venerdì 27 novembre 2015

Zampette in Cafè Littéraire

Avere un gatto accanto è l'unico modo tollerabile di esser soli, in due.
-Gianna Manzini-


Ho pensato tanto al post di oggi. Ho girato, rigirato e cercato per giorni, ma nulla!
Niente! Non riuscivo a fare altro che focalizzare la mia mente su un solo argomento. La persona che sto aspettando con ansia innanzitutto è una mamma, quindi per antonomasia una donna "accogliente". C'è bisogno poi di sottolineare che il suo animo è impregnato di amore felino... ed era proprio questa l'immagine che continuava a rimbalzare tra i miei pensieri. E' stato come se le "piccole me interne" (Gioia, Disgusto, Paura, Rabbia e Tristezza) premessero affinché io necessariamente abbinassi a questa donna splendida qualcosa che avesse a che fare con il mondo dei gatti!
E così Gioia è balzata in piedi e sorridendo mi ha spronato a farlo.
Disgusto ha cominciato la sua arringa imponendomi questo felino abbinamento altrimenti mi avrebbe ricordato per almeno una settimana qualcosa di sgradevole.
Paura s'è nascosta perché da pessimista quale è, aveva immaginato che tutto sarebbe andato a rotoli se non avessi fatto la scelta più giusta.
Rabbia mi ha mostrato il pugno, minacciandomi.
Infine Tristezza mi ha dato la spinta finale che mi ha permesso di andare avanti, mostrandomi un possibile futuro se avessi percorso la via sbagliata.
Quanto è difficile comunicare con se stessi? Quanto è complesso capirsi ed accordare ogni minima parte di sé totalmente? Eppure quando il pensiero è predominante, diviene pressoché inutile combattere una certezza. L'accordo è univoco e la soddisfazione di non avere dubbi è così alta che anche l'autostima aumenta esponenzialmente.
Così è stato per Laura. Nessun tentennamento, alcuna insicurezza. Io ho sempre saputo di cosa avrei parlato e a cosa avrei abbinato la donna che mi fa compagnia oggi. L'empatia per i nostri amici felidi ci accomuna più d'ogni altra cosa, quindi non ho dovuto far altro che scegliere una citazione del cuore, lasciare che tutte le "piccole me" si mettessero comode e si prendessero per mano e godermi l'incontro con lei!
Spero porti anche Marvin e Nerello che troveranno giusta accoglienza da parte delle mie batuffole... perché no anche il cucciolo Pietro, che non ho dubbi riuscirà ad apprezzare più di tutti il frammento che ho deciso di proporvi oggi.
Tratto dal film d'animazione Inside Out vi regalo oggi - ebbene sì, non ci crederete mai! - i titoli di coda!
Non sto scherzando... son proprio i titoli di coda! 
Chi ha avuto il piacere di farne visione già sa a cosa mi riferisco, chi invece non ha la più pallida idea di cosa sto parlando, potrà averne infarinatura godendosi questo minuto abbondante di sorrisi. Sì, perché è facile accordare tutti i "se stessi interni", ma guardarlo animato diventa esilarante! Una chicca per la mia Laura è l'ultimo sketch: quello del gatto!
Prima della visione però, non perdetevi la bontà che la mia ospite mi ha portato oggi... quindi tutti di corsa su Zampette in Pasta!







venerdì 30 ottobre 2015

My Cafè Littérarium

Gli amici ti conosceranno meglio nel primo minuto dell'incontro di quanto gli estranei possano conoscerti in mille anni.
-Richard Bach-

Oggi l'autunno mi ha fatto un regalo. Dopo un'intera notte di pioggia, stamattina è spuntato un pallido raggio di sole che ha riscaldato le foglie brillanti d'acqua e le strade bagnate. Nel primo pomeriggio poi, quella stessa luce è divenuta abbagliante prendendo vigore di ora in ora e accendendo i più intensi profumi di questa stagione. L'atmosfera è perfetta e la sala è pronta a ricevere la mia ospite di oggi. Anzi: i miei ospiti! Una cara amica, una batuffola pelosa dotata di baffi, coda e artigli ed un tartarughino dolce e tranquillo. Claudia, Zoe e Rughetto.
E a proposito di loro, voglio raccontarvi  una storia: la storia di una donna che improvvisamente ed incommensurabilmente ha abbracciato una vita nuova, lasciandosi stupire dall'amore che un felino può regalare. Il valore aggiunto nato dall'incontro con Zoe è stato immediato. La piccola trovatella ha fato breccia in tutti i cuori, conquistandosi di fatto un posticino nella sua nuova famiglia. E il bello nasce proprio dal fatto che la nostra Claudia mai e poi mai avrebbe pensato di lasciare entrare un gattino nella sua quotidianità. Invece adesso ne è irrimediabilmente innamorata! Queste sono le sorprese che accadono e che modificano l'andamento statico delle cose. Per questo motivo, a riprova di quanto io volessi puntare ad un corretto "abbinamento", vi propongo un frammento tratto da un romanzo moderno. La cugina americana di Francesca Segal scrive in maniera lineare e sincera di questo ostico argomento: l'inaspettato stravolgimento di una routinaria vita provocato dall'arrivo di un nuovo personaggio.
Un ciclone di rinnovata freschezza che nel caso della nostra Claudietta porta la felicità, ma nel caso del protagonista Adam... probabilmente qualcosa di diverso!
Lascerò che ognuno colga a proprio modo il senso di questo stralcio, invitando alla lettura di quel che per me è stata una storia ricca di denunce di una società forse troppo bigotta e di tentativi di venir via dalla conseguente vischiosa apparenza che ne deriva. Esattamente come un piccolo di tartaruga di proprio istinto punta alla scoperta della realtà più sincera verso il vasto oceano che sarà la sua vita!
Non perdetevi l'abbinamento speciale che in My Ricettarium sarà proposto a completamento di questo incontro tra amiche... e mentre assaggiate, accompagnatemi in questa storia!


Si alzò, con la bestiola infilata sotto il braccio come una borsetta. Mentre saliva le scale, innalzandosi sopra di lui, Ellie smise i panni della ragazza vulnerabile e tornò a essere la modella irraggiungibile che Adam aveva scorto in sinagoga - troppa pelle scoperta e due occhi svegli e perspicaci. Il maglione era scivolato giù scoprendo una spalla, e Adam non poteva ignorare le gambe nude all'altezza dei suoi occhi, la pelle vellutata appena segnata dai lunghi muscoli. Per un breve istante ebbe, chiaro e forte, l'impulso di allungare una mano e infilarla tra le cosce di Ellie.
Si ritrasse e distolse lo sguardo, imbarazzato, improvvisamente furibondo. Si era creduto immune a quello che in fin dei conti era soltanto un gretto telaio sotto cui si celavano ingranaggi ancora più gretti, e lo turbava scoprire di non esserlo. Non nutriva rispetto per lei, si disse, e questo avrebbe dovuto privarla di ogni attrattiva.
Ma, se era stato facile accantonare Ellie sul piano teorico, adesso che l'aveva davanti era tutto diverso. Il corpo di Adam aveva reagito alla sua vista, e quello che pensava di lei perdeva importanza perché in sua presenza gli era impossibile pensare. Prima di allora non gli era mai capitato niente di simile. Era patetico guardarla salire le scale. Compromettente.
Ellie si voltò. <<Aspetta, Adam, ho bisogno di parlarti. Torni presto?>>
<<Certo>> rispose lui, chiedendosi se lo avrebbe fatto davvero.

Francesca Segal, La cugina americana, pag. 36

venerdì 25 settembre 2015

Cafè Littéraire egoiste

Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita
-William Shackespeare-

Ho immaginato a lungo come sarebbe stato questo incontro. In fondo sono passati due mesi dall'ultimo appuntamento e il Cafè Littéraire riapre oggi i battenti accogliendo l'autunno ormai cominciato da qualche giorno.
Fuori il sole è ancora alto, ma ammetto che qualche nuvoletta all'orizzonte preannuncia pioggia. Nulla che però possa rovinare ciò che ho in serbo per la mia adorata omonima.
Lei possiede una qualità. Una piccola ampolla, dalla quale è possibile tirar fuori i desideri più ingenui, magari quelli più ricercati, così come quelli bizzarri. Lei regala sogni e lo fa con le mani... le mani e i colori. Attraverso quegli occhi curiosi e intelligenti il mondo acquisisce costrutto e intenzione, passa attraverso il cuore per raccogliere le sfumature d'emozione più belle e poi punta alle dita per venir fuori in decisi ma delicati tratti dalle connotazioni fanciullesche. Vere e fanciullesche.
Aspetto LaRobi incrociando le gambe sull'enorme divano color crema e pregustando già il frammento da me tanto amato che le leggerò. L'autrice dello stesso è una donna che non ha mancato nell'ultimo mese e mezzo, di regalarmi sensazioni inimmaginabili. Mi ha portato in alto incantandomi con sublimi storie d'amore, quindi giù nel profondo del mio essere invitandomi a proseguire la lettura. Quindi ha imbrigliato la mia mente ed il mio cuore costringendoli a sopportare atroci sofferenze e dettando di fatto l'umore che avrei vestito quel giorno.
Il merito di questo romanzo, dal quale traggo poche righe, è stato quello di convincermi che le tradizioni, i mondi, le persone, le infinite declinazioni della mente umana sono invalicabili. Ma la curiosità deve necessariamente avere la meglio sui tentativi e prevalere vincitrice.
Per il Cafè di oggi abbino l'inizio di tutto, il luogo dove comincia l'avventura fantastica della giovane Claire ad una donna inconsapevolmente così simile ad uno scrittore. La mia omonima è talmente brava a riportare su carta la vita quotidiana, che non si rende conto di quanto bella sia la storia che con i suoi disegni inventa. Che questo post possa diventarne bandiera, allora!
Vi lascio alla lettura di un pezzo tratto da Outlander - La straniera, primo fortunato capitolo di una saga ancora in divenire della bravissima Diana Gabaldon.
Voi però non perdete l'accostamento culinario di questo appuntamento su Le chat egoiste!!!


<<Che cosa c'è lassù?>> domandai, sbocconcellando un panino al prosciutto. <<Sembra un po' difficile da raggiungere, come posto per i picnic.>>
<<Cosa, quello?>> Mr. Crook gettò un'occhiata alla collinetta. <<E' Craigh na Dun, figliola. Volevo mostrargliela dopo mangiato.>>
<<Davvero? E ha qualcosa di speciale?>>
<<Oh, aye>>, rispose lui, senza darmi ulteriori spiegazioni, aggiungendo semplicemente che me ne sarei resa conto vedendola.
Nutrivo dubbi circa la sua capacità di arrampicarsi su per un sentiero così impervio, dubbi che tuttavia svanirono quando mi ritrovai ad arrancargli dietro ansimando. Alla fine Mr. Crook mi tese la mano nodosa e mi aiutò a superare l'ultimo ostacolo.
<<Ecco qua.>> Agitò la mano con un gesto da proprietario.
<<Accidenti, sembra proprio una Stonehenge in miniatura!>> esclamai incantata.

In realtà erano quasi le undici, quando raggiunsi il cerchio di pietre il mattino dopo. Piovigginava e io ero bagnata fradicia, non avendo pensato a portarmi dietro un impermeabile. [...]
La pietra più alta del cerchio aveva al centro una spaccatura verticale che la divideva in due massicci pezzi, i quali erano stranamente stati scostati in qualche modo. Benché evidentemente combaciassero, le due superfici erano separate da un interstizio di quasi un metro.
Udii un profondo ronzio proveniente da un punto lì vicino. Pensando che forse c'era un alveare in qualche fenditura della roccia, appoggiai la mano alla pietra per guardare meglio.
La pietra urlò.
Indietreggiai di scatto, così in fretta che inciampai in una zolla erbosa e caddi a terra sbattendo il sedere. Fissai il macigno, in un bagno di sudore.
Non avevo mai udito un suono simile provenire da una creatura vivente. Non so descriverlo, se non dicendo che è il genere di suono che uno si aspetta da una pietra. Fu orribile.
Scossi la testa con violenza come per schiarirmi la mente, ma i suoni continuarono. Mi tirai su e barcollai verso il bordo del cerchio. Ora ero circondata dai rumori, che mi facevano girare la testa dolorante. Mi si annebbiò la vista.
Ora non so più se mi diressi volontariamente verso la fenditura della pietra principale o se mi ci trovai per caso, come una cieca che brancoli nella nebbia. [...]
Diciamo che era come se girassi vorticosamente su me stessa, o se venissi rovesciata come un guanto: tutte le sensazioni che provai benché non descrivano appieno il senso di devastazione che sentii, quasi venissi violentemente sbattuta contro qualcosa che non c'era.
La verità è che niente si muoveva, niente cambiava, e a quanto pare non succedeva assolutamente niente, eppure fui invasa da un terrore così puro che persi completamente la cognizione di chi, di che cosa o di dove io fossi. Ero nel bel mezzo del caos, e nessuna forza della mente o del corpo mi sarebbe servita a contrastarlo.

Diana Gabaldon, Outlander - La straniera, pagg. 32-33 e pagg. 54-55

venerdì 31 luglio 2015

Cafè Littéraire della zia

Anche l'idea è nutrimento.
- Victor Hugo -

Estate torrida e afosa, calda, appiccicaticcia.
Le membra chiedono un po' di refrigerio e sono alla continua ricerca di un filo d'aria che rimetta in sesto tutto. Rigenerante aria fresca che inutilmente attesa reclama. Smettere di muoversi perché ogni piccolo cambiamento provoca surriscaldamento negli arti, sulla pelle-sotto pelle. Così decido di restare ferma, immobile in questa stanza dal pavimento di vetro aspettando tempi migliori. Pigio un pulsante su un telecomando in modo da avviare le tende, che automaticamente coprono le lucidissime vetrate perimetrali. La stanza cade nella penombra. Alcuni libri sono sparpagliati qui in giro, alcuni aperti, altri impilati uno sull'altro. Ho sete e voglia di qualcosa di buono, ma fa troppo caldo per alzarmi. Ho paura di aver dimenticato qualcosa, una sensazione strana mi avvince. Sgrano gli occhi, poi li stringo a fessura per cercare di ricordare. Nulla. Il caldo ha cancellato anche le ultime forze. Pensare è faticoso e le idee sono terminate.
Il pomeriggio incalza e alcuni raggi di sole filtrano attraverso le tende. Non so quanto tempo sono rimasta stesa, ma d'un tratto un filo di luce punta il pendente che ho appoggiato sul petto e rifrangendosi su di esso devia il suo percorso fino ad un libro poco distante. Alzo piano la testa per valutarne l'effetto. E' molto bello ed affascina anche il mio corpo tramortito dalla calura, il quale decide di muoversi per raggiungere il testo scelto dal caso.
Che delusione! Non è quel che speravo! penso, poi mi volto e cerco ancora tra le moderne copertine ed i titoli esotici. Niente che riesca a rapirmi accattivante.
Eppure Consu ha bisogno di qualcosa di forte... continua il flusso ormai in caduta libera dei miei pensieri ...qualcosa di affascinante, ma ironico, di limpido e vero rifletto sul da farsi.
<<Questi libri non vanno bene!>> ora parlo da sola <<Lei è una donna d'azione. Una ne pensa...>> mi scopro a sorridere. Mentre porto avanti le mie elucubrazioni mentali, alzo la testa verso l'alto a cercare nuovi spunti. Sbadata inciampo sul telecomando di prima ed involontariamente avvio lo schermo tv appeso sulla parete di fronte al divano. Parte un sottofondo d'ambiente, sembra il rumore del vento. C'è solo l'audio, prendo quindi il telecomando e faccio per avviare il video. In attesa con il cuore in gola spero che il caso mi aiuti e mi regali lo spunto giusto da abbinare alla mia ospite.
<<Oh, sì! Ecco cosa preparerò per lei oggi!>> sembro una bambina a cui è stato regalato un cono gelato <<Gelato... ssssìììì!>> Ok, no! Sto divagando! <<Cavolo, è tardissimo!>> urlo alla fine, tentando di recuperare un po' della dignità persa tra pensieri e parole fuori contesto.
Consuelo sta arrivando e sono certa sarà impeccabile come al solito. E' energica, spiritosa, cordiale e pronta a mettersi sempre in gioco. So che coglierà l'ironia del mio abbinamento e spero ne sia entusiasta... ok, ok, non sono stata del tutto sincera! Non vedo l'ora di sapere quale leccornia avrà portato! Sì, è anche questo il motivo: Consu ha il profumo del pane e il sapore del cioccolato! E sta arrivando! Corro a darmi una rinfrescata giusto in tempo per accoglierla. Oggi riderò tanto e non vedo l'ora!
Restate con me? Per voi l'impossibile scalata di Ethan Hunt (agente segreto impersonato da Tom Cruise nel film "Mission: Impossible - Protocollo Fantasma") del Burj Khalifa di Dubai. Dopo però, tutti un giro da Consu per vedere cosa ci ha preparato!


sabato 18 luglio 2015

The Book of Life (il Libro della Vita)

Ho avuto il piacere di vedere questo film in anteprima lo scorso dicembre, durante un volo di ritorno in Italia dagli Stati Uniti. Ebbene sì, la compagnia aerea che mi ha ospitato aveva una videoteca ben fornita e dato che non sarei atterrata prima di 8 ore, ho ben pensato di affidarmi all'istinto, sperando di riempire piacevolmente almeno un tratto del viaggio. E così è stato!
Ma partiamo da principio.
The Book of Life (il Libro della Vita) è un film d'animazione del 2014 diretto ed anche sceneggiato da Jorge R. Guitierrez. In Italia esce nelle sale il 28 maggio 2015 distribuito dalla 20th Century Fox.
E dopo i dati essenziali veniamo alla trama.
Un gruppetto di scolaretti scalmanati viene mandato in gita ad un museo, una gita che si prospetterà parecchio noiosa proprio perché punitiva. Una giovane donna li accoglie all'ingresso, ma invece di guidarli verso la scalinata che li avrebbe condotti all'entrata principale, li accompagna verso un ingresso laterale accendendo in loro la fiammella della curiosità. La storia parte da qui ed esattamente quando la donna mostra ai ragazzi il Libro della Vita adagiato su un piedistallo nella sala dedicata alla cultura messicana. Comincia quindi a raccontarne gli intrecci. In Messico durante il Giorno dei Morti è tradizione andare alle tombe dei propri cari e portare doni, festeggiare, cantare e ballare in loro onore. La credenza è quella che il regno dei morti sia diviso in due mondi: la Terra dei Ricordati nella quale regna sovrana La Muerte dipinta come una donna assai magnanima e affascinante, e la Terra dei Dimenticati, governata da Xibalba il regnante meschino e doppiogiochista. Con gli occhi puntati sulla terra dei vivi i due regnanti, osservando con interesse tre bambini, Manolo, Joaquinn e Maria e l'interesse dei due ragazzi per Maria, decidono di fare una scommessa. Quale dei due riuscirà a conquistare il cuore della bella fanciulla. La Muerte scommette su Manolo dall'animo romantico, il più giovane della famiglia Sanchez, il quale sembra avere la carriera da torero già designata dal padre, ma che in cuore sa di voler diventare un cantante. Xibalba scommette invece sul prode Joaquinn dall'animo fiero, figlio dell'eroe della città e degno successore del coraggioso padre. Se la scommessa verrà vinta da Xibalba, l'altra acconsentirà a cedere il regno della Terra dei Ricordati in cambio di quella dei Dimenticati. In caso di vittoria de La Muerte, allora Xibalba si impegnerà a non intromettersi più nella vita dei mortali.
La trama si intreccia raccontando dell'amore di Manolo e Joaquinn per la bella Maria, ma anche mostrando la crescita dei tre giovani fino all'età adulta. Tra colpi di scena e colpi bassi si svilupperanno varie tematiche, sarà facile innamorarsi dei personaggi, ma anche di questa fantomatica Terra dei Ricordati della quale si ha uno scorcio davvero piacevole durante la storia.
I vividi colori che accompagnano l'ambientazione e i minuziosi dettagli che comporranno luoghi e i personaggi fanno di questo film un'esplosione di vita. Gli occhi dello spettatore si riempiono di luce ed è ben chiaro l'intento di portare avanti la bella tradizione messicana di innalzare i propri morti festeggiandoli da sera a dì con balli e canti felici.
Nonostante l'epilogo forse prevedibile - che non manca di lasciare un bel sorriso poco prima della chiusura - sento di consigliare questo film a tutti coloro che vogliono passare una serata piacevole e senza troppi pensieri.

giovedì 16 luglio 2015

Seta

Intraprendere la strada della opinione condivisa è un vero e proprio atto di fede. Ma prima di dipanare un pensiero e di avviarmi nei meandri del libro di cui mi piacerebbe parlare oggi, è giusto che una domanda nasca spontanea: il mondo ha davvero bisogno di questa ennesima condivisione di pensieri non richiesti nati dalla spinta e dalla foga del momento, dal periodo storico personale del recensore, dal bagaglio culturale dello stesso?
La risposta è lapalissiana.
No, il mondo non ha bisogno di un nuovo spazio riempito con parole insulse, fuori luogo ed estremamente soggettive. Tanto meno delle mie. Recensire un libro non vuol dire soltanto "lasciare le proprie impressioni scritte affinché altri possano giovarne", ma vuol dire anche "lasciare aperto un varco attraverso il quale si può venir feriti e attaccati dal chicchessia di turno". Condivisione è anche questo: il coraggio di riuscire a dire la propria accettando che non tutti potranno concordarne e che anzi, molto probabilmente, c'è chi non aspetta altro che alzar la mano ed elevarsi a Bastian Contrario del momento. Va da sé che la scelta di intraprendere questa strada deve essere necessariamente ponderata, soprattutto da chi non ha mai avuto la volontà, o meglio, non ha mai dato la possibilità al chicchessia di cui si parlava poco più su, di giudicare un suo prodotto. Sto parlando di me, naturalmente.
All'inizio del post ho parlato di atto di fede. In questo contesto io lo intendo soprattutto verso me stessa. E' la fiducia che ad occhi chiusi do alla me-futura, la quale domani tornerà impietosa tra queste pagine e diventerà il più critico giudice. E' a lei che voglio scrivere ed è a lei che voglio rivolgermi, sapendo che dovrò darle conto per prima e alla me-passata dopo. E che la me-presente abbia pazienza e cerchi di rendersi giusta bilancia: questo è tutto ciò che mi auguro.

Dopo avere in un certo senso avuto la mia bella introduzione, mi accingo a scrivere due righe su Seta di Alessandro Baricco (edito da BUR Rizzoli). La scelta di questo libro per la tipologia di post che voglio pubblicare è stata sofferta. Non è l'ultimo che ho letto, né il primo. Questa recensione non vuole essere legata alle impressioni immediate nate da una fresca lettura, ma vuole profondamente incatenarsi ad un ricordo. La mia volontà è quella di unire indissolubilmente le sensazioni, gli stati d'animo e le emozioni nate dalla lettura, al periodo in cui questa si è compiuta.
Il libro (che non ho più a mie mani, poiché in uno slancio di eccessiva generosità è stato dato via) mi è stato regalato dieci anni or sono dalla persona alla quale ero sentimentalmente legata. Nella prima pagina, la dedica scritta a mano in un allusivo inchiostro rosso recitava "soltanto quando l'amore è negato la passione fatale può ardere". Preludio a quel che avrei letto o messaggio non così tanto subliminale? Solo molto dopo avrei inteso la portata di quella dedica, ma questa è un'altra storia!
Dicevo, Seta di Baricco. Protagonista è Hervé Joncour, un commerciante di seta il quale, spinto da un coraggio non propriamente spontaneo, decide di intraprendere il lungo viaggio fino in Giappone necessario ad acquistare uova sane di bachi da seta. Necessità nata dal fatto che le uova dei bachi francesi per primi, quindi europei ed africani sono state colpite da un'epidemia. C'è una moglie, Hélène, che aspetta, c'è Baldaboiu che supporta, spinge e coinvolge il protagonista, c'è l'autoritario Hara Kei ad incutere una necessaria reverenza nei confronti del lettore e c'è una ragazza misteriosa i cui occhi sanno dire molto più d'ogni altra parola. La linearità degli accadimenti è disarmante, così come la loro chiarezza. Seta non è solo un filo conduttore, ma anche la "lente" attraverso la quale è possibile sentire il romanzo. La delicata leggiadria con cui vengono accolti i fatti è l'emozione stessa che si vuole suscitare nel lettore. Io almeno, porto questo ricordo (im)palpabile, che c'è e non c'è del tutto. E' mutevole come un velo al vento, leggero e soave come una piccola storia deve essere. Ma abbastanza potente da suscitare un tremito inatteso.
L'autore è controverso, io stessa non ho ben delineato un pensiero a riguardo. Ho letto poco e male ciò che viene detto di lui, né me ne sono mai seriamente interessata. Apprezzo l'abilità che ha di giocare con i ritmi e le parole, stimo la sua peculiare logica e nel complesso la mia predisposizione a suoi lavori è positiva. Mi sento di consigliare questa lettura non solo perché soggettivamente apprezzata in un periodo della vita in cui sentivo forte l'esigenza di provare passioni forti, ma anche perché oggettivamente ne ho provate durante la stessa! E non l'avrei creduto possibile.

venerdì 26 giugno 2015

Cafè Littéraire alla panna

Quando piove divido il mio ombrello, se non ho l’ombrello, divido la pioggia.
- Enrique Ernesto Febbraro -



Condivisione.
La prima parola che sale immediatamente a galla nel mare della memoria quando penso a lei.
Condivisione che porta alla necessaria riflessione come motore di infiniti pensieri che crescono e si intrecciano, creando stupefacenti arzigogoli. Come una pianta rampicante abitata da fiori curiosi e foglie allegre che, aggrappandosi alla struttura romboidale della mente, la abbellisce, arricchendola.
Ospitando Silvia non avrei voluto pubblicare una foto in bianco e nero.
Ho per giorni immaginato tanto colore, sorrisi instancabili e contorni definiti. Lei ha scelto una stanza che chiama a gran voce tanta allegria, multicromatici pouf, tappeti accoglienti e sgargianti, tanta luce arancio-giallo-pesca e un'infinità di oggettini impensabili dalle forme impossibili! Una stanza divertente, insomma! Nulla di ciò che avevo pianificato è però poi stato.
Una fotografia seriosa, sincera e anche un po' meditativa mi ha catturato definitivamente, mandando in fumo tutti i programmi fatti. Sono semplici libri, disposti in un modo che appare casuale, i quali hanno però un'anima che invita alla riflessione.
Think, ci dicono. Libri che ci chiedono di pensare.
Ed aprire le porte di questo nuovo Cafè accogliendo una donna con una tale profondità m'è sembrato poetico! Abbinarle un frammento tratto da Balla coi lupi di Michael Blake è stata praticamente una scelta obbligata! L'intesa può nascere anche tra uomo e animale, dunque. Il concetto di cui parlavo all'inizio possiede quindi un linguaggio universale... qualcuno da qualche parte ha anche detto che "la felicità è reale solo quando condivisa"! Tutto torna, no?
Silvia tra l'altro, si presta bene a questa tipologia di confronti e l'incontro con lei quest'oggi, così come il primo incontro avvenuto con lei qualche mese fa, è morbido e croccante insieme. Non ci credete? Eppure lei è riuscita a creare questo connubio non solo a parole, ma anche con le sue manine. Crème brûlée per tutti, una "coccola alla panna" che ci sta proprio bene!


"Per tutta la sua vita era stato desideroso di partecipare e, come per ogni altro esser umano, la solitudine era qualcosa che doveva essere costantemente affrontata. Nel caso del tenente, la solitudine era diventata la caratteristica dominante della sua vita, così fu rassicurante vedere la sagoma di Due Calzini spuntare da sotto il riparo a tenda quando arrivò al forte, al crepuscolo.
Il lupo trotterellò sullo spiazzo e si mise seduto a osservare mentre il tenente scendeva da cavallo.
Dunbar notò subito che per terra, sotto la tenda c'era qualcos'altro. Era un volatile, un grosso tetraone delle praterie. Era morto e quando Dunbar si chinò ad osservarlo, notò che era stato ucciso da poco. Il sangue sul collo era ancora appiccicoso. Ma a parte i segni di qualcosa di appuntito che gli aveva forato la gola, il volatile non aveva niente fuori posto, nemmeno una piuma. Era un enigma per il quale non vi era che una soluzione e il tenente guardò esplicitamente Due Calzini.
<<E' tuo?>> disse a voce alta.
Il lupo alzò gli occhi e batté le palpebre, mentre il tenente Dunbar esaminava ancora il volatile.
<<Bene, allora>>, disse scrollando le spalle, <<immagino che sia nostro>>."

Da Balla coi Lupi, pag. 161, di Michael Blake

domenica 31 maggio 2015

Shabby Chic Room


L'apparenza è il luogo dell'avere. Il suo essere è sempre invisibile.
-Roger Munier-

Poter scegliere di entrare in un luogo confortevole e rilassante. Spingere piano una vetrata trasparente incorniciata di legno chiaro e farsi spazio tra poltroncine e pouf. Negli occhi c'è predominanza di colori chiari: crema, avorio, perla. Una stanza che parla da sola in un silenzio ovattato. Tutto sembra esser messo lì a caso, tutto sembra non avere un senso. Anche il più piccolo oggetto è invece collocato con strategia. Il tutto a voler cogliere alla sprovvista l'accolto.
Scegliere la stanza Shabby Chic vuol dire mascherarsi porgendo al mondo l'immagine di sé forse più ambigua. Capirla vuol dire trovare la chiave di lettura nei piccoli dettagli lasciati ordinatamente all'interno di un contesto che par sciatto e invece brilla per audacia.

Minimal Room


La chiarezza è una giusta distribuzione di luce ed ombra.
-Johann Georg Hamann-

Determinazione e carisma. Caparbietà e sostanza. Sentir risuonare i tacchi su un pavimento accogliente eppure essenziale. Decidere che la realtà della propria vita è una scelta che si coltiva ogni giorno. Personalmente, senza compromessi. Rendere chiare le proprie intenzioni, pulite le conversazioni. Giuste, necessarie. Il color perla a definire contorni luminosi, tende di lino candide a ricordare che non è che la qualità del tessuto a vestire un ambiente e pochi elementi a sottintendere che basta una mente piena a riempire una sala. Chi sceglie la Minimal Room sa qual è la sua strada. Sa come vuole percorrerla e con chi. Conosce ogni dettaglio del percorso che sta intraprendendo e il punto nodale, lo scopo fondamentale è la meta.

Bohemian Room


La mente è una sola. La sua creatività va coltivata in tutte le direzioni.
-Gianni Rodari-

La libertà di dire, pensare, sorridere. Saltare da un argomento all'altro con semplicità, l'aria frizzante che accende la curiosità verso nuove letture. Entusiasmarsi per scoperte appena fatte, sentendo che non c'è modo migliore di crescere se non attraverso l'arte. La mente è aperta. E' questa la mia idea di Bohemian Room. Una stanza dalle mille possibilità, pronta ad accogliere chi ha voglia di condividere un'intuizione o un'idea, la conoscenza o un dubbio. Accomodarsi su quel divano vuol dire concedere se stesso alla curiosità altrui. Un dialogo aperto con se stessi e coloro che sono sempre pronti ad apprendere e ammettere di volerlo fare.

Vintage Room


La memoria. Sacca piena di cianfrusaglie che rotolano fuori per caso e finiscono col meravigliarti, come se non fossi stato tu a raccoglierle, a trasformarle in oggetti preziosi.
-Wo Ming-

Senza affanni e con una gran voglia di lasciarsi abbracciare e - letteralmente - cullare da morbidi cuscini e profumi inebrianti di peonie e rose, chi si accosta alla Vintage Room vuole perdersi nella memoria. La memoria di qualcosa che è "meravigliosamente stato" e ha forgiato ogni dettaglio del suo carattere. Rassicuranti colori pastello invogliano a varcare la soglia senza timori, riconoscendo se stessi in questo ambiente vivo. Ecco creato un momento sospeso nel tempo: nuove idee, nuovi dettagli, nuove sfumature vogliono intrecciarsi ad antichi sapori, pensieri filosofici primari e vecchie poesie scritte con inchiostro seppia su fogli color caramello. L'incontro d'intenti diviene sostanza. La sostanza diviene confronto. Chi ha l'animo vintage non dimentica e fa tesoro d'ogni prezioso frammento di vita.

Modern Room


Ed io mi domandai rispetto al presente, quanto vasto fosse, quanto profondo fosse, quanto fosse mio.
-Kurt Vonnegut-

Come aprire gli occhi all'improvviso dopo un lungo attimo di buio e lasciarsi inondare dalla luce. Immensa, pura, rotonda, calda luce. L'aria è leggera e per un attimo i piedi nudi toccano un pavimento fresco che li rigenera. In due passi ci si può accomodare sull'enorme divano colorato. Ci si stende, lo si assapora! E la luce è così forte che si può avvicinare il volto alla stoffa e riuscire a vederne le trame. Il cotone che si intreccia fine, i colori che si sposano insieme. La gioia che una miriade di sfumature assieme riesce a dare. Catapultato in un presente così tanto ben definito, sceglie questa stanza chi ha voglia di guardarsi allo specchio e contare l'ennesimo battito del proprio cuore nell'attimo stesso in cui accade. Qui, ora. Vivere il momento.
Questa è la mia idea di Modern Room. Una stanza in cui sarà facile incontrare chi non ha paura di confrontarsi, nella quale si potrà discutere come combattere, accettare e difendersi senza mai mentire a se stessi. La stanza della realtà. Del guardarsi negli occhi con accettazione perché non c'è nulla di più bello del presente che si sta vivendo.

Classic Room


D'altra parte, ogni epoca interroga il passato con la richiesta di una risposta utile al presente 
o in ogni caso consonante con lo spirito del tempo.
-Walter Barberis-

Il profumo del legno datato, i passi seppur decisi resi muti da tappeti amaranto e oro, un unico colore predominante in tutta la stanza, che sembra fatta di cioccolato fondente. Il silenzio aleggia, raggi di luce tagliano la penombra di questo ambiente caldo e zeppo di antichi scritti e opere piene di fascino e storia. Una stanza che vuole ospitare con eleganza e garbo chiunque voglia approcciarsi ad una lettura calma e profonda, forse alla ricerca di un'idea, forse alla ricerca di radici.
Il Caffè Letterario nasce in stanze come queste, in fondo! Se è vero che il passato guida tutti i nostri passi, è anche vero che da esso stesso dobbiamo attingere perché il futuro sia costruito su fondamenta solide. Ecco quindi la mia idea di Classic Room. La stanza nella quale ci si accomoderà lanciando un occhio sempre indietro e lasciando che l'ispirazione suggerisca la strada.

Rooms

Il paesaggio è verdeggiante e il Cafè ha preso forma in una grande villa coloniale color crema. I dettagli delle porte e degli infissi sono di un bianco cangiante, il quale a seconda della direzione dei raggi del sole regala sfumature avorio o perla. Un prato verde scuro si estende tutt'intorno all'edificio che è abbracciato a nord-est da un rigoglioso bosco. A sud-ovest si apre il mare più blu che si sia mai visto.
La mia porta d'ingresso preferita è la vetrata sul retro, quella che guarda l'oceano da una parte e il bosco dall'altra. Proprio da lì riesco a vedere tutte le stanze per gli incontri letterari. Tenendo le spalle al sole, entro decisa varcando la vetrata trovandomi in una grande sala rotonda che mi accoglie. Alla mia sinistra c'è la Classic Room. Lo so perché ho imparato a riconoscere le stanze dal legno, dagli intarsi e dal colore delle loro porte. Questa infatti è di mogano scuro, liscia e lucida, ha la cornice sagomata ad ospitare un vetro squadrato posto nella parte alta e centrale della stessa. La maniglia è dorata con un'impugnatura che "accoglie" il palmo della mano. Segue la Modern Room. La porta è in betulla chiaro spazzolato per i due terzi della sua lunghezza, la parte centrale ospita una striscia di vetro opaco. La maniglia è a pomello, dorata. La terza porta è in rovere sbiancato e a differenza delle prime due è ad arco e non ha vetri. E' una porta massiccia, che ha molto da raccontare: si apre sulla Vintage Room, infatti. Ha la maniglia argentata e a forma di onda.
La metà della stanza rotonda in cui mi trovo è superata. Davanti a me c'è un grande corridoio che in questo momento non ho intenzione di esplorare. Decido quindi di continuare il giro e vado avanti. Appena accanto al corridoio c'è una porta ricca di arzigogoli, sembra avere uno stile orientaleggiante: è in ciliegio con venature rossicce. Ha la forma di un arco, ma termina in alto con una punta. Al centro ospita una vetrata multi cromatica anch'essa a punta per seguire la cornice. La maniglia a forma di diamante è di vetro e porta direttamente alla Bohemian Room. La penultima porta è completamente in vetro trasparente, ma per un gioco di luci non si riesce a vedere l'interno: riflette sempre il sole! Non si capisce come faccia a reggersi, sembra eterea, posta lì senza alcun cardine. Non ha nemmeno la maniglia, l'unico modo per varcarne la soglia ed entrare nella Minimal Room è spingerla. L'ultima porta alla mia estrema destra è in larice bianco e ospita al centro due vetri trasparenti. Presenta il legno scrostato, ma credo sia una caratteristica voluta. Nella maniglia ci si può specchiare per quanto è lucida. E' una sfera d'argento, girando la quale si entra direttamente nella Shabby Chic Room.

***  *  ***  *  ***

A partire dalle 16.00 e fino alle 21.00 di oggi, verranno pubblicate - una ogni ora - le stanze di cui sopra... mi seguite ancora un po'? Poi giuro, ho finito!




NOTA: I nomi, i personaggi, i luoghi e gli eventi raccontati sono frutto della fantasia dell'autore, pertanto eventuali riferimenti a fatti e/o persone (laddove non specificato e se già in pertinenza richiesto agli interessati) è puramente casuale. Questo testo è di proprietà dell’autore ed è protetto dalla legge sul diritto d’autore n.633/1941 e successive modifiche. Come da disclaimer presente in "A piedi nudi nel Cafè Littéraire" ne è vietata ogni riproduzione, copia, pubblicazione o redistribuzione totale o parziale previa richiesta all'autore stesso.

Il Cafè


In attesa che le protagoniste della storia ci dicano com'è termineranno le loro avventure, vi lascio ciò che invece intendo io per "A piedi nudi nel Cafè Littéraire"!

Innanzitutto il Cafè Littéraire è un luogo.
Prima di esser pensato, prima di venir plasmato con idee, persone, frammenti letterari e partecipazione, è in tutto e per tutto un luogo in cui ci si incontra.
/in·cón·tro/: l'etimologia della parola incontro trae origine dal latino popolare incóntra, composto dal prefisso in- (rafforzativo) e da contra = contro, dirimpetto, di fronte. L'incontro, quindi, è letteralmente un "trovarsi di fronte a...".
L'incontro è un trovarsi di fronte a... qualcuno!
E' ovvio che io non riesca ad avervi davvero qui di fronte a me, ma è anche vero che attraverso questo mezzo e creando un luogo adatto io riesca a sentirmi comunque vicina alle persone che mi leggono. Da questo principio è nata l'esigenza di un posticino accogliente e contemporaneamente la voglia di regalare ad ogni mia (futura, ma anche passata) ospite la possibilità di scegliere in quale stanza si sente maggiormente a proprio agio. Quale Room - tra quelle che propongo loro - la rispecchia maggiormente aprendole la mente ed invogliandola alla condivisione!
Ecco programmato l'incontro di cui parlavo! Avere di fronte a me una donna che si senta libera di lasciare alle spalle la pesantezza quotidiana della vita e si prenda qualche minuto per esprimere se stessa senza condizionamenti. Nessuna donna è uguale ad un'altra ed avendone già conosciuta qualcuna con tratti di carattere davvero marcati, ho voluto suddividere il mio Cafè in più stanze così che l'ospite potesse accomodarsi in quella che più la rispecchi.
Quindi via le scarpe, restiamo a piedi nudi. Mettetevi comode e portatemi con voi!

***  *  ***  *  ***

Vi aspetto fra qualche ora per l'ultimo incontro con sorpresa!

martedì 26 maggio 2015

Realtà di fatto

<<Ah, sì? Sapete allora io che faccio?>> riprende improvvisamente An <<Mi butto!>> e dopo essersi tolta le scarpe e aver fatto un respiro profondo, si tuffa nell'acqua cobalto.
Le altre non riescono a credere ai propri occhi. La loro compagna riemerge, si sposta i capelli fradici dal viso e ride di gusto, sventolando le braccia invitando le sue amiche a seguirla. Elena non vuole bagnarsi, quindi si ritrae immediatamente, chiede alle altre di recuperare la nuotatrice mentre ispeziona ancora le pareti circostanti. Valeria è tentata di buttarsi e per un attimo godersi quella grotta fiabesca, ma si rende conto che a nuoto non sarebbero riuscite ad arrivare così lontano; in più non avrebbe saputo come asciugarsi. Vanessa invece senza troppi scrupoli entra nell'acqua e bagnandosi quasi fino alla vita tira per le orecchie la prima, che come una bambina nel frattempo gioca con gli schizzi d'acqua.
<<Ehi! Mi stavo divertendo!>> risponde risentita An, che proprio non aveva voglia di uscire.
<<Sei matta?>> le urla Vanessa <<Non sappiamo dove siamo, non sappiamo come uscire e tu vai a farti una nuotata?>> ora è arrabbiata.
<<Ok, ok... ma calmati! Non so spiegarti, ma è come se non avessi potuto farne a meno!>> risponde quasi indifferente An <<Va bene! Cerchiamo un'altra via d'uscita. Niente acqua, prometto... anche se a me l'invito è proprio arrivato "via acqua"!>> conclude.
Le giovani si incamminano e intanto Valeria, curiosa come un gatto, chiede ad An la storia dell'invito.

"Un pungente profumo di violette e tarassaco riempie l'aria tersa mentre alcune farfalle volano libere rincorrendosi e danzando, la rugiada bagna gli abiti e il sole è ancora pallido. An, stesa sotto un'enorme quercia, è impegnata a legger di prodi cavalieri e dolci dame, di fiere amicizie ritrovate e avventure fantastiche dall'epilogo sconvolgente. Da bambina non amava i libri senza immagini, ma crescendo ha imparato a stringere la mano alla propria fantasia e divertirsi assieme a lei.
Da qualche minuto però sente che le palpebre cominciano a farsi pesanti, non riesce a proseguire e voltar la pagina, che resta fissa sotto i suoi occhi. Legge e rilegge la stessa frase per tre volte senza comprenderne il senso, quando con la coda dell'occhio una fugace macchia bianca si sposta velocemente alla sua sinistra.
D'un tratto gli occhi sono vigili e aperti. An guarda verso quel che sembra un cane che fugge in lontananza. Chiude il libro con un tonfo e si gira completamente. Stringe le palpebre ad una fessura e si rende conto suo malgrado che quel cane (?) sta saltando! Si alza di scatto e senza pensarci comincia ad inseguirlo. Bastano poche falcate per raggiungerlo.
E' un coniglio! Un coniglio col panciotto e un orologio in mano!
Assurdo! Non può essere! dice tra sé. 
Si sfrega forte gli occhi, pizzicandosi poi la guancia a volersi convincere di non star sognando.
<<E' tardi! E' tardi ormai!>>  corre il coniglio.
Parla, perfino! pensa la giovane.
Intanto, lo strano personaggio continua la sua corsa saltellante dirigendosi nel fitto del bosco, sotto pini e abeti verde scuro. An sente la fremente curiosità nascerle in cuore, non resiste e lo segue come un'ombra lungo il sentiero pieno di siepi rigogliose.
Fruga, cerca, muove cespugli e rami bassi, ma del coniglio nemmeno l'ombra..."

<<Starai mica raccontandoci la storia di Alice nel paese delle meraviglie?>> domanda Elena interrompendo An.
<<Io... ehm... beh, diciamo che provavo ad alleggerire l'atmosfera!>> sorride An, colta in fallo. Notando poi le amiche corrucciate, si fa pratica <<Va bene, non sono Alice, ma giuro che ero davvero sotto un albero, provavo a leggere, nelle orecchie avevo l'Ipod e mentre andava Paranoid Android mi sono appisolata! Credo quindi di aver sognato. Poi la pioggia m'ha svegliata e una volta a casa, nel libro che portavo con me ho trovato la busta con l'invito!>> racconta d'un fiato <<Questa è la verità!>> chiude il discorso, come a scusarsi.
E' Vanessa a rompere il silenzio imbarazzato che si sente nell'aria. Richiama l'attenzione delle altre su un piccolo foro nella parete dal quale filtra una lama di luce. Si avvicina con cautela e prova a guardarci attraverso. Pochi secondi dopo grida <<Di qui si esce! Buttiamo giù queste pietre! Sta accadendo come nel sogno che invece ho fatto io quando ho ricevuto l'invito>> spiega eccitata.

"All'imbrunire di un giorno particolarmente lungo, le ombre delle case e degli alberi - soprattutto quelli più alti - si fanno lunghe e affusolate e a tratti ricordano lunghi capelli neri. Vanessa canticchia piano le parole di Just breathe, quando i suoi due bimbi - cui tiene stretta la mano - interrompono quel momento calmo. Mentre percorrono il sentiero che li avrebbe riportati alla Baita, le chiedono ancora la storia della volpe e del piccolo principe.
Vanessa non si lascia pregare e accorgendosi di un basso muretto di pietra da lì poco distante, decide di recitar loro la storia anziché raccontarla, questa volta.
Comincia dal melo! chiede il primo, No, no.. raccontaci dell'attesa! insiste il secondo. Così Vanessa, che intanto s'era nascosta dietro al muretto, si sorprende a ridere dei suoi bambini, spiandoli da un buchino nel muro. Non sapendo quale parte recitare, grida loro la frase più bella di tutto il libro. I suoi due principini non resistono e si lanciano in direzione della mamma per abbracciarla...
Mamma, mamma, svegliati! la scuote il primo Siamo arrivati! dice il secondo. Vanessa s'era addormentata mentre in auto tornavano a casa. Papà dice che sei una dormigliona! continua il furbetto Non è vero, papà dice che sei una super-dormigliona! scherza ora l'altro. Il papà si volta verso di loro e sorridendo le fa l'occhiolino. Lei fa per uscire dall'auto e prendendo per mano i suoi bimbi si avvia verso la porta di casa, controlla la posta e tra le varie proposte pubblicitarie scorge una busta rosa con il suo nome sopra. Il timbro è a forma di volpe."

Elena è una persona moderatamente razionale e non crede a queste cose, quindi fa spallucce, poi anche lei si toglie le scarpe e comincia a "martellare" il muro di pietre infilando astutamente il tacco nel foro per allargarlo. An la segue senza fiatare e con le mani tira via i sassi che vengono giù. Guardando l'amica affaticarsi per aprire il varco, Valeria le chiede invece il motivo di tanta foga.

<<Io davvero non vi capisco>> commenta Elena <<Sono arrabbiata perché mi sento presa in giro, sono tesa perché non so a cosa sto andando incontro e ho solo voglia di tornarmene a casa>>.
Mentre dice queste parole dà un'ultima martellata decisa al muro, che crolla giù come fatto di vetro, aprendo un varco abbastanza grande perché tutte riescano a passare.
In pochi istanti le quattro si portano dall'altra parte, consapevoli di trovarsi in piena... giungla? Foresta? Bosco? Guardandosi intorno non sanno bene come definire quel luogo.
Hanno tutte perso la parola, ignare del fatto che da lì a pochi secondi uno strano animale dal muso a papera e il corpo peloso gli si sarebbe avvicinato.
L'urlo è di An, seguito da quello spaccatimpani di Vanessa, che si porta dietro anche Valeria. Elena invece con nonchalance si avvicina allo strano animale e battendo forte le mani lo allontana, guardando le altre con immensa tenerezza. E' l'unica ora a ridere, s'è lasciata alle spalle la brutta sensazione e vuole solo ritrovare la strada per tornare alla sua macchina. Si fa spicciola e con pochi comandi dà direttive alle altre tre spiegando loro che sarebbe bastato seguire il perimetro del muro per ritornare al parcheggio.
Poi d'un tratto Vanessa fa notare:
<<Elena noi eravamo scese di qualche piano sotto terra... non so se ricordi! Beh, com'è possibile ritrovarsi nuovamente al "piano strada"?>> urlando le due ultime parole un po' troppo sonoramente.
Elena ci pensa su un attimo e poi con un sorriso sicuro fa spallucce, quindi le risponde:
<<Credo che l'edificio sia costruito in pendenza, è probabile quindi che l'ingresso fosse più in alto rispetto alla strada che abbiamo fatto noi dall'interno!>> ammicca <<Non c'è altra spiegazione plausibile! La realtà può essere solo questa!>> conclude sicura.
Ma è una domanda di An che gela il sangue di tutte.
<<E se questa non fosse la realtà?>>



Questo post prende spunto da un'idea di Miki Moz.
NOTA: I nomi, i personaggi, i luoghi e gli eventi raccontati sono frutto della fantasia dell'autore, pertanto eventuali riferimenti a fatti e/o persone (laddove non specificato e se già in pertinenza richiesto agli interessati) è puramente casuale. Questo testo è di proprietà dell’autore ed è protetto dalla legge sul diritto d’autore n.633/1941 e successive modifiche. Come da disclaimer presente in "A piedi nudi nel Cafè Littéraire" ne è vietata ogni riproduzione, copia, pubblicazione o redistribuzione totale o parziale previa richiesta all'autore stesso.


lunedì 25 maggio 2015

Sogni, gufi, cannella e inviti

<<Io sono certa di aver visto un coniglio col panciotto>> si ostina Francesca P., ormai stanca di ripetere per l'ennesima volta quel che è successo subito prima di salvarsi dall'enorme orologio a cipolla.
Le quattro ragazze non riescono a credere a ciò che è accaduto e si convincono sempre più che scappar via da quel luogo sia la cosa più giusta da fare. C'è però un problema: sembra proprio si siano chiuse in una dispensa e la porta pare bloccata.
<<Proviamo a parlare d'altro? A me 'sta storia del coniglio mette l'ansia>> sussurra Michela, che subito dopo si lascia attrarre da una bottiglia impolverata.
Circondate da numerose varietà di vini e formaggi, strane conserve e diverse decine di cassette di legno piene di frutta profumata e verdura di stagione, decidono di fermarsi ed aspettare l'arrivo delle altre. Al momento quello sembra essere il luogo più sicuro in cui trovarsi. Così, mentre Manuela è china a cercar lo stivaletto perduto, Angela si sporge tra gli scaffali alla disperata ricerca di qualcosa. Francesca P. dopo qualche attimo di stordimento si siede sul pavimento di mattonelle allungando la mano verso una succosa mela rossa posata in una cesta lì vicino assieme a tante altre.
<<Ragazze, vi rendete conto che in questa stanza ci sono bottiglie di vino rarissimo?>> dice Michela, che un po' se ne intende.
<<...e non parliamo di formaggi e tartufi! Questo scaffale ne è pieno!>> aggiunge Angela tra incredulità e meraviglia.
Manuela, che era rimasta un po' in disparte, all'improvviso domanda:
<<A voi com'è arrivato l'invito a questo appuntamento? Il mio... beh... è stato inaspettato!>>
<<Io, io... vi dico a me com'è accaduto!>> sorride ora Francesca P.

"La luce è scivolata via in un batter d'occhio, il giorno è terminato, ma gli strascichi degli ultimi raggi di tramonto si fanno lunghi e con essi le ombre delle case.
La primavera è stata generosa, per questo motivo Francesca P. è ancora indaffarata nella sua cucina a tagliuzzare verdure d'ogni colore e profumo mentre One degli U2 si sente dolce in sottofondo. Leggera si muove tra i ripiani, canticchiando e assaggiando spezie. A labbra chiuse segue la musica imitandola, senza mai perdere una nota e - voltandosi verso il suo pacioso gatto color perla e avorio - sorride orgogliosa per quel nuovo piatto inventato. Ulisse, il gatto dagli occhi che sembrano disegnati, sbadiglia rumorosamente e decide ch'è ora di scender dal bancone per guadagnare una postazione più comoda. D'improvviso un rumore forte seguito da un frusciante battito d'ali avverte la padrona di casa che qualcuno (?) è appena entrato in casa. Ulisse alza le orecchie, mentre Tarallino è più sveglio e con un balzo corre verso la fonte di rumore, lasciando una scia di peli rossi dietro di sé.
Impugnando un cucchiaio di legno, Francesca P. si fa coraggio e si muove con circospezione verso il salotto. Pochi passi e l'immagine che le si para davanti le fa aprire la bocca dallo stupore. Un enorme gufo reale è evidentemente entrato dal camino e ora volteggia con difficoltà attorno al lampadario della stanza. Tarallino lo punta ed appena riesce a vederlo a tiro fa un salto per provare ad acciuffarlo. Evidentemente invano. L'uccello sembra stremato e quando vede la ragazza apparire sull'uscio, si fionda su di lei lanciandole una lettera in testa, quindi fugge via da dove è entrato. E' un rumore sordo quello che subito si ode, tanto che poco dopo il pensiero che aleggia nell'aria è che il caminetto si sia inghiottito il povero animale notturno!
Francesca P. è senza parole, pietrificata, quasi non respira e con occhi incantati continua ad osservare i suoi gatti che ora annusano l'ultimo posto dove hanno visto il volatile. Tra le sue mani il cucchiaio di legno che sarebbe servito come arma per difendersi e una lettera di carta spessa sigillata da una medaglia di cera rossa. C'è il suo nome sopra."

<<Quindi tu vuoi dirmi che l'invito t'è arrivato via gufo!>> alza gli occhi al cielo Angela.
<<Sì, in effetti sì! M'è arrivato via gufo! Credi che non ci sia rimasta di stucco anch'io? Credi abbia perso il senno?>> alza un po' la voce Francesca P., poi però recupera la sua eleganza e un po' sorride, quindi pensa a qualcosa e poi chiede <<A te com'è arrivato l'invito?>>.
<<Il mio è stato assolutamente normale!>> risponde con calma Angela.

"La descrizione di un attimo parte piano alle 6.30 di ogni mattina. Angela l'ha impostata come sveglia, sapendo che non avrebbe potuto sceglier melodia più bella.
Quella mattina il suono si diffonde come un'aura calda, invogliando anche la piccola di casa a svegliarsi presto. Alissa ha già preparato pancakes e waffle e ora sta infornando gli ultimi croissants. Un profumo inebriante invade la casa, rendendo l'aria leggera e positiva.
Angela bacia dolcemente la sua bambina e dando il primo morso al suo cornetto sfogliato, le fa un occhiolino d'apprezzamento. La colazione scorre veloce; c'è tanto da fare e una applepie da preparare. Tutti gli ingredienti sono in fila, il tavolo è sgombro d'ogni altra cosa e quattro mani sono già all'opera tra pesi, misure e mele da sbucciare.
La bruna cannella sporca i nasi, la farina si posa sui capelli, ma all'ora di pranzo una profumatissima torta è pronta e come tanti anni prima facevano le nonne, ora è sul davanzale a raffreddarsi.
Un fischiettio si sente in lontananza, Angela non resiste e comincia ad imitarlo. Le ricorda qualcosa ma non riesce a focalizzare cosa. La melodia si fa sempre più vicina, quando d'un tratto si sente suonare il campanello di casa. Due volte.
La piccola di casa si lancia ad aprir la porta e dopo pochi minuti ritorna in cucina dalla mamma con una grossa busta in mano per lei e la notizia che il postino è in ferie: questo è un sostituto. Ha un nome strano e difficile da ricordare ed è basso come un nanetto."

<<Certo, il tuo invito è arrivato in modo assolutamente normale!>> si fa sarcastica Francesca P..
<<Volete sapere invece a me com'è arrivato?>> chiede Michela.
<<No, no... prima io!>> fa Manuela.
Le altre restano interdette, non sanno che rispondere, quindi nel dubbio tacciono.
Manuela non aspetta oltre e batte i talloni, toccandoli due volte, poi dice:
<<Così m'è arrivata!>> e ripete il gesto con i piedi.
Le tre non capiscono ma sgranano gli occhi, allora Manuela fa spallucce e inizia a spiegare.
<<Era pomeriggio, un paio di settimane fa, batto i tacchi tra loro e mi cade in testa un busta!>> racconta senza pathos <<Non so da dove sia sbucata... ricordo solo che ero al parco e avevo le Converse rosse ai piedi!>> conclude.
<<Ok...>> fa Michela <<... ora vi racconto la mia?>> dice con occhi luminosi.
<<Sì, certo! Dicci!>> fa FrancescaP., mentre Angela annuisce e Manuela piega la testa di lato in attesa.
Michela si sporge un po', poi stringe gli occhi per ricordare e d'un tratto dice soltanto:
<<...era il fantasma del Natale passato... o presente... no, non ne sono sicura!>>.
Si morde il labbro e pensa ancora, poi aggiunge <<Ok, non lo ricordo... so che una mattina appena sveglia, ho trovato la busta sul comodino... - riflette - ...ricordo di aver pensato ch'era stato tutto un sogno!>>.

***

La storia non è ancora terminata... prosegue qui!

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Questo post prende spunto da un'idea di Miki Moz.
NOTA: I nomi, i personaggi, i luoghi e gli eventi raccontati sono frutto della fantasia dell'autore, pertanto eventuali riferimenti a fatti e/o persone (laddove non specificato e se già in pertinenza richiesto agli interessati) è puramente casuale. Questo testo è di proprietà dell’autore ed è protetto dalla legge sul diritto d’autore n.633/1941 e successive modifiche. Come da disclaimer presente in "A piedi nudi nel Cafè Littéraire" ne è vietata ogni riproduzione, copia, pubblicazione o redistribuzione totale o parziale previa richiesta all'autore stesso.