare per accomodarmi in un luogo magico, caldo, sicuro. Godrò di ogni dettaglio, mi lascerò confortare dal morbido tappeto e dalla affascinante attrattiva che ha su di me il fuoco.
Sei a tuo agio? Bene.
Allora cominciamo!

1) Hai scelto la Intimate Room. Hai quindi voglia di sondare i meandri più intricati della tua psiche o forse semplicemente tentare un viaggio nel tuo cuore e scoprirlo migliore di quanto tu non creda. Sai raccontarmi le motivazioni che ti hanno condotto in questa stanza?

Ho scelto questa stanza perché mi ha colpito, in particolare, la citazione di Gaial al-Din Rumi: "O uomo! Viaggia da te stesso in te stesso". Scrivere mi ha servito a curare la mia anima. Attraverso i personaggi ho viaggiato con la mente e ho provato sentimenti che avrei voluto vivere nella realtà. Attraverso la stesura di Destini Incrociati ho capito che non si può scappare da se stessi perché prima o poi le tue paure e le tue ansie ti presentano il conto e solo tu puoi trovare il coraggio di affrontarle!

2) Parliamo di empatia. Pensi di pessederne? In che misura e perché? Riesci a farmi un esempio?

Empatia: un vocabolo che pochi sanno cosa significhi veramente! Oggi le persone sono sempre più prese dalla routine quotidiana, non si preoccupano veramente di come stanno coloro che li circondano. Siamo sempre concentrati su noi stessi e sul tempo che scorre così velocemente che non siamo in grado di cogliere le cose più importanti: attenzioni che ci piacerebbe ricevere o dedicare ad altri: un occhiolino, un sorriso di incoraggiamento, un abbraccio. Per me questa è empatia: capire le persone con uno sguardo. Empatia significa relazionarsi con gli altri, capirsi attraverso un semplice gesto!

3) Un esercizio per te. Chiedi alla persona che credi ti conosca meglio di definirti attraverso tre aggettivi. Condividili con me, e poi riflettici su per bene. Ora dimmi sinceramente: senti ti appartengano sul serio? Tu stessa avresti adoperato quei tre termini? Perché?

Ho chiesto ad una mia cara amica di descrivermi attraverso tre aggettivi. Lei mi ha risposto che sono buona, precisa e ambiziosa. Io stessa avrei adoperato questi termini. Ammetto che sono buona con i miei amici e i miei cari. Se loro sbagliano, cerco di farglielo capire. Sbagliare è umano, anche a me capita! Ma quando mi accorgo che in un rapporto di amicizia non c'è rispetto allora sono la prima a interromperlo! Sono precisa perché odio il disordine, anzi sono gelosa delle mie cose e questo è un difetto! Pensa che la mia stanza è definita un museo! Ambiziosa perché pretendo il meglio da me stessa, ma so riconoscere anche i miei limiti!

4) Qual è il personaggio con il maggior peso "introspettivo" all'interno della tua opera? Per quale motivo hai dato così tanto valore alla sua psicologia?

Il personaggio con il maggior peso introspettivo all'interno della mia opera è Sofia. Ho dato valore alla sua psicologia perché condivido quello che pensa, rispecchia la mia personalità. La cosa più difficile da scoprire è se esiste un posto adatto a te. Un posto in cui ti senti bene. Un posto in cui finalmente ti senti accettata così come sei. Attraverso l'esperienza di Sofia ho capito che se vuoi che gli altri ti amino devi prima amare te stessa, altrimenti ti sentirai sempre inadeguata. Devi prima accettarti come sei e, soprattutto, capire che nessuno è invincibile. Tutti noi abbiamo delle debolezze, l'importante è capire come superarle!

5) C'è un lato oscuro della tua personalità che non hai mai avuto il coraggio di condividere. Tutti ne hanno uno, è probabile che il lato migliore del nostro animo derivi dalla forza necessaria a contrastare il primo. Io ti chiedo di fare una scelta tra due gruppi. Puoi sceglierne uno solo e privarti dell'altro. Su quale ricadrebbe la tua scelta? Perché?
*Affetto - Orgoglio - Lealtà - Invidia - Successo - Intolleranza*
*Salute - Menzogna - Generosità -Solitudine - Intelligenza - Ira*

E' vero tutti noi abbiamo un lato oscuro della nostra personalità che non abbiamo il coraggio di condividere con gli altri. Se dovessi scegliere tra i gruppi che mi hai indicato, sceglierei l'affetto e la lealtà perché sono le basi di un rapporto di amicizia o di qualsiasi altro sentimento che possa essere duraturo. Tra il successo e l'intolleranza sceglierei il successo. Sarei falsa se dicessi il contrario! Tutti noi vogliamo raggiungere il successo perché vorremmo dimostrare agli altri quanto valiamo. Tra generosità e solitudine sceglierei la prima perché, come dice Sofia, non ha senso tenere per sé i privilegi non sapendo con chi condividerli! Un giorno saremo ricordati perché abbiamo amato, le cose materiali non ce li potremo portare con noi nell'aldilà! E' attraverso il nostro ricordo, che lasceremo nel cuore dei nostri cari, che continueremo a vivere.

6) Hai la possibilità di condividere la tua gioia più grande con una sola persona: di chi si tratta? Come ti senti nei confronti di coloro che non hai scelto?

Se avessi la possibilità di condividere la mia gioia più grande con una persona, questa persona sarebbe mia madre! Per me lei è un'amica, una sorella, una persona insostituibile. Voglio bene anche agli altri componenti della mia famiglia, ma con lei ho un rapporto speciale, come penso ce lo abbiano tutte le figlie con la propria madre!

7) Sapresti indicarmi un'opera che definiresti "la riproduzione cartacea di te stesso"?

E' difficile rispondere a questa domanda! Tra i tanti libri che ho letto mi sono identificata molto nel personaggio di Jane Eyre, scritto da Charlotte Bronte. Siamo entrambe persone semplici e sensibili. Quello che ci accomuna è che crediamo ingenuamente nell'amore perfetto. Nella vita bisogna combattere per ottenere ciò che vogliamo, perché nessuno ce lo offre su un piatto d'argento! Però io, a differenza di Jane, ho una bella famiglia anche se a volte mi fa arrabbiare!

8) Qual è l'emozione che vorresti suscitare nei tuoi lettori attraverso la tua opera? Perché?

L'emozione che vorrei suscitare nei miei lettori è quella di credere in loro stessi e di non arrendersi al primo ostacolo. Non importa quello che pensa la gente, l'importante è accettarci così come siamo!

9) Se non potessi avere a disposizione la via della scrittura, attraverso quale canale sapresti esprimere appieno la sincerità del tuo animo?

Se non potessi avere a disposizione la via della scrittura, sceglierei di esprimermi attraverso la musica. Mi piacerebbe, un giorno, imparare a suonare il pianoforte!

10) Ultima domanda. Hai a disposizione un foglio bianco e una sola risposta: scegli di scrivermi di te oppure del frutto del tuo lavoro? Ebbene, qualunque strada sceglierai, condividine i motivi con me.

Ho cominciato a scrivere Destini Incrociati quando ero al terzo anno di liceo. Un'età per me critica. Non mi sentivo a mio agio con i miei coetanei, ero molto timida e credevo poco nelle mie capacità. I giorni li trascorrevo studiando e, dal punto di vista scolastico, mi sentivo soddisfatta perché prendevo bei voti. Però avrei voluto provare nuove emozioni, per questo ho deciso di scrivere un romanzo, per estrinsecare i sentimenti che avevo paura di manifestare. La storia d'amore di Sofia e Michele è inventata, ma nel descrivere il coprotagonista maschile mi sono ispirata ad un ragazzo che conosco ... ma il nome non ve lo svelo!

Grazie infinite per il tuo tempo.

lunedì 12 marzo 2018

[Intervista] LoSpettro

E così tu saresti un visionario.
E io sono curiosa e non ho limiti di apprendimento, perciò accomodiamoci e diamo un senso a questa stanza!
Se sei pronto, ho dieci domande per te.
 
1) Questa è la stanza di coloro che hanno qualcosa in più da condividere rispetto a tutti gli altri; di coloro che, sapendolo, hanno il dovere di divulgarlo. Perciò dimmi, quanto sei adatto alla View Room? Cosa, di questa stanza, ha catturato la tua particolare essenza? E per quale motivo proprio tu ne saresti il naturale completamento?

In questo momento, più di quanto lo fosse all'atto dell'iscrizione alla stanza, mi calza a meraviglia questa View Room. Non ricordo perchè la scelsi. Probabilmente per un semplice gioco di esclusioni, ma in ogni caso mi ci vedo parecchio nella sua descrizione. Dicevo appunto, in questo momento, perchè ora come ora, lasciata da parte ogni velleità poetica, il mio interesse è rivolto ad ampliare la mia conoscenza sulla critica letteraria e dimostrarlo. Credo di essermi ritagliato un piccolo spazio, giudicando testi narrativi e poetici, ed ora mi diletto, quando il tempo lo permette, a dilungarmi, senza essere chiamato, su romanzi ed opere poetiche, sciorinando considerazioni senza " l'odiosa necessità impellente ". Mi considero una voce libera, avversa al commento rifilato come contentino o, che cerca di farsi buono l'autore/autrice per ricevere medesime attenzioni in cambio. Non ho mai pensato di essere il completamento della camera, però quel passaggio "... il visionario sa di vedere qualcosa che agli altri è negato" mi attira parecchio. Associo la capacità visionaria più che altro alla poesia, la vera mia passione letterale, fin da giovane. Sento e credo, sono molto presuntuoso, di avere capacità cognitive e di invenzione profonde, di avere imparato dai classici, idee, evocazioni, eccellenze e spesso riesco a riportare su carta questa mia capacità sotto forma appunto di poesia. Al momento, ho tolto le mie 4 ampie raccolte poetiche. Mi piace analizzare, addentrarmi anche in profonde considerazioni, anche filosofiche, e sto passando ora come ora in una fase in cui affianco il mio pensiero ad espressioni nichilistiche.

2) A dimostrazione di ciò che ritieni essere, abbi il coraggio di delineare i tratti di una tua debolezza. Attenzione: non chiedo mi si decantino pregi mascherati subdolamente da difetti. Richiedo autentico coraggio, sincerità: che si riveli un punto debole, qualcosa che è ostentatamente la penosa rappresentazione di se stessi. Qualcosa da cui tu stesso non potrai difenderti. 
 
Sono perennemente discordante, mai coerente, ma questo non penso sia una debolezza dell'individuo, anzi. Vedo come l'incoerenza, la prima forma di accettazione dei limiti della propria mente. L'uomo che tende a non essere statico, che cambia, che confuta e sposa parecchie idee, espressioni, apparendo per l'appunto incoerente, è il primo ad accettare l'enormità della condizione umana e dell'infinita potenza della mente. Ma forse mi crogiolo troppo su questo difetto, sarò caduto nell'errore di citare un pregio mascherato? Allora sicuramente un tratto della mia persona che ha i contorni di una debolezza a tutti gli effetti e che mi sono accorto, proprio su wattpad, essere maledettamente incrollabile ed eterea, è l'invidia. Ultimamente però, più che a rigirarmi in continuazione la bile nello stomaco, cerco di vedere con altre angolature gli effetti, anche collaterali che tale debolezza produce.

3) Qual è il genere letterario non ancora creato? Credi di essere in grado di strutturarne uno, all'avanguardia a tal punto da divenire precursore di uno stile tutto nuovo? Sai darmene dimostrazione? Lo spazio è tuo, hai carta bianca...

Il genere letterario non ancora creato mi vien difficile da pensarlo. Mi vien da dire, apparendo un essere talmente presuntuoso da divenire a volte anche borioso, è quello che sto per fare. Ma più che genere, direi, "azione letterale". Partendo da Tucidide e dalla sua affermazione "La storia si ripete", è facile constatare come protagonisti e fatti paiono perdersi nella folla degli antenati, anzi, addirittura ancor prima, senza andar più dietro del secolo scorso. Sarai d'accordo con me constatare che nuovamente, come fu, per quell'età a me tanto cara e ammirata, cioè la metà dell'ottocento, oggigiorno viviamo ancora un senso di decadenza sociale, di crisi di valori, Cambiano gli antagonisti. Se allora si fronteggiava positivismo e razionalità, oggi abbiamo a che fare con falso progresso, materialismo, individualismo, edonismo. Ma in fondo gli scenari e gli attori sono sempre gli stessi. Cambiano costume, ma sono sempre gli stessi. E allora perchè non cercare di ricreare un movimento letterale pari a quello che riuscì a portare alla ribalta un Rimbaud, un Mallarme, un Baudelaire. Nel mio piccolo, ovviamente s'intende, sperando che questo tanto piccolo possa ridimensionarsi strada facendo. Detto così sembra un nulla di nuovo, ma il discorso è lungo e complesso, diviene difficile esplicarlo nella sua totalità con poche parole. Meglio fermarsi.

4) Esiste un personaggio all'interno della tua opera che non è stato capito esattamente come vorresti? Se sì, tale sua peculiarità è voluta?

Nella mia storia certo che esiste un personaggio che sicuramente verrà visto come un "non equivalente di noi stessi", mancante di un significato esistenziale che non si riesce a capire e condividere. E' la protagonista di Irrevérsible, Ginevre, ragazza che appare fin da subito, dal prologo della storia, come provata dal suicidio dell'amato compagno, ma che poi in verità, si abbandona in effusioni sessuali e voglie lussuriose assieme alla collega/amica. Verrà inteso come un personaggio incongruente ed io verrò bollato come un autore incapace di realizzare una operazione cognitiva complessa. E' una verità! Ora come ora lo è pienamente! Come peraltro ritengo vero anche il fatto che, scrivere un romanzo complesso e corposo, sia un processo che certamente non può svolgersi come se si stesse trasmettendo una soap opera. Il primo scritto rimane una bozza, improvvisata e tentata. La vera storia, le varie sfaccettature, la reale trama col suo complesso intreccio narrativo, colliderà con una realtà cognitiva soltanto alla fine della fase di revisione totale, momento che un buon scrittore deve sempre considerare ed includere nel suo lavoro. Quel che posso dire e credo ciecamente di affermare

5) "Non ho bisogno di imparare dai miei passi, perché..." (superiorità, boria)
"Non ho intenzione di imparare dai miei passi, perché..." (orgoglio, saccenteria)
"Non imparo dai miei passi, perché..."  (sincerità, onestà)
Sapresti indicarmi tra i precedenti costrutti la miglior rappresentazione del tuo essere? Quella che maggiormente potrebbe delinearne i contorni. E ti prego, concludine il pensiero.

Tra i costrutti presentati, in verità, non vedo una rappresentazione del mio essere. Mi ritengo di imparare molto dai miei passi, e quindi dai miei sbagli. Ma se sono obbligato a stare al gioco, opterei per la prima scelta, quella dettata da un moto di superiorità e boria. Perche? Ma è semplice, "perchè io non soffro di mania di superiortà, sono superiore e basta (cit. Vittorio Sgarbi - che ammiro solo come critico d'arte - e ironicamente cito).

6) Mostrami ciò che non sono in grado di vedere. Qualcosa che di te agli stolti, ma anche ai più preparati, comunque sfugge anche dopo un'analisi approfondita. 
 
Sono un personaggio che mi ritaglio un carattere particolare. Scontroso sì e parecchio orso anche dal vivo. Mi elevo alla massima potenza qui su wattpad. Ma in verità, nella realtà sono un uomo, padre di tre bellissimi bambini Alice, Angelica e Alessandro - che altezzoso, ha dato a loro tutti nomi che iniziano con la prima lettera dell'alfabeto?!? - rispettivamente di 9, 4 e 1 anno. Sono comprensivo, paziente, sempre pronto al gioco e molto sorridente. Ma in questa veste non mi avrete mai!!!

7) Chi o cosa è stato per te maestro di vita? La base su cui si fonda la tua personalità artistica.

Non ritengo di aver avuto maestri di vita. Mi ha affascinato parecchio il mio professore di italiano, cui sarò sempre riconoscente per avermi rifilato in un tema un bel 10. Piuttosto mi reputo un self-made man, un uomo cresciuto dal basso e arrivato dove tutt'ora è arrivato. Ho alle spalle la morte di mio padre, suicida quando avevo l'età di 21 anni. Ho improvvisamente e drammaticamente perso una bussola orientativa in una fase delicatissima della mia vita. Ma sono riuscito a rimanere in piedi, grazie anche a una mamma forte e determinata. Dal punto di vista artistico, sono molto legato e affascinato dalla persona di Charles Baudelaire e da tutto quello che ci ha lasciato. Ovviamente nel campo della poesia, come ho già avuto modo di dire, mia vera e propria croce e delizia.

8) Sei in grado di attrarre i tuoi lettori decantando le qualità della tua opera utilizzando però citazioni altrui? Sai vedere attraverso gli occhi degli altri? 
 
Sula mia opera, la decanto, riportando una delle miglior citazioni altrui avute:
"Questa storia, per quanto incompleta, è come guardare una città di notte da un vetro smerigliato, ricoperto di pioggia. E' affascinante, intrigante, possiede la forza dell'astratto e la consistenza materica dei dettagli più raffinati. I capitoli sono piccoli antipasti di alta cucina, meravigliosi nella forma e nei colori, stuzzicano lo stomaco e ti fanno venir ancora più fame. Complimenti. In genere non tollero i personaggi femminili ed invero sono molto più affascinata da Gustav che dalla protagonista. Interessante la scelta di Ginevra (in verità Lucerna, qui ha compiuto un errore freudiano, ndr) sembra, da come la descrivi, che tu la conosca veramente. E' una città incredibilmente seducente. E poi Mama, non so se il riferimento fosse voluto, ma mi ha portato alla mente il capolavoro di Victor Fleming." (il regista di "Via col vento",ndr)

9) Partendo dal presupposto che in questa stanza scelgano di accomodarsi tutti coloro che, incompresi e ostacolati, abbiano perseverato nelle scelte a monte fatte poiché convinti di essere nel giusto, sapresti indicarmi quale spinta ti abbia mosso verso la scrittura e perché tale arte rispecchi meglio il tuo carattere? Avresti raggiunto i medesimi risultati se avessi avuto a disposizione null'altro che muto assenso?

Credo che ciò che mi ha spinto verso la scrittura è stato il mio carattere, timido, riservato e sufficientemente isolato. Ma essa non rispecchia a dir il vero il mio carattere, semmai è la giusta completezza. Ma c'è un'altra verità, ancor più profonda che accennerò senza dilungarmi eccessivamente, non vorrei far di questa intervista un piagnisteo. Soffro di una malattia, rara e degenerativa. Mi sta portando via sempre di più l'udito. La scrittura per me è un'espressione di completezza. Sono soggetto a sbalzi d'umore (forse qualcuno l'avrà capito su wattpad), nel mio stomaco 9 mesi su 12 si accumulano farmaci e sostanze anche abbastanza invasive. Soffro di vertigini. Anche improvvise. Insomma, non sono proprio il massimo come modello di persona, ma ci tengo ad apparire tale. La scrittura me lo fa permettere. Per me è tanto.

10) Sei entrato in un cerchio autoriferito e periglioso. Hai scelto probabilmente di metterti a nudo onestamente, forse di mentire: non è mio interesse scoprirlo. Questa è la tua ultima domanda, sfruttala nel modo che maggiormente rispecchi l'autenticità del tuo talento.
Hai incontrato qualcuno in grado di gareggiare quale tuo pari al gioco della vita, ma tu credi di potergli dimostrare l'invitta superiorità che possiedi. Dimostralo anche a me, attraverso un gioco di scrittura che ti identifichi personalmente.

Sull'ultima domanda rispondo semplicemente con una negazione. No. Non ho trovato nessuno con cui poter gareggiare al gioco della vita, nè mostrarmi a lui/lei superiore. Trovai una Musa tempo fa, come ogni poeta che si rispetti. Scrissi delle meravigliose poesie. Le sarò sempre grato. Anche se ora ci siamo amabilmente mandati a vicenda a fare in culo! 

Grazie infinite per il tuo tempo LoSpettro, è stato illuminante.